Risveglio pigro, domenica mattina. Ma nulla da fare: mi ritrovo in sella senza ben sapere dove andare. Lascio che il giro si delinei man mano che la strada scorre sotto le ruote della Black Pearl.
Direzione Val Tidone, verso Opera e Torrevecchia Pia, proseguendo per S. Cristina. I campi lombardi, con le loro zolle di terra scura, si distendono quasi a perdita d'occhio: la pianura è puntellata di tanto in tanto da antiche cascine contadine e da qualche imponente albero secolare. In queste zone la strada corre inevitabilmente dritta. Solo qualche rotonda a rompere la monotonia. Tutto sommato però lo considero un modo per sgranchirsi un po' e dare del gas in sicurezza, prima di giungere alle prime colline a ridosso del Po. Giro intorno alla rotondina all'ingresso del paese di Castel S. Giovanni e seguo le indicazioni per la Val Tidone. A Borgonovo Val Tidone passo davanti all'imponente porta medievale e girando intorno alla piazza, anzichè voltare a destra per la Val Trebbia, vado dritto e prendo per Pianello Val Tidone.
La strada ha un bel tracciato sinuoso, morbidamente disteso sul dorso delle dolci colline del piacentino. La costante di queste strade, tuttavia, è il fatto che siano frequentemente punteggiate da sconnessioni dovute a cedimenti del terreno su cui si snodano: spesso non sono limitate al bordo della strada, ma pregiudicano la percorribilità dell'intera carreggiata.
Note: meglio mantenere un'andatura moderata, tenere gli occhi sull'asfalto, prestare attenzione ai cartelli che indicano dossi e strada sdrucciolevole. Questo, però, senza dimenticarci che un giro di piacere comporta anche di godersi i bei panorami.
Non passa un'auto che sia una, mentre la SP34 si snoda, anche con qualche tornante, in direzione del Passo Penice.
Intorno solo foreste di alberi spogli, grigi, che spuntano da letti di foglie secche, la cui malinconia contrasta con l'azzurro del cielo e i colori delle colline inondate da un tiepido sole quasi primaverile.
Sbuco sulla strada che, arrivando da Varzi, scende dal Penice verso Bobbio.
La discesa verso Bobbio è molto bella e panoramica: aspetto il punto migliore per fare foto della collina che digrada verso il Trebbia, là in fondo, ma finisce che si scende rapidamente e perdo l'occasione! Tornanti, brevi rettilinei e belle curve per qualche km, per giungere in piazza. Decido di proseguire verso la Liguria: non so se andrò a Genova, ma ho voglia di andare avanti. Nei pressi di Coli il sole si riflette sull'acqua e il riverbero è folgorante.
Da qui inizia il tratto che da Bobbio fino alla costa ligure è il più bello della SS45: tracciato vario e pieno di curve, con a destra il fiume che scorre ora vicino, ora lontano, in fondo a profonde gole, per poi passare a sinistra e di nuovo a destra. Per fortuna in questi primi giorni di Marzo il traffico in generale e quello motociclistico in particolare sono ancora abbastanza scarsi: questo permette di guidare con meno remore e timori di mezzi in senso contrario. I medi della Thruxton sono gradevolissimi, la spinta c'è sempre, il motore è pieno e da soddisfazione. Continuo ad avvertire di quando in quando dei fastidiosi indolenzimenti alla mano destra: una volta rientrato proverò a ruotare il blocchetto destro verso il basso, in modo da non essere costretto a tenere il dorso della mano troppo piegato verso l'alto nell'atto di tirare la leva del freno anteriore. Intanto la Val Trebbia riserva viste spettacolari con le sue valli.
Superato Ottone e le varie indicazioni per la Val d'Aveto, proseguo fino a Montebruno e oltre. La strada, tuttavia, sempre più frequentemente risulta bagnata, e dense nuvole scure finiscono col prendere il posto del sole. Sembra proprio che andare avanti fino alla costa possa riservare solo acqua. Perciò decido che a Laccio, subito dopo Torriglia, prenderò la strada per Busalla: rinuncio a scendere su Genova, ma la strada verso Busalla merita comunque. Poco traffico anche qui e tracciato curvoso, seppur sostanzialmente pianeggiante. Per Busalla sono una ventina di km. Faccio il pieno alla pompa proprio 100 metri a valle del Birrificio, alle porte di Busalla. Compiaciuto registro un consumo di 22 km con 1 litro: 11,87 l. dopo 261,2 km!
Leggo che il piccolo paese di Crocefieschi non è lontano. Decido di salire e quei 7-8 km di strada curvosa e piena di tornanti sono uno spasso!
Foto davanti al cartello d'ingresso del paese natìo di Roberto Pruzzo, indimenticato cannoniere del Genoa e della Roma dello scudetto di Liedholm.
Sono circa le 15 quando do un colpo di telefono a Nessuno13: decidiamo di trovarci a Serravalle Scrivia, per poi bere qualcosa in un bar a Rivanazzano Terme.
Poi lunga coda da Voghera a Pavia, prima di rientrare a casa. sono le 16:30 circa. Giro che sifa tranquillamente partendo con relativa calma al mattino, per rientrare a Milano attorno alle 17, per meno di 400 km. Ecco il link: Val Tidone, Val Trebbia, Busalla, Valle Scrivia
Giro di messaggi venerdì sera: pare che nonostante sia sia ancora a febbraio, le condizioni del tempo siano un'anticipazione di primavera! Ho voglia di fare km: voglio provare come mi trovo con Thruxton sulle lunghe distanze e sulle curve che non siano le rotonde della pianura lombarda!
Con Peo si era d'accordo per andare verso il Lago di Como o il Lago Maggiore, ma un cambio di programma interviene quando Pino ci dice che ha attivato l'assicurazione: finalmente la mette in strada dopo mesi di cortile! Non possiamo non esserci!
Per me e Peo appuntamento ad Abbiategrasso alle 9.30 e via verso Vigevano. Cielo "lombardo", temperatura sui 7 gradi, fiducia che presto uscirà il sole.
Si: le ultme parole famose!! Da Vigevano in avanti, lungo la SP494 ci troviamo immersi in una atmosfera sempre più irreale: compare la nebbia, che si fa via via più fitta, fino ad impedire quasi completamente la visibilità: passo decine di volte il lato del guanto sulla visiera per ripulirla dalle mille goccioline che infastidiscono maledettamente. Senza contare che, essendo acqua sospesa, si bagnano i guanti e il pantalone.
Per fortuna non ho freddo, indosso maglia termica, maglioncino antivento e guanti invernali, ma siamo comunque sui 3-5 gradi: non propriamente quello che ci aspettavamo. Procediamo a velocità molto molto moderata tra le campagne della Lomellina, verso Mortara ed oltre. Arriviamo a Tortona all'appuntamento con Pino.
Davanti a una gradevole cioccolata calda, pensiamo al da farsi: girare in zona non ha senso, visto che tutto è immerso nella nebbia. Decidiamo di andare verso il mare: non è neppure il caso di fare statale. Autostrada verso Ovada e giù verso la Liguria.
Finalmente nei pressi di Masone, dove solitamente si prende una bella sciacquata, comincia a spuntare qualche raggio di sole: sembra poco, ma quel tepore ci cambia completamente lo stato d'animo! Siamo rinfrancati e desiderosi di poter finalmente mettere in pratica i propositi della giornata. La vista del mare, ad Arenzano, è una bella iniezione di buonumore: usciamo e scendiamo verso l'Aurelia. Ormai è ora di pranzo: ci sorbiamo un po' di traffico, ma non ci disturba più di tanto. A Varazze troviamo un posticino sul lungomare e decidiamo di mangiare un boccone.
..ottime trofie al pesto!
Qui sul mare è primavera!!!!
Sono circa le 14:00 quando riprendiamo l'Aurelia. Poco dopo Celle Ligure, ad Albissola, voltiamo a destra, verso nord, per arrampicarci sull'Appennino Ligure. Stavolta abbiamo il favore del sole: finalmente possiamo divertirci un po'!
Lungo la SP334 si sale e finalmente si fanno curve!
Scavalliamo a Giovo Ligure e giungiamo a Sassello. Nei pressi della piazza, voltiamo a sinistra e si prosegue con le tanto agognate curve lungo la SP334.
Ora il paesaggio è decisamente montano, ma col sole è un'altra cosa!
Le 3 moto del giro di oggi..
Anche dopo Sassello ci godiamo la SP334 fino ad Acqui Terme.
Breve sosta per la benzina alla IP del piazzale.
Consumi: metto una nota a futura memoria. Ho rifornito 10,15 litri dopo 234,8 km. Questo vuol dire che la Thruxton ha fatto 23,13 km con 1 litro. Veramente molto interessante a livello di consumi! Con la Bonnie, che ormai aveva raggiunto ottime percorrenze con 1 litro, ero ormai stablizzato in extraurbano tra i 20 e i 22 km/litro. Ma era 865 di cilindrata! Qui abbiamo un 1200 che consuma anche meno!
Tiro le somme definitivamente sul comportamento della moto. Temevo che la posizione di guida potesse affaticarmi sulle percorrenze chilometricamente più importanti, ma non è stato così: nessun fastidio al collo, neppure a velocità sostenute in autostrada; solo un lieve fastidio e indolenzimento occasionale al polso destro, ma niente di insopportabile. Anche sulle curve di montagna si guida molto bene e si rivela molto maneggevole. A questo contribuisce di certo il 17 all'anteriore, ma anche l'assetto dei semimanubri che non è molto esasperato, dopotutto.
Allora.. primo giro di qualche ora nelle uggiose pianure lombarde, con qualche saliscendi: 200 km, oggi....
Le mie prime sensazioni, in attesa di ulteriori test..
La thruxton 1200 si guida proprio bene... sella comoda.. ripresa molto buona con la mappa road, calcio nel culo con la mappa sport... allungo dopo i 6000 notevole.. almeno mi pare: ma essendo in rodaggio non ho tirato troppo le marce.. un po' di on/off.. ma venendo dalle Bonnie niente di nuovo.. rumore bello pieno, mai maleducato.. maneggevole, col 17'.. in pratica puoi entrare in curva anche dopo, rispetto al 19' a cui sono abituato tra Bonnie e Stelviona.. sono una mozzarella perché sento la schiena indolenzita: non ho il fisico.. alle volte mano destra intorpidita, a fine giro anche la sinistra era un po' dolorante... serbatoio con 2 litri meno della bonnie, ma percorrenza simile: quindi consuma meno della media delle bonnie (ma la mia consumava pochissimo, tra 21 e 23 km con un litro negli ultimi 20-25000 km) nonostante sia un 1200. Confido che quando sarà meno legata consumerà anche meno. E confido che mi abituerò alla nuova postura dovuta alle pedane arretrate e ai semi manubri.. anche se non sono esasperati: questo va detto se qualcuno stesse facendoci un pensierino e nutrisse qualche dubbio proprio a causa della posizione.
Piove a dirotto ma dopo aver atteso oltre un mese non vedo l'ora di ritirarla!
Moto nuova.. gomme nuove tutte incerate.. pioggia battente da giorni... guido come se fossi sulle uova per evitare di sdraiarla subito: mappa rain e guida da pensionato! Sulla bonnie avevo dimenticato il telepass, quindi me ne torno sulla SS33 del Sempione invece che sull'autostrada. Alla fine la piazzo in garage: finalmente!!!! Benvenuta a casa, Black Pearl!
Una giornata piovosa di inizio febbraio fa da cornice all'ultimo giro in moto in sella a "La Randagia", la fida Bonneville che mi ha accompagnato da quel marzo 2013, quando la portai a casa da Mestre. Quel giorno sostituiva la Bonneville "Green Panther", che suo (...e mio..) malgrado avevo dovuto "salutare" a ottobre del 2012, malinconicamente acciaccata.
Da quel giorno si era guadagnata la mia fiducia giorno dopo giorno, km dopo km, giro dopo giro. A lungo aveva dovuto sopportare questo nuovo padrone che la considerava comunque come "l'altra", la sostituta della fida prima moto. Con il tempo però mi ha accompagnato fedelmente per quasi 4 anni, in mille viaggi e mille nuove destinazioni, finchè si è ritagliata un suo spazio nelle mie preferenze. Sole e caldo torrido, neve e piogge torrenziali, autostrada e statali che si inerpicavano sui monti più diversi senza mai un problema, si è trasformata in un'affidabile mangiastrade. Non solo in Italia, ma anche in Svizzera, Francia, Spagna e perfino Portogallo ha condiviso avventure e ammirato luoghi e panorami meravigliosi ed indimenticabili, passando dalla livrea nera..
....a quella argentata...
...a quella rossonera senza mai perdere la sua naturale eleganza.
Dopo tanto peregrinare, con 79.500 km nel suo bicilindrico frontemarcia, è stata ancora capace di farmi quello che considero un suo regalo: ha fatto così buona impressione sul concessionario Triumph da permettermi di portare a casa una sua sorella maggiore, una Triumph Thruxton 1200. Quindi, cara "La Randagia", grazie mille per tutte le avventure che hai condiviso con me e per quelle future che affronterò in sella alla nuova Triumph!
Le cronache ci raccontano che al sud fa molto freddo in questi giorni e sta cadendo molta neve. Per quanto anche al nord le temperature siano gelide (oggi siamo intorno a -6 gradi), il cielo si mantiene limpido e sgombro da nubi: impossibile aspettare ancora, anche solo per un giro di qualche ora nelle campagne lombarde. Niente di che da raccontare, se non la soddisfazione di aver finalmente messo in strada le ruote nel 2017 con una giratina di qualche ora verso le campagne del Parco del Ticino, dalle parti di Abbiategrasso. Per la precisione, mi sono spinto nei pressi dell'Abbazia cistercense di Morimondo, risalente addirittura all'anno 1134. Poichè le stradine che portano al piccolo borgo cresciuto intorno all'Abbazia non sono accessibili senza permessi, al parcheggio prendo la discesina e percorro una stradina asfaltata che corre tra i campi. Oggi provo a scattare qualche bella foto alla Randagia..
Tornato sulla via principale, supero l'indicazione per Morimondo e seguo, qualche centinaio di metri più avanti, quella per l'Hotel Morimondo: di qui trovo la via per scendere nei campi circostanti.. Nessuno in giro, men che meno altre motociclette. Il panorama è quello tipico della pianura Lombarda in questa stagione: zolle dei campi e appezzamenti di terreno delimitati da filari di alberi spogli o da piccoli ruscelletti..
Guardando con attenzione la foto si può vedere che, anche se c'è il sole, la temperatura estremamente rigida ha fatto congelare la superficie dell'acqua di questa roggia..
..i colori sono bellissimi.. ricordano alcuni quadri dei preraffaelliti..
Faccio divertire un po' la Randagia nei campi: il freddo rende il fondo sterrato molto duro e compatto..
...il contesto è troppo suggestivo per non immortalarlo. Il cielo è terso come raramente accade e la luce del sole esalta anche i colori della livrea della Bonnie!
E' quasi arrivata agli 80.000 km: 79.427 km e mai una noia, mai un problema. Sempre lodi a queste Triumph!
Temperature intorno a 0°C, ma giornate spettacolari per la limpidezza dell'aria. Non ho resistito a un giro di qualche oretta. Sono saltato in sella alla Stelvio e ho girato un po' a caso. Direzione Sedriano, Ossona, Castano Primo. Lo scenario del Monte Rosa al sole è bellissimo, ma una foto col cellulare non renderebbe l'idea: è troppo lontano. Invece il canale che scorre nei pressi della centrale idroelettrica di Turbigo ha dei riflessi suggestivi.
Un po' vagando, passo sotto Tornavento e prima di Arona me ne vado verso il lago d'Orta. Le montagne si stagliano nettamente sul cielo di un blu che colpisce, e i piccoli borghi affacciati sul lago sono scaldati da un piacevole sole.
Niente altro da dire: poche ore e rientro a casa, ma in questo periodo dell'anno è tanto anche questo. Quindi chi si accontenta gode.. e anche molto! Per godere la leggerezza del piacere basta poco al motociclista che aspetta la primavera, quando tornerà a digerire km e consumare la sella. Per il momento davvero una bella fine d'anno!!
17 dicembre 2016: si va a Revere, vicino Mantova, sul Po, per il pranzo di Natale del Guzzi Stelvio Club.
Almeno una decina di noi arriva in moto, dopo aver attraversato i campi della pianura lombarda imbiancati dal ghiaccio e dalla brina. Atmosfera surreale, che ricorda certe scene da "Il dottor Zivago". Il ghiaccio si forma sul parabrezza della Stelvio e anche sulle braccia, dove non arriva il riparo dall'aria. Eppure, nonostante la temperatura, come dice il cruscotto, resta tutto il giorno sotto 0°C, dove c'è gusto non c'è perdenza ed il bello è trovare tutti i convitati Guzzisti allegri e.. affamati.
Bravo Edoardo a organizzare tutto al meglio: pranzo in riva al Po, tra le nebbie che si alzano solo dopo le 13, su una chiatta del Circolo Canottieri di Revere. Cibo ottimo, ospitalità altrettanto!
Rientro in notturna immerso nella fitta nebbia della A1, ma la giornata è valsa la pena!
Sabato di fine ottobre. Si va verso quella che da parte di molti non è considerato il periodo migliore per girare in moto. Certo, se si considera la minore quantità di ore di luce a disposizione e le condizioni meteo meno favorevoli, non si può dire che sia una convinzione troppo campata in aria.
Tuttavia l'ora legale entrerà in vigore solo domani, le temperature sembrano ancora favorevoli, e le previsioni danno bel tempo. Dunque cominciamo a goderci il presente!
Appuntamento alle 9 in zona Seregno, sulla SS36 Valassina, con Triplepeo e Teotorre.
Aria del mattino "frizzantina": il quadro della Stelvio segna 9°C.
Il Primo problema che si presenta è legato ad un fatto di cronaca, tragica cronaca. Il crollo del cavalcavia sulla SS36 del 28 ottobre 2016 ha purtroppo causato un morto e, tagliando in due l'importante arteria che va da Milano a Lecco all'altezza di Annone, ha reso obbligatorio incanalare tutto il traffico su arterie secondarie della Brianza per aggirare lo sbarramento.
Le tempistiche per arrivare a Lecco e poi a Colico e Chiavenna, che grossomodo sappiamo valutare, vanno riconsiderate. Anche per questa ragione abbiamo a malincuore rinunciato già dal pomeriggio di ieri a fare un tour che ci portasse allo Stelvio (per incontrare Nolmar che sarebbe arrivato dal Veneto) e poi a Livigno: saremmo stati già stretti con i tempi in rapporto alle ore di luce in condizioni normali; con questo ulteriore intoppo i tempi non sarebbero stati quantificabili e avremmo solo viaggiato con l'apprensione delle tabelle di marcia da rispettare.
Dunque con le moto usciamo dalla Valassina nei pressi di Suello e superiamo nelle strade secondarie tutte le lunghe code di auto inchiodate in queste strade periferiche non progettate per questi grandi flussi di traffico.
Nota: personalmente trovo molto più probanti situazioni come queste, quando vado in moto, che lunghe percorrenze su strade tortuose, ma libere. In questi casi, infatti, la fatica fisica è maggiore perchè la moto, in movimento, è molto più leggera che quando va pianissimo; e la fatica derivante dalla concentrazione e dall'attenzione che impone il fitto traffico di automobilisti, spesso distratti (con tutte le conseguenze che questo può avere su chi va in moto), grava non poco.
Comunque rientriamo sulla SS36 poco prima di Lecco e rapidamente percorriamo tutti i lunghi tunnel che portano fino in cima al lago, in zona Colico. Poi proseguiamo oltre il bivio per la Valtellina, verso Chiavenna. Tra Novate Mezzola e Somaggia ci avvolge una fitta nebbia, e la temperatura scende intorno ai 7°C. Niente di drammatico, però siamo un po' delusi: il meteo parlava di sole, ma al momento sembra un'ipotesi molto remota. Proseguiamo, ma poco prima di Chiavenna la sosta da Moreschi è d'obbligo per qualcosa di caldo. Saranno le 11, minuto più minuto meno. Solitamente quando vado in Svizzera acquisto in questo bel forno/bar/pasticceria dei gustosi panini caserecci fatti sul momento con salumi o formaggi locali, così da potermi poi fermare per pranzo dove voglio senza lasciare l'equivalente di almeno 15€ per pranzo in qualche bar oltreconfine.
Ripartiamo dopo un po', piccola, solita colonna sul ponticello a Chiavenna e poi avanti verso la cascata dell'Acqua Fraggia, Piuro e la dogana di Castasegna. Si può dire che da Chiavenna in avanti inizia la giornata motociclistica. La strada prende a salire in maniera molto regolare, con belle curve, ma filanti. Fondo stradale impeccabile. Del resto una delle certezze dei giri in Svizzera sono le ottime condizioni delle strade. Dopo Bregaglia la strada diventa più curvosa e ci si diverte molto. Ovviamente ancora tornanti, ma ampi e arrotondati, con un raggio estremamente guidabile anche per un peso non proprio piuma come la Guzzi Stelvio. La parte finale è invece completamente diversa, anche se bella ugualmente: molto meno filante, con tornanti secchi, dal raggio molto stretto, che non permettono di vedere se scende qualcuno in senso opposto: io preferisco sempre dare un colpo di clacson tanto per far sapere che sto salendo. Diciamo che non è piacevole quando si incappa in autobus o, peggio ancora, autoarticolati che salgono o scendono: non c'è modo di passarli, visto che i tratti dritti tra un tornante e l'altro sono molto brevi e la visuale su chi arriva in direzione opposta quasi nulla. Si deve restare dietro e salire anche ai 20 all'ora.
Forse dal bel video di Peo della salita al Maloja ci si può fare un'idea.
Arriviamo in cima e scolliniamo il passo Maloja.. poi la strada 3 che costeggia il lago di Sils ci porta verso Silvaplana e ci regala scorci meravigliosi.
Si arriva a Sils e alla piccola rotonda si prende a sinistra. La strada s'impenna subito e con tanti tornanti secchi, anche se meno serrati di quelli del Maloja, si sale rapidamente di quota. Si va verso lo Julierpass, quasi 2.300 m. sul livello del mare. Il chioschetto, che in qualche circostanza ho visto ricoperto letteralmente dalla neve, ha già chiuso i battenti: per fortuna però della neve neppure l'ombra. Anzi: la temperatura è estremamente gradevole, 13 °C e un bel sole. Il cielo è limpidissimo.
Abbiamo deciso di fare l'anello che dal Giulia scende a Tiefencastel e risale da Filisur, Bergun fino al passo Albula, per poi ridiscendere su Samedan. La prima parte della lunga discesa verso Tiefencastel è un susseguirsi di tornanti: quando si sale da questo versante è un crescendo fino al passo. Poi rimane molto divertente e rapida, in perfette condizioni. Siccome è più o meno l'una, il lago artificiale di Marmorera coi suoi riflessi ci cattura e ci convince che non c'è posto migliore per consumare i panini comprati a Chiavenna.
Il villaggio a valle dalla diga è avvolto dai colori autunnali.
Alla rotonda alle porte di Tiefencastel prendiamo a sinistra e imbocchiamo la strada del passo Albula. Nella prima parte è abbastanza pianeggiante, c'è anche una zona di lavori: fondo stradale senza asfalto, ma molto compatto. Poi torna a salire, ricordando un po' la parte prima di arrivare ai tornanti del Maloja. A dire il vero mi ha fatto venire in mente anche un'altra salita: quella che da Fontegreca, vicino Venafro, sale sull'altopiano del Matese, tra Molise e Beneventano. Ne parlavo descrivendo il viaggio del giugno 2015 verso la Basilicata. I paesini di Flisur e Bergun sono quanto di più fedele all'immagine del paesino svizzero di montagna possa esserci: casette dai tetti spioventi, il campanile, i balconi coperti di fiori e curatissimi. Li ricordavo molto bene dal giro fatto nel maggio del 2014 con Vecchialenza. Arriviamo in cima all'Albula stando spesso all'ombra, ma la temperatura non è affatto rigida.
Si torna giù. La prima parte della discesa è poco ripida, quasi dritta, e si dipana in una sorta di conca, tra le scoscese, spoglie pendici delle alte cime circostanti.
Ogni tanto mi porto avanti perchè mi piace scattare qualche foto ai miei compagni di viaggio. Queste vengono utili anche per farsi un'idea del tipo di panorama.
Poi si entra nel bosco.
I colori gialli dell'autunno tornano ad accendere il contrasto con il blu del cielo, tersissimo.
Decidiamo di scendere verso Samedan e di fare il Bernina: torneremo a casa dalla Valtellina. Mentre si scende, si gode della bella vista sulla vallata, fino a La Punt Chameuse. Allo stop, a destra verso Samedan e poco più avanti si volta a sinistra per andare verso il Passo Bernina. E proprio qua incrociamo il nostro amico Vecchialenza: dopo tanto tempo ha ripreso in mano la moto per fare un giro. Lui sta girando in senso antiorario e arriva da Livigno.
Quattro chiacchiere, una sigaretta e ci salutiamo: in marcia verso il Bernina.
Là in fondo il ghiacciaio risplende in pieno sole.
La parte da dove si vede il ghiacciaio nella foto sopra è caratterizzata da molte curve continue, con la strada che si snoda in buona pendenza tra i boschi di conifere. Una tregua: spiana per qualche km per poi avventurarsi di nuovo, ma con curve più ampie e, essendo più in quota, fuori dal bosco. Mi è capitato di passare dal Bernina in altri periodi dell'anno (Marzo 2015) ed era tutto ricoperto di neve. Oggi comunque non è così e va benissimo! Si supera l'Hospiz e qualche centinaio di metri più avanti parcheggiamo nei pressi del cartello che indica i 2.330 m. del passo.
La discesa dal Bernina verso Tirano e il confine con l'Italia è bella lunga: inzialmente il paesaggio rimane abbastanza lunare, come tipico di queste zone. Poi scendendo torna ad essere pieno di colori, quelli vivaci gialli e caldi dell'autunno. Prima di entrare in Italia facciamo il pieno di 98ottani: 1,51 franchi. Registro con piacere che dopo 159 km di saliscendi alpini, ad andatura non forsennata, ma neppure da riposo, la Stelvio ha bisogno di 8,44 litri di benzina. Questo significa 18,83 km con 1 litro! Mi piace pensare che il mio impegno ad avere una guida il più dolce e regolare possibile, pennellando le curve quasi in una sorta di esercizio stilistico e non aprendo brutalmente la manetta, anche questo bestione possa essere parco nei consumi. Alla stazione di servizio dalle parti di Brusio mi colpisce questo cartello su un contenitore di prodotto per pulire i vetri "..fuori dagli orari di apertura mettere i soldi nella buca delle lettere..". Un esempio di civiltà eccezionale.
Da qui in avanti sappiamo cosa ci aspetta: passiamo la dogana a Tirano e cerchiamo subito un bar dove prennere un caffè. La lunga fondovalle della Valtellina ci attende, col sole in faccia che scende e il suo traffico. Per fortuna, tuttavia, è soprattutto a salire verso Bormio: probabilmente tutti lasciano le città lombarde per il ponte di Ognissanti e per questo sono incolonnati. A "scendere" verso il lago di Lecco la situazione è accettabile. Breve sosta all'Agip di Mandello del Lario. Siamo intorno alle 18.30 e il sole sta per tramontare: domani a quest'ora sarà già buio!
L'ultimo tratto verso Lecco e poi tutto il traffico è bloccato in colonna per la deviazione dovuta al ponte crollato. Pur non essendo propriamente a bordo di una piccola moto, riesco come gli altri a districarmi tra le auto ferme: grande prestazione della frizione della mia Stelviona! Una rapida occhiata al ponte crollato, mentre tutti i mezzi alla luce delle fotoelettriche sono intenti alle operazioni di rimozione, e poi ci reimmettiamo sulla Valassina, in direzione di Milano. Giornata lunga, quasi 12 ore in giro, ma davvero siamo entusiasti per questo inaspettato dono di fine ottobre: 4 bellissimi passi svizzericon il sole, il caldo e con strade perfette e zero traffico. Non si poteva volere di più! Alla fine la Stelvio va a nanna con 490 km in più e io e i ragazzi con un sorriso da un orecchio all'altro!