domenica 21 novembre 2021

La Salama da sugo a Bondeno con lo Stelvio Club

Partenza con calma al mattino, con una temperatura bella rigida. Del resto in questo periodo bisogna prendere quello che passa il convento. alla fine dei conti lo scopo è quello di passare una bella serata con gli amici del Moto Guzzi Stelvio Club. Sono mesi, forse quasi 1 anno, che si sta pianificando questo incontro, poi rimandato nell'autunno del 2020 a causa della recrudescenza che allora si ebbe nei numeri della pandemia. Finalmente le condizioni sono più favorevoli e non mi perderei per nulla al mondo questa occasione per rivedere tanti amici!
Pochi km sulla Paullese e mi rendo conto che il faro sinistro della Stelvio non funziona. Lo dimostra anche la condensa che si è formata nell'alloggiamento del faro, dovuta al mancato calore della lampadina.
 

So come intevenire per cambiare la lampadina, ma soprattutto... HO LA LAMPADINA DI RICAMBIO! Questo mi rende un po' orgoglioso, a dire il vero: la porto sempre e rendersi conto che essere stati previdenti è servito è sempre una bella sensazione!

Devo armeggiare un po', dietro il faro, sotto il quadro degli strumenti, perchè la posizione non è proprio agevole. E' anche freddo e le mani sono poco sensibili. Alla fine comunque risolvo il problema: gli occhi della Stelvio sono di nuovo due!

Riprendo la mia strada attraverso le pianure padane: non ho fretta e mi piace l'idea di passare anche da Mantova. Nei pressi di Palazzo Te una vecchia locomotiva, ottimamente restaurata dall'Associazione Veneta dei treni storici nel 2009, fa bella mostra di sè.

Memore di alcune immagini di Mantova adagiata sul Mincio, che forse risalgono a quando venni qui in gita scolastica tantissimi anni fa, vado a cercarmi un punto da cui quegli scorci possano essere visibili. Percorro il periplo della piccola penisola al centro dell'ansa e passo il fiume Mincio attraverso il Ponte di S. Giorgio: dalla sponda del Lago Inferiore riesco a fare una foto soddisfacente.

Continuo il mio viaggio lungo la SP482 che mi porta nei pressi del ponte sul Po ad Ostiglia. Decido di passarlo per portare la Stelvio a Revere. Ero stato qui in occasione del pranzo di  Natale 2016 con gli amici Stelvisti, organizzato su un pontone ormeggiato proprio sul fiume. Ecco il centro del paese.

Ed ecco le zone sulle sponde del Po, che erano di pertinenza del circolo canottieri di Revere.

Vista malinconica e suggestiva.

Arrivo e mi sistemo nel B&B che l'amico Igi ha riservato. Faccio un giro del paesino di Bondeno, visito la cattedrale, quattro passi nel centro. Ecco una mappa dei sentieri del Po: molto interessante, per orientarsi, ma anche per prendere spunto per dei giri futuri.

Nel frattempo arrivano Stefanone, da Monfalcone, e via via tutti gli altri: praticamente occupiamo i due bar di Bondeno per gli aperitivi. Grandi risate e tanta allegria per aver finalmente potuto rivederci dopo tanto tempo. Emilio, il Presidente, Alby, Brosima, LMammin addirittura da Bruxelles, CP, Italo e Antonella, Barabba; più tardi arriva anche Beppe, in moto; Dakama, Igi. Sicuramente dimentico qualcuno, ma è del tutto involontario. La serata passa tra risate e battute e un'ottima cena al ristorante Tassi: un'istituzione, qui in zona, per la salama da sugo, una delle specialità locali. Igi ha organizzato tutto meravigliosamente!

Al mattino la sveglia è nella nebbia, quanto di più caratteristico ci possa essere da queste parti e in questa stagione. La temperatura, in combinazione con la grande umidità, non è delle più miti.

In ogni caso, anche perdersi nelle strade di campagna, avvolti nella coltre di nebbia e nei suoni ovattati, ha qualcosa di suggestivo.

Una sosta tra i campi dissodati per sistemare meglio le bottigliette di Amaro Sibillla gentile omaggio di GEM che purtroppo non ha potuto essere presente.

Mi colpisce molto il contrasto tra il marrone scuro della terra e il bianco candido e misterioso  tutto intorno.

Per ora di pranzo sono a destinazione: anche stavolta il freddo non ha impensierito la Stelvio, che ha ormai superato i 135.000 km. Nel primo giro del 2021, a febbraio, nelle Langhe con Peo e Skyblue erano 115.000: siamo a 20.000 km percorsi quest'anno, di cui la grandissima parte da Luglio in avanti. Sono molto soddisfatto.

Quello che mi soddisfa meno sono i consumi, che da un paio di mesi sono tornati ad essere molto rilevanti, attestandosi intorno ai 15 km/L scarsi. Spero sia il freddo, che non aiuta i motori come questo, per di più raffreddati ad aria, ma farò sicuramente qualche verifica in officina alla prima occasione.


sabato 13 novembre 2021

Alla ricerca del sole verso la Raticosa e la Futa

Al mattino il risveglio è pigro e lento: del resto le previsioni non aiutavano a trovare le motivazioni per abbandonare il letto caldo per immergersi nella nebbia della pianura.

La Stelvio però risponde "presente!" quando vado a destarla, in garage. Accondiscendente e fedele, avvia il suo V90 e borbotta felice nell'umidità del mattino. Non so bene dove andrò a parare, ma mi metto in testa di dirigermi verso sud, fiducioso che la nebbia insista solo dalle mie parti. I km passano, ma tutto quel clima ovattato, che avvolge i campi neri e dissodati, non accenna a cambiare. 


Assorto nei miei pensieri (..la moto mi rilassa, per quanto ovviamente resti vigile...) mi ridesto che sono ormai ben oltre Modena! E finalmente la coltre di nuvole si squarcia e la luce comincia a riscaldare l'aria, ma anche lo spirito. Mi riattivo e la testa vaga alla ricerca di un obbiettivo per questa giornata, ora che lo sguardo può spaziare. Decido che sono andato abbastanza avanti da poter dirigere le ruote verso l'Appennino, tra l'Emilia e la Toscana.

Nei pressi di Casalecchio, alle porte di Bologna, mi avvio verso Sasso Marconi e e la statale della Val di Setta, fino a voltare a sinistra dove il traffico si dirada e si può cominciare a godere di un certo respiro. Eccolo, l'Appennino Bolognese! C'è una bellissima luce nel freddo del mattino, ed i colori sono molto nitidi e luminosi!

Belle curve, finalmente, ed arrivo a Monghidoro: ignoravo quale fosse stato il suo nome, in passato: Scaricalasino!

La strada che va verso la Raticosa è deserta: il bello di girare in questo periodo è che c'è pochissimo traffico e si può guidare più rilassati. Raggiungo il Passo della Raticosa.

Un centinaio di metri più avanti, nonostante non abbia incontrato nessuno salendo, è affollato di moto, come di consueto: è uno dei punti di ritrovo dei motociclisti bolognesi e toscani, che sostano prima di rientrare a valle, per prendere qualcosa al bar. Io rallento, ma visto l'affollamento preferisco proseguire: fatto 30, decido di fare 31 e raggiungo il Passo della Futa, qualche km più avanti. Ecco lo storico ristorante, in cima al passo, 200 metri prima della rotonda da cui si scende verso il Mugello.

Proprio il fatto che ci sia la trattoria mi convince a fare sosta e mangiare un boccone. Ci sono in sala alcuni avventori saliti fin quassù. Una rapida scorsa al menù mi fa propendere per quello che viene descritto come la specialità della casa: il pollo fritto. Francamente mi aspettavo qualcosa di più particolare: non mi entusiasma e anche mangiarlo è abbastanza complicato, perchè gli ossicini sono immersi nella pastella e se non si mastica con cautela si rischia di ferirsi la bocca. Ad ogni buon conto, non lascio nulla nel piatto e sono contento di aver messo qualcosa nello stomaco. Non voglio attardarmi troppo perchè le giornate cominciano ad accorciarsi e vorrei evitare di arrivare col buio, specie in questo periodo in cui non è rara la nebbia. Tornando indietro, per qualche ragione sbaglio percorso e prendo a destra, anzichè a sinistra. La strada mi porta verso valle con belle curve, mi godo veramente il tracciato, ma finisco nei pressi di Fontanèlice e seguo per Castel S. Pietro. Esco diverse decine di km a sud di Bologna: anzichè abbreviare, ho allungato di una quarantina di km!

Comunque la vista delle valli da Monghidoro spazia lontanissima, con la luce del pomeriggio che illumina l'Appennino Emiliano/Romagnolo.

Una volta sceso a valle, raggiungo Bologna e faccio benzina a Borgo Panigale, prima di mettermi in A1 e rientrare più svelto. Faccio in tempo a fermarmi a Reggio Emilia in un autogrill che raggiungo proprio appena cadono le prime gocce. Indosso l'antipioggia e proseguo senza grossi problemi. Anche oggi se fosse stato per il meteo sarei dovuto rimanere a casa, ma mi ritrovo ad essere contento della scelta fatta: da 0 km e giornata ad annoiarmi, a quasi 600. Soddisfattissimo!

Ecco qui sotto una schermata del giro che ho fatto: non so essere più preciso perchè le strade le ho prese un po' a caso, come venivano, orientandomi sommariamente col sole e aiutandomi col nome di qualche paese che conoscevo.



sabato 6 novembre 2021

Valcava, Zambla e Presolana a novembre 2021

Genericamente ruote a nord, dove nei pressi di Lecco prendo a destra in direzione di Calolziocorte, località celebre per la presenza del Castello dell'Innominato, di manzoniana memoria. Continuo verso le zone in provincia di Bergamo: SP179 che sale verso Torre de' Busi. In questa stagione in cui si deve cominciare a stare un po' lontano dalle montagne per ragioni legate alle condizioni delle strade, alle temperature, al meteo spesso sfavorevole, le curve in moto diventano quasi un miraggio. Quindi quando si presentano le occasioni, con queste giornate stupende, ogni curva è fonte di godimento doppio! Mentre salgo incrocio due motociclisti che scendono e che mi fanno dei cenni: mi sembra di capire che ci sono problemi di circolazione e tocca tornare indietro. 

In effetti, proseguendo, trovo una serie di auto incolonnate. La strada è abbastanza stretta, quindi non è proprio agevole risalire la coda. Sono tutti fermi e sono scesi dalle auto. Smonto dalla moto e 200 metri più avanti capisco la ragione dell'incolonnamento: c'è il senso alternato per via di alcuni lavori di messa in sicurezza del costone che è tagliato dalla strada. Dopo qualche minuto riceviamo il via libera dagli operai e si riparte. Alcuni tornanti portano a salire di quota abbastanza rapidamente e questo permette di godere di una splendida vista sui laghi di Arlate, Annone e Pusiano. Fanstastiche anche le Alpi innevate sullo sfondo.

La salita verso il Passo di Valcava, a 1.200 metri di altitudine, dura una ventina di minuti (al netto delle soste forzate..) e si raggiunge uno slargo. C'è modo di parcheggiare la moto e, volendo, di mangiare un panino acquistato in un baracchino. Preferisco però fare due passi in salita, sulla collina, dove svetta una gigantesca antenna per telecomunicazioni.

Certo non si può fare a meno di osservarla, ma per fortuna girandosi verso l'altro versante della valle si gode di una meravigliosa vista panoramica: giudicate voi se non merita di restare ad ammirare  questo spettacolo delle montagne bergamasche.

La discesa verso la Valle Imagna e Almenno è lunga e piena di bei tornanti: peccato solo che è in ombra. Visto che ci sono, mi metto in mente di dirigermi verso il Passo Zambla, in direzione di Sedrina, Zogno e Serina sulla SS470 della Val Brembana e la Strada Provinciale 27. Poi inizia la salita e le curve, di nuovo, in direzione di Oltre il Colle. Raggiungo il passo di Zambla con la vista sulle Alpi Orobie Bergamasche. La giornata continua ad essere radiosa, anche se le temperature sono "montane": del resto siamo oltre i 1.200 metri di altitudine.

La discesa dal Passo Zambla è lunga, con molti tornanti secchi e chiusi finchè la SP46 si immette sulla SS671 della Val Seriana nei pressi di Ponte Nossa. Passando da Clusone, la strada sale verso Bratto e con un'altra serie di belle curve arriva al Passo della Presolana. siamo sempre sui 1.200 metri di altitudine.

Devo dire che si è fatta una certa ora e non ho ancora pranzato. Vado un po' in giro per la zona, alla ricrca di una trattoria, ma essendo passata l'ora, anche a Bratto, più a valle, non trovo nulla. Risalgo allora verso il passo e mi faccio bastare un panino col formaggio tipico della valle, con una birra. Quello che mi giova di più è il sole pomeridiano che per una ventina di minuti batte proprio nel punto dove si trova il mio tavolo. Essendo un po' infreddolito, mi tratterrei anche oltre, ma il sole scende dietro il monte. E' tempo di risalire in sella e di tornare a casa. 

Alla fine il giro di oggi è stato pressappoco questo: Passo Valcava-Passo Zambla-Passo della Presolana

Il 790 ha fatto i suoi primi 9.000 km.


domenica 31 ottobre 2021

Salita autunnale allo Stelvio

E' cambiata l'ora, questa domenica mattina: si dorme un'ora in più! Almeno in teoria! Siccome il guzzista alle 6 del mattino, orario nuovo, ha già gli occhi aperti, dopo aver capito che Morfeo non ha nessuna intenzione di riprenderselo decide di saltare in sella alla Stelvio. In questi giorni le previsioni non lasciano molto spazio all'ottimismo, ma ormai da molto tempo ho deciso che non voglio farmi influenzare dal meteo: troppe volte è successo di aver passato delle giornate a rimpiangere di non essere uscito dopo che avevano dato brutto e invece il cielo era più che accettabile!

Mi metto in A4 fino a Seriate e poi, dopo un tratto di tangenziale, mi incanalo sulla SS42 del Tonale. 

Nota: questa è una strada a scorrimento veloce, che sulla carta dovrebbe consentire di raggiungere Edolo da Bergamo in grande rapidità. Tuttavia, anche se si è in moto, nei mesi dalla primavera all'autunno nei fine settimana è sempre intasata da colonne di auto e camper (..e anche da tante moto che rendono il traffico ancora più caotico..) dirette al lago o in montagna, e in inverno è intasata dalle auto di chi va a sciare. Quindi è bene mettere in conto notevoli perdite di tempo.  Questo periodo è, forse, uno dei pochi in cui effettivamente si riesce a percorrerla nei giusti tempi.

Costeggio il lago di Endine: con il cielo coperto e le acque piatte c'è un'atmosfera un po' malinconica, ma molto suggestiva. Perdo alcune occasioni per poter scattare delle belle foto, ma all'ennesimo slargo che trovo a bordo strada accosto per immortalare lo scenario.

Si susseguono numerose gallerie, anche molto lunghe: questo fa certo guadagnare molto tempo rispetto al passato, ma si deve rinunciare ad ammirare ampi tratti della bella Val Camonica. Passo oltre il bivio dove si sale al Passo del Vivione, verso Schilpario: sono stato solo una volta lassù, perdipiù salendo dall'altro versante, quello di Clusone, ma conservo sempre un ricordo molto vivido di quella giornata. Tuttavia non mi è mai tornata la voglia di rifarlo: la discesa verso la Val Camonica è bella, ma trovai la salita dal lato di Clusone molto stretta già a farla con la Bonneville, figuriamoci con la Stelvio con tanto di valigie. Proseguo e la strada diventa anche più piacevole e curvosa già prima di arrivare ad Edolo. Sono in dubbio: vado a destra verso Ponte di Legno e il Passo del Tonale e magari Val di Sole, Val di Non e Passo Mendola? O vado a sinistra? 

Scelgo di andare a sinistra: poi, una volta in Valtellina, vedremo quale direzione prendere. Finalmente curve e salita! La SS39 del Passo dell'Aprica è molto divertente e la Guzzi va su che è una bellezza: mi sorprendo a constatare che sembra ancora meglio della 790ADV come stabilità di percorrenza della traiettoria impostata e come progressività di cambio degli equilibri quando si passa da un lato all'altro. Forse per la prima volta ho percepito di persona il concetto di "anteriore granitico" di cui tante volte ho sentito parlare da amici che hanno la Stelvio: la forcella Marzocchi da 50 è veramente fantastica!

In cima al passo c'è un grande affollamento di vacanzieri: per fortuna non ho incontrato traffico a salire. Qualche minuto perso per dei lavori che prevedono un semaforo e il senso unico alternato e mi avvio per la discesa verso la Valtellina. Si arriva all'innesto di Teglio dopo tanti bei tornanti. Già ora, a fine ottobre, avere la possibilità di goderseli su strade asciutte e pulite è un bel regalo. 

La SS38 dello Stelvio non è per niente trafficata, tranne un piccolo incolonnamento per attraversare Tirano. Poi si allarga e diventa filante e rapida fino a Bormio.

Mentre attraverso Bormio non so ancora dove andare: Livigno vorrebbe dire poi Passo della Forcola e magari Svizzera e Passo Bernina, con rientro da St. Moritz e Passo Maloja verso Chiavenna; S. Caterina Valfurva vorrebbe dire Passo Gavia.

Seguo Livigno e la strada subito si inerpica con belle curve, ma ancora all'interno della parte alta di Bormio. Poi si arriva nei pressi di un tornante: a sinistra si va a Livigno, seguendo il tornante sulla destra si va al Passo dello Stelvio. Pochi istanti, per fare mente locale e cercare la convinzione. Mi va di provarci, perchè è l'ultima occasione di sicuro, per quest'anno: vada per lo Stelvio! Il traffico è praticamente inesistente per lunghi tratti. Di tanto in tanto incrocio i pulmini delle scuole sci e degli sci club diretti verso valle, mentre tutto intorno, sotto un cielo decisamente plumbeo, le foreste sulle pareti delle gole assumono i toni delle colorazioni autunnali. Non ho modo di fermarmi senza che questo possa risultare di intralcio ad altre eventuali vetture che dovessero sopraggiungere, quindi proseguo: ma è bello guardarsi intorno. Salendo, chilometro dopo chilometro, la temperatura si abbassa e gran parte della salita la percorro con 6-7 gradi. Certo, non è prioprio estate, ma tutto sommato si gestisce abbastanza. Ho regolato a metà della potenza le manopole riscaldate, ma indosso ancora i guanti traforati estivi: per ora non avverto disagio.

Dopo qualche chilometro mi trovo a raggiungere un suv e un furgoncino che, naturalmente, mi rallentano, ma non ho alternative: non c'è proprio spazio per sorpassarli tra un tornante e l'altro. A dirla tutta, mi fanno anche un po' comodo perchè lascio che sia la vettura in testa a scoprire eventuali mezzi che impegnano i tornanti scendendo in direzione contraria. Sono tornanti molto chiusi, e non sempre si riesce a vedere se ci sia qualcuno che scende: con una moto pesante, ad andatura molto bassa, se non si fa attenzione si rischia di "stallare" e di doverla appoggiare in terra. Per questa ragione, potendo leggere con debito anticipo qual è la situazione davanti a sè, si può regolare l'andatura, la marcia e la traiettoria migliore per evitare quella antipatica situazione. Mentre l'ascesa continua, entriamo in una nuvola e si vede veramente poco: per fortuna ho le auto davanti a me che si rendono visibili a chi scende. Da questo momento in poi la temperatura scende molto, e si aggira tra 4 e 1 grado: si accende la stellina di neve sul quadro della moto. Al piccolo slargo, nei pressi del bivio tra la Svizzera e lo Stelvio, parcheggio la moto accanto a una camionetta della Guardia di Finanza che fa servizio di sorveglianza. E' il momento buono per cambiare i guanti: l'esperienza mi ha insegnato che è sempre bene averne di ricambio e nella valigia ho un paio di guanti invernali, imbottiti, impermeabili e in pelle. Prima, però, scatto un paio di foto per immortalare il contesto. A sinistra si va verso la Svizzera e il Passo Umbrail.

In direzione della casetta con le finestre azzurre si sale per gli ultimi 2-3 chilometri di tornanti per il passo Stelvio.

Che bel sollievo i guanti invernali!!! Ora si che si sta meglio! Vado dritto, verso lo Stelvio: ci sono, non posso non andarci! Gli ultimi tornanti, passo accanto all'Albergo "Folgore" e raggiungo i 2.757 metri del Passo Stelvio. C'è la neve ammucchiata un po' ovunque e un certo via vai di sciatori che mi guardano con un'aria tra il sorpreso e l'incuriosito

Faccio un po' il punto. Sono più o meno le 13. Tornare indietro può voler dire che al bivio poco più in basso (dove ho fatto la foto prima..) posso andare verso la Svizzera, l'Umbrailpass e l'Ofenpass, per poi passare Zernez e tornare in Italia o dal Bernina, o da St. Moritz e il Passo Maloja e il lago di Como; o posso proseguire dritto, oltre il passo, e discendere dal versante altoatesino verso Merano. In entrambi i casi, c'è molta molta strada per tornare verso casa e bisogna anche fare i conti col tempo a disposizione: le giornate si sono molto accorciate e una cosa è percorrere la parte finale del giro su strade sicure e "urbane", un altro trovarsi nell'incipiente oscurità ancora fuori da contesti popolati. Il passaggio dalla Svizzera probabilmente comporterebbe questo secondo scenario, senza contare che non conosco la situazione meteo dalla parte della val Mustair e dell'Engadina, nè sul Bernina. Sulla base di queste considerazioni, decido che la scelta più saggia è di rimanere in Italia e mi avvio per la discesa altoatesina. 300 metri a valle del passo c'è uno slargo e posso scattare qualche foto. Qui si vedono gli impianti di risalita.

Dall'altro lato invece si ammira la vallata, con i famosi tornanti che si susseguono per chilometri verso Trafoi e Prato allo Stelvio. E' una vista davvero mozzafiato per la sua grandiosità. Non amo particolarmente venire quassù, perchè soprattutto nella bella stagione è pieno di traffico e invece di goderti la guida o il panorama, devi solo pensare a tenere sotto controllo chi ti precede e chi arriva in senso contrario. Invece in questo periodo, se il clima lo consente, il traffico è inesistente e ci si può soffermare su quanto di meraviglioso l'ascesa e il luogo sanno offrire.

La Stelvio snocciola i tornanti uno dopo l'altro. La strada presenta diversi punti dove giunti al tornante, proseguendo dritti, si può parcheggiare in delle piccole piazzole. Vorrei scattare qualche foto, ma non mi sento proprio sicuro a parcheggiare la moto così pesante in una posizione di pendenza che potrebbe implicare un equilibrio precario o uno sforzo eccessivo per raddrizzarla, e senza neppure avere piena visibilità di chi sopraggiunge al tornante. Finalmente trovo uno spazio adatto, con totale visibilità del tornante, e posso sostare e immortalare questi colori meravigliosi.

Continuo la discesa verso Prato allo Stelvio e al bivio seguo le indicazioni per Merano. Ora c'è anche un bel sole. Le coltivazioni di mele che si estendono a  perdita d'occhio sono inondate di luce. Anche la strada, per quanto abbastanza diritta, ha dei bei saliscendi e qualche bella curva ampia per scendere di quota. A Silandro mi fermo per fare benzina e colgo l'occasione per anticipare ad un caro amico che nel giro di  tre quarti d'ora passerò a salutarlo. Non ci vediamo da 2 anni ed è bello rivedere lui e la sua bella famiglia, ammirare la casa, tipicamente altoatesina, ricoperta di bellissimi fiori e immersa nel verde, tra le piantagioni di mele. Chiacchieriamo un po', mi fa assaggiare un ottimo pezzo di strudel e ci salutiamo. Da qui in avanti, sono le 16 passate, devo avere un ritmo più alto e mi tocca mettermi in autostrada. Il rientro dopo 636 chilometri percorsi da stamattina, è nell'oscurità, con la Stelvio che passa anche la soglia dei 134.000. 


Alla fine sono un po' stanco, ma veramente contento: ho fatto probabilmente l'ultimo lungo giro per molti mesi, sono passato da posti meravigliosi, ho rivisto il mio caro amico. What else?

Ecco il percorso della parte di giro interessante di oggi.

Lago di Endine-Edolo-Passo Aprica-Bormio-Passo Stelvio-Trafoi-Merano-Lana

Note sui consumi della Stelvio: da quando ho dovuto sostituire la boccola del collettore dopo il giro in Toscana la moto ha cominciato a consumare davvero molto, come faceva più o meno nello scorso inverno. Dai 17.5-18 km/L che percorreva da ormai molti mesi in qua, ha ricominciato a stare sui 14,5. Nell'ultimo rifornimento fatto in questo giro ha fatto registrare 15,6 km/L: spero sia un segnale che la centralina sta pian piano riparametrando i valori dopo che la guarnizione saltata li aveva sballati. altrimenti avrei un problema da considerare, visti anche i costi del carburante, di questi tempi.

Note sul costo della benzina: ormai da diversi mesi il costo della benzina verde sale costantemente. Ormai siamo tra 1,74-1,79 € al litro al self (in Alto Adige 1,81€/L), ma in autostrada siamo mediamente intorno a 1,90€ al litro (sempre self).

domenica 17 ottobre 2021

Metà Ottobre e ancora Toscana!

Di nuovo in viaggio!

Con Nolmar appuntamento ancora a Cantagallo, sulla A1. Rispetto all'ultima volta è passato 1 mese e le giornate si sono accorciate abbastanza: le divagazioni che ci eravamo permessi a Settembre questa volta non sono possibili. Prendiamo la parte panoramica del valico appenninico. Si va che è una meraviglia: traffico praticamente nullo. Tuttavia vanno registrati molti lavori in corso che costringono a continui cambi di corsia. Una volta discesi verso il punto in cui si ricongiungono la panoramica e la direttissima, ci troviamo incolonnati dietro decine di mezzi pesanti. Per fortuna l'uscita di Barberino del Mugello è prossima: un rapido cenno di intesa e si lascia l'A1 nei pressi del grosso outlet che da qualche anno hanno costruito nella zona. Sempre bello costeggiare il Lago di Bilancino: la strada è larga e permette di sorpassare agevolmente le auto incolonnate. Prima di arrivare a S. Piero a Sieve voltiamo a destra, immettendoci sulla SS65 della Futa che scende dall'appennino. Si va in direzione di Firenze lambendo Vaglia, Pratolino e La Lastra. Siamo ormai alle porte della "granata Fiore" di dantesca memoria: di fatto ci troviamo nel bel mezzo del traffico cittadino, scendendo sui viali di circonvallazione per un bel tratto. Non è mai gradevole trovarsi nel traffico di una grande città, anche se abbiamo esperienza di Atene, Palermo, Napoli, solo per citarne alcune. Il traffico è molto congestionato e le viette che ci troviamo a percorrere non permettono di procedere con rapidità e di infilarsi tra le auto. Ad ogni buon conto, armati di sana pazienza, raggiungiamo il grosso svincolo nei pressi di Firenze Sud dopo essere passati sotto  Piazzale Michelangiolo: nei pressi di Ponte a Ema prendiamo la SR222 "Chiantigiana", da Grassina in giù verso Strada in Chianti. Ormai siamo sul fare del tramonto e da quando imbocchiamo la strada verso S. Polo in Chianti si viaggia nel buio della sera. Per fortuna, pur essendoci poco traffico, non si ha la sensazione di correre proprio isolati nelle campagne: la mia apprensione è data essenzialmente dal timore di incontrare animali selvatici. Nemmeno a farlo apposta: prima a bordo strada la carcassa di un cinghiale quasi tagliato a metà, probabilmente a seguito dell'impatto con un'auto; poi un altro cinghiale, questa volta vivo e vegeto, che ha attraversato pochi secondi prima che sopraggiungessimo noi, si rifugia nella boscaglia, non prima che il mio sguardo lo abbia seguito mentre scompare arrampicandosi sull'argine di terra alla mia destra. Non lascio che questo mi deconcentri e continuo a prestare attenzione alla strada illuminata dai fari della Stelvio. L'ultimo tratto sulla SR69 da Figline Valdarno a Montevarchi è più rilassante: di fatto è un tratto di statale urbana. Sono ormai le 19 passate quando raggiungiamo l'hotel. Ci sistemiamo e sento Noisy: è in zona Figline a girare in moto e sarebbe stato bello poterci rivedere davanti a una birra dopo una vita, ma il ritardo accumulato ci costringe a rimandare alla prossima occasione.

Serata che trascorriamo a cena in un ottimo ristorante di Montevarchi: prenotato in anticipo da Nolmar. Anche questa volta non abbiamo avuto a pentircene!

Al mattino l'aria comincia ad essere freschina, se non addiritttura fredda: quindi risveglio con calma, colazione e si programma il percorso. Abbiamo tutto il giorno per andarcene in giro in una delle zone più belle della Toscana! E la giornata è bellissima!

Da Montevarchi raggiungere il Chianti è veramente comodo: appena si esce dalla circonvallazione iniziano subito le colline e si scalda subito il feeling con le curve, peraltro in un contesto panoramico meraviglioso: siamo già carichi e non abbiamo fatto neppure 10 km! Cavriglia e SR429 per Radda in Chianti: rotonda subito dopo il benzinaio e su verso la piazza del paese, per poi ridiscendere e proseguire in direzione di Castellina. A dirla così si fa facile, ma la strada... la strada, ragazzi, è un godimento continuo: non si fa che pennellare le curve e sentire il motore che gira "tondo", mentre intorno il sole accarezza queste colline stupende, ricoperte di vigne e di ulivi, con muretti a secco e casali di pietra dai colori chiari. Aggiungiamoci che il traffico è praticamente inesistente e il fondo stradale è perfetto, e si capisce che ci sembra di essere in una specie di nirvana a due ruote!! 

Immancabile la foto a Castellina con il Gallo nero, simbolo del Chianti: che vista si gode verso la valle! 


Poi si continua sulla SR22 Chiantigiana verso sud. 


Passiamo "sotto" Siena e scendiamo lungo la SS2 Cassia che costeggia la valle del torrente Arbia: Isola d'Arbia, Monteroni d'Arbia, Ponte d'Arbia, fino a passare Buonconvento, con il colorito mercato a ridosso delle mura. Siamo in pianura, comunque gradevole, ma non passa molto che riprende "la giostra": si sale verso Montalcino, tra vigneti a perdita d'occhio. 



Proseguiamo ancora sulla SR55 e raggiungiamo l'Abbazia di S. Antimo, circondata dai cipressi e illuminata dal sole del mezzogiorno. 


Bellissimo il giardino di piante officinali, situato in un piccolo chiostro.


Anche gli interni, con il grande soffitto in travi di legno, sono molto suggestivi.


Dopo qualche ora in sella è un bel "premio", e quindi ci concediamo ancora qualche minuto per passeggiare nel prato che circonda l'abbazia, dalla parte dell'abside.

E' il momento di ripartire: direzione Monte Amiata (il piccolo borgo, non il monte!), Poggio Rosa e la Val d'Orcia: bellissimo il bastione di Castiglione, che si erge imponente a dominare la valle! Poi arriviamo al bivio per Bagno Vignoni: la tentazione di andare a sinistra c'è, ma per fortuna siamo già stati in passato a visitarla e quindi possiamo accontentare lo stomaco che ha cominciato a brontolare: si va verso S. Quirico d'Orcia. E non a caso!!!! C'è il Ristorante Garibaldi, che conosciamo da tempo e dove nemmeno un mese fa abbiamo potuto apprezzare la cucina. 


Dove mangiare: dovete fermarvi qui per pranzo!!! Ristorante Il Garibaldi, S. Quirico d'Orcia 

Benzina, un paio di caffè e si riparte: si risale dalla Val d'Orcia, lasciamo la Cassia a Torrenieri e in direzione di S. Giovanni d'Asso, Asciano e Rapolano ci immergiamo completamente per chilometri nei colori caldi delle Crete Senesi. Ma che meraviglia!!! 


Guidare in questo contesto regala sensazioni difficilmente descrivibili se non le si è provate almeno una volta. 


I campi dissodati, il colore giallo chiaro, i filari di cipressi sui poggi, con i casali in pietra sulla sommità: quanto di più toscano possa esserci! 


 

Appena mi rimetto in marcia dopo la sosta, la Stelvio comincia a fare i capricci: il motore va benissimo, ma deve essersi rovinata la guarnizione che si trova nel punto di giunzione dei collettori: passa aria e il V90 della Guzzi quando sono in rilascio ricorda un F104! Dopo qualche km imparo a gestire i giri in modo che il rumore non sia troppo molesto: la centralina ci mette del suo riparametrando qualcosa nel rapporto stechiometrico e tutto sommato, fastidio e consumi aumentati a parte, nessun problema.

Quello che davvero conta è che rientriamo a destinazione appagati da tanto spettacolo naturale e super felici per aver trascorso una giornata in sella su alcuni dei tracciati più belli che esistano: poco traffico, temperatura ideale, fondi stradali impeccabili.

Siamo pronti per bissare la cena da Daniele e Riccardo, a Montevarchi: il titolare ci accoglie con il sorriso, e ci tratta meravigliosamente: degna conclusione di una giornata fantastica, che diventa ancora più perfetta con la clamorosa vittoria in rimonta del Milan contro l'Hellas: 3-2 dopo essere stati sotto 0-2!

Ecco il percorso di oggi:

Chianti-Val d'Orcia-Crete Senesi

Dove dormire: consigliatissimo l'Hotel Valdarno a Montevarchi. Posizione strategica: in 5 minuti si è subito sulla strada curvosa per il Chianti. Rapporto qualità prezzo ottimo, garage coperto disponibile, proprietari gentilissimi.

Dove cenare: ci siamo trovati ottimamente al Ristorante Daniele e Riccardo: cucina con ingredienti di qualità, ricercata il giusto, e simpatia dei proprietari. Unica accortezza: prenotate, perchè abbiamo visto arrivare gente che è stata mandata indietro.

All'indomani si riparte, concedendoci due altri grandissimi regali. Il primo: la strada che, come ieri, da Montevarchi ci porta verso Cavriglia, Radda e Castellina dove, voltando a destra (ieri avevamo voltato  a sinistra), si prosegue verso Poggibonsi sulla SR429 per Cedda: da urlo! Questi ultimi 18 km pazzeschi: li percorriamo rilassati e allo stesso tempo esaltati da quanto è favoloso godersi questi posti quando si è abituati a tante "stradacce", perdipiù trafficate. Qui pochissimo traffico, 20 gradi e un contesto naturale che amplifica il godimento motociclistico. 

Consiglio sul percorso: da Castellina prendere la SP130 e SR429 per Cedda, e non in direzione di La Strolla

MONTEVARCHI-CASTELLINA-POGGIBONSI (55 KM da urlo!) 

La cosa bellissima di queste strade è il tracciato che segue l'orografia molto dolce e pertanto si snoda con curve e tornanti dal raggio perfetto e tondo, spesso anche in sequenza e in contropendenza, che consentono di guidare con una scorrevolezza e una progressività ideali. Capisco che sono concetti da motociclista, che forse poco interessano a chi è abituato all'auto, ma uno degli scopi di questo blog è anche quello di attirare l'attenzione di chi va in moto con spunti e suggestioni che spingano a partire per questi posti meravigliosi.

Il secondo regalo è la SS64 Porrettana che prendiamo da Pistoia e che ci porta con una bella salita dalle curve perfette su fino al passo, da cui la vista spazia su tutta la pianura pistoiese, punteggiata di vivai. Pranziamo ottimamamente al passo e riprendiamo la strada verso Bologna.

Dove mangiare: se siete sulla Porrettana a ora di pranzo, una sosta al Ristorante Il Signorino è consigliatissima!

Perdiamo del tempo per un lungo semaforo che alterna la circolazione poco dopo il ristorante, ma poi la Porrettana scorre via veloce e anche divertente. Facciamo benzina e con Nolmar ci lasciamo alle porte di Bologna, prima di iniziare l'ultima tratta del viaggio, in A1, verso casa. 

Anche stavolta un'uscita "cotta e mangiata", messa in piedi in quattro e quattro otto, che ci ha regalato suggestioni ed emozioni fantastiche!

E la Stelvio arriva diligentemente alle soglie dei 133.000 km!

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