sabato 9 maggio 2026

in giro per l'Appennino Piacentino e Ligure

Partenza con calma e appuntamento con Bond al benzinaio dalle parti di Locate Triulzi. Grande evento. La giornata promette bene: non è freschetto, ma neppure caldo. Ci avviamo sulla statale della Val Tidone attraversando i campi allagati della bassa Lodigiana, dove gli aironi zampettano elegantemente. Il traffico iniziale si dirada prima ancora di arrivare a Torrevecchia Pia: da lì in poi si va liberi. Passiamo il Po a Pieve di Porto Morone e continuiamo verso Castel S. Giovanni. Anzichè girare alla 1° rotonda in direzione della Val Trebbia, proseguiamo seguendo per Borgonovo Val Tidone. Aggiriamo il castello e anche qui evitiamo di andare a sinistra per la Val Trebbia: andiamo avanti e seguiamo per Pianello Val Tidone. E' qui che voltiamo a destra per la Strada Provinciale 60, in direzione di Azzano. 

    Breve sosta per rifornire
 

Al benzinaio una scena abbastanza comica: davanti a me un tipo con un GS adventure 1300 nuovo di pacca mi precede per rifornire. La sua sosta si prolunga un bel po' e io là, in attesa dopo di lui. Dopo qualche minuto vedo che rinuncia, spinge avanti al moto e mi fa cenno di procedere io a fare benzina. Ringrazio. Solo dopo mi accorgo che ha chiesto al compagno di giro, che ha un GS 1250, di aiutarlo a capire come si apre il tappo del serbatoio perchè lui non ne ha la minima idea. Dentro di me non so se ridere o piangere. Vabbè. Da questo punto in avanti iniziano le curve e i saliscendi e la guida si fa divertente. Il traffico è praticamente nullo. In compenso, essendo strade meno battute, c'è un discreto via vai di ciclisti. Tuttavia, ci rispettiamo a  vicenda e nessuno ha problemi. Dopo Azzano, seguiamo a destra per Strada Provinciale 65, che porta al Passo Caldarola. 

Anche qui: solo biciclette e vista a perdita d'occhio sulle colline circostanti.



In cima al passo prendiamo a destra per la SP68 che ci porta verso Bobbiano. Sullo sfondo, la sagoma della Pietra Parcellara. 

Poco più avanti passeremo accanto alla Pietra Perduca, con la sua chiesetta arroccata. La vista sulla Val Trebbia è fantastica: abituato al quotidiano orizzonte chiuso, quando ho modo di lanciare lo sguardo a perdita d'occhio avverto in pieno il senso di libertà.

Raggiungiamo Travo (strada in discesa ancora fantastica, oltre che deserta!!!!) e andiamo avanti percorrendo il ponte sul fiume Trebbia. A questo punto, una volta sbucati sulla statale 45 della Val Trebbia con una breve salita, torniamo un po' indietro, andando a sinistra. Il nostro intento è quello di evitare la Val Trebbia, che al sabato, nella bella stagione, è sempre super trafficata e affollata da tante moto. Preferiamo spostarci nella valle "accanto", la Val Nure. Ci arriviamo salendo da Rivergaro con la Strada Provinciale 55 che sbuca esattamente in prossimità del ponte di Ponte dell'Olio. Tra l'altro, la strada è molto divertente e godibile: quindi non ci perdiamo proprio nulla. Da Ponte dell'Olio raggiungiamo Bettola, costeggiando il fiume Nure con una strada che scorre abbastanza dritta e rapida, con qualche estemporaneo saliscendi. A Bettola passiamo il ponte sul fiume e ci fermiamo per fare un po' il punto della situazione. Decidiamo di proseguire sulla strada Statale 654 della Val Nure. Da questo punto la strada torna ad essere divertente e curvosa. Anche il fondo stradale è ben tenuto e quindi ci possiamo godere la guida al 100%. Raggiungiamo Farini e ripassiamo il fiume sul ponte appena dopo il paese. Continua il bell'andare tra saliscendi e curve guidate. Si conferma il traffico nullo! Da Ferriere in poi la strada si fa ancora più montana e anche il tracciato diventa più tortuoso: resta, però, estremamente divertente. In sequenza, il Passo Zovallo prima..

...e, poco più avanti, il Passo del Tomarlo, che ci porta in Liguria.


Sullo sfondo il cielo sembra più scuro. Per ora, tuttavia, le condizioni sono perfette per girare: in cima al passo la temperatura è abbastanza freschetta, per via di un leggero venticello, e le giacche di pelle che indossiamo si rivelano perfette per tenerci al caldo. Durante la discesa un capriolo, un centinaio di metri davanti a noi, attraversa la strada e si inerpica sulla sponda ripida, per poi sparire nel bosco. Affascinante!

Altro divertimento fino a raggiungere S. Stefano d'Aveto, dove ci fermiamo per mettere qualcosa sotto i denti. Nel frattempo scrutiamo il cielo, che comincia a diventare scuro proprio nella direzione in cui dobbiamo andare. Non vogliamo percorrere la strada a ritroso, così proseguiamo verso Rezzoaglio dove, con una curva secca a V, prendiamo al SS586 della Val D'Aveto. Lungo tratto in discesa, tra i boschi, finchè un cartello ci segnala che più avanti, nei pressi della diga di Boschi, la strada è interrotta. Dobbiamo per forza voltare a sinistra, seguendo le indicazioni per Vicosporano. E' la Strada Provinciale 72 di Alpepiana. È abbastanza stretta e tortuosa, ma davvero ben tenuta: si passa il fiume superando il ponte Principe sull'Aveto e ci si inerpica tra i boschi. Non c'è anima viva: fantastico. Si sale e si va avanti passando da Alpepiana, Vicomezzano e Vicosoprano, mentre di tanto in tanto da alcune curve si può vedere il panorama di tutti i monti circostanti. Intanto, quel cielo nero e minaccioso che avevamo notato, ha iniziato a scaricare pioggia: niente di torrenziale, ma contribuisce a rendere il tutto ancora più suggestivo e "avventuroso" essendo, queste, contrade nuove e mai percorse. La pioggia cade, ma non disturba più di tanto. Per fortuna non fa freddo. Solo una breve sosta sotto l'acqua per spostare il cellulare e i documenti dalle tasche alla borsa da serbatoio impermeabile: per questa ragione non ci sono foto di questi momenti. In alcuni punti le frane hanno rovinato l'asfalto e quindi la strada, pur riaperta, presenta dei tratti in sterrato. Ma nessun problema. Proseguiamo attraverso il bosco e poi, con una lunga discesa e tanti tornanti, raggiungiamo Ottone. Ci reimmettiamo sulla SS45 della Val Trebbia. E qui il traffico si fa più intenso: tante moto, anche auto, e diverse interruzioni per lavori: semafori che cadenzano il senso alternato in più punti. In compenso, ha quasi smesso di piovere e la temperatura mite ci ha asciugato i giubbotti di pelle. Perfetto. Le curve continuano a susseguirsi, con le gole del Trebbia alla nostra destra e poi alla nostra sinistra, dopo Marsaglia. In alto, sul cucuzzolo, la chiesetta di Brugnello domina la gola sull'ansa del fiume. Passiamo sotto a Bobbio e, con andatura spedita visto che ora la strada statale si allarga ed è meno tortuosa, raggiungiamo la tangenziale di Piacenza, per fare rientro a casa.

Alla fine per la Stelvio sono poco più di 350 km, ma davvero di grande qualità: strade nuove e nessun fastidio di traffico. Gran bel ritorno on the road per Bond e la sua Ninety Scrambler: replicheremo sicuramente!


Ecco la mappa gpx del giro di oggi: Val Tidone, Val Nure, Val d'Aveto e Val Trebbia 


 

 

sabato 25 aprile 2026

Liberazione, tra Appennino Emiliano e Versilia

Pomeriggio del venerdì, la festa della Liberazione che incombe, ma che quest'anno non regala "ponti" a lavoro, il salone del mobile che imperversa (ora lo chiamano Design Week, perchè vuoi mettere la banalità di un nome in italiano quando puoi usare una lingua basica come l'inglese per creare facilmente un "tag" internazionale???): prima di andare fuori di testa è meglio organizzare la mia personale liberazione.. "Organizzare": parola grossa. Qui di organizzato non c'è proprio niente: solo voglia di andare. Rincaso, prendo il rullo Enduristan, ci metto dentro l'occorrente per restare fuori e lo fisso con un paio di tiranti sulla Stelvio.
Non voglio pensieri, non voglio pensare al traffico: via anche le valigie rigide (non che servono per star via per così poco - ci mancherebbe!! - ma io le tengo spesso su perchè penso sempre che possano darmi protezione se vado giù..) che potrebbero impedirmi di divincolarmi tra le auto in coda. Parto e non so nemmeno se andare a sud o a nord. Nord? Potrebbe essere suggestivo arrivare verso Merano, ma vorrebbe dire farsi diverse ore di autostrada e non ne ho voglia.. Sud: la Toscana.. che per arrivarci magari si possono fare delle curvette. E vada per la Toscana. Il pomeriggio è caldo e c'è una bellissima luce: mi allontano da Mordor con inaspettata rapidità. Mentre penso alla zona del Chianti o a alla zona di Siena, un cartello mi indica SS62 della Cisa. Il pensiero va rapido alle curve.. e allora via, verso ovest, e da Fornovo comincio ad inerpicarmi per la vecchia statale della Cisa. Verso il sole, con panorami incredibilmente limpidi e il verde dei campi nel pieno della primavera!
 

Curva dopo curva, senza alcun accenno di traffico, la Stelvio si arrampica e segue le traiettorie, su un fondo stradale insperatamente impeccabile, per lunghi tratti rimesso a nuovo. Passo dal baretto al curvone, come di consueto pieno di moto parcheggiate, e si va avanti. Non ho voglia di perdere tempo: voglio godermi la strada, anche se con tutte queste ore di luce il tempo non manca. Temperatura ideale, sui 22 gradi: si sta proprio bene! Passo Berceto e la strada continua ancora a salire.
 
    La Stelvio al Passo della Cisa
 
Continuano gli scorci sull'Appennino tosco-emiliano, mentre inizia la lunga discesa verso Pontremoli. Di tanto in tanto a destra si scorgono i viadotti dell'autostrada, che corre lungo la vallata, finchè a Pontremoli la strada inizia a costeggiare il fiume Magra, col suo ampio letto. Proseguo verso Filattiera (anni fa avevamo dormito al Podere Magajana, facendo sosta per un viaggio verso sud) e la Lunigiana, finchè è tempo di fare benzina ad Aulla. 
 
Commento pro futuro: in partenza avevo fatto benzina a €1,66.. qui faccio il pieno a €1,71.. i prezzi in questa zona sono leggermente più alti, intorno a €1,74. Sono counque in calo rispetto a una decina di giorni fa, quando la crisi di Hormuz era al suo apice.
 
Faccio anche il punto della situazione. Non avevo definito una meta, ma ora è tempo di fare una pensata anche a dove dormire. La suggestione e i tempi a disposizione dicono Versilia. Chiamo un alberghetto a Marina di Pietrasanta e mi tolgo il pensiero. Ora si guida tra i centri abitati: S. Stefano di Magra, Sarzana e poi "mi butto" sul versante costiero. Una lunga strada dritta da Marina di Massa in poi. A sinistra le Apuane, illuminate dal sole che sta sul mare; a destra, tutti gli stabilimenti della Versilia: si susseguono senza sosta, ma sono così grandi e con così tante infrastrutture da non consentire di vedere la spiaggia, se non per qualche brevissimo tratto. Poi cominciano le ville, bellissime, i cui pini e le cui siepi le ammantano di riservatezza.
 
     Il lunghissimo viale costiero della Versilia
 
Mi sistemo in albergo. Sono quasi le 20 e il mio stato d'animo è già leggero: sto trovando l'evasione che cercavo. Una rinfrescata, la cena e un giretto per sgranchirmi dopo le ore in sella. Quanto si sta bene!
 
    Echi di "Sapore di mare" e anni '60: altro che la cafonaggine arricchita del Twiga.
 
Dove alloggiare: io mi sono trovato bene in questo piccolo albergo, nell'interno rispetto al lungomare di Marina di Pietrasanta. Molto tranquillo, con un cortiletto chiuso dove parcheggiare agevolmente (..e gratuitamente!) la moto, possibilità di cenare. Stanza un po' piccolina, ma pulita e a prezzo assolutamente vantaggioso rispetto a quello degli altri alberghi presi in esame. Hotel Crystal, Marina di Pietrasanta.
 
Prima di andare a dormire ipotizzo 2 opzioni: verso sud, fino al grossetano per poi risalire dalla Val d'Orcia e Crete e dormire da qualche parte tra Valdarno, Chianti o Val d'Elsa.. oppure risalire verso l'interno e tornare verso l'Emilia, facendo strade più tortuose e salendo dai passi appenninici.
Ci dormo sopra.
Al mattino del 25 aprile un bellissimo sole illumina la costa e il dado è tratto: risalgo dagli Appennini. La Toscana a sud la lascio per le prossime occasioni e oggi faccio qualcosa di meno scontato.
Mi porto verso l'interno e salgo verso Camaiore. Poi S. Martino in Freddana e Piegaio Basso, per poi andare verso Roncato e la SS12 dell'Abetone e del Brennero. Questo tratto, pur breve, è piacevolissimo e con tante belle curve, senza il minimo accenno di traffico. Poi, siccome da un bel po' mancavo da queste zone che invece, per un periodo, erano state di frequente passaggio per i nostri giri, mi allungo sulla sponda meridionale del Serchio per ammirare l'antico Ponte della Maddalena (detto anche "ponte del diavolo") di Borgo a Mozzano.
 

Proseguo e passando per Ponte a Serraglio e Bagni di Lucca mi tornano in mente tante immagini di precedenti viaggi in cui questa zona era diventata quasi abituale. La statale del Brennero risale il torrente Lima dipanandosi in un percorso sinuoso e sempre piacevole. Continuo a stupirmi per il traffico praticamente inesistente. Qualche moto, ma sono viaggiatori: non gente del posto. Raggiungo un altro posto che mi è rimasto impresso nella memoria: la Lima. Qui nel viaggio del 2011 insieme a Vecchialenza avevamo incontrato l'amico Gianluca, in arrivo da Pisa.
 

     La Lima: il bivio che sale all'Abetone.
 
La SS12 prosegue verso l'Abetone. Fantastico: sullo sfondo le montagne, sempre più alte, con alcuni spruzzi della neve caduta copiosa sull'Appennino ad inizio Aprile. Si sale tra i boschi e i tornanti, in un'atmosfera davvero suggestiva. Pochissime moto (la salita da Pistoia, motociclisticamente favolosa, è molto più affollata e più esasperata), ciclisti che si cimentano con le pendenze, andatura adeguata e tranquilla per godersi il momento. Temperatura sui 20 gradi: meglio di così non si potrebbe! 
Faccio da battistrada ad altre 2 moto che salgono dietro di me e in cima, nel piazzale, ci sono diversi motociclisti, anche stranieri, che fanno foto ricordo. Per fortuna, niente al confronto dell'affollamento di certi passi alpini o appenninici (vedi Futa e Raticosa, o Dolomiti, tanto per dirne solo alcuni). 
 

 
Riprendo la strada che scende verso Pievepelago. Tante curve, a un bel ritmo sostenibile e tranquillo, e un piacere costante e spensierato. Seguo le indicazioni per il Passo delle Radici, sempre con i 2 motociclisti dell'Abetone che, evidentemente, gradiscono il mio passo.
 
    
Strano a dirsi, ma non ero mai stato al Passo delle Radici
 
    Si ripassa dall'Emilia alla Toscana, rientrando in Garfagnana
 
Volto a sinistra, per salire ancora. E la scelta si rivela quella giusta: appena qualche curva e poi raggiungo un punto dove si scavalla e si apre la vista sulla Garfagnana. Fantastico! Viene proprio da pensa re che l'Italia è uno scrigno di bellezze di ogni genere (paesaggistiche ed artistiche, per tacere del resto) concentrato in un fazzoletto.
 


Uno scenario grandioso ed inaspettato, prima di scendere con la SP71 verso S. Pellegrino in Alpe. Si sbuca in una piazzetta dove ci sono tante moto parcheggiate e i tavolini all'aperto. Subito dopo aver passato questa piazzetta la discesa diventa molto ripida e ci sono alcune serie di tornanti chiusi e molto stretti, molto ravvicinati: per fortuna non salivano macchine da sotto. Tutto si fa, per carità, ma mi ritrovo a pensare di essere contento di aver scelto di rimuovere le valigie alla Stelvio: ne guadagno in traiettorie e spazi di manovra per curvare! La discesa è estremamente panoramica fino a Castelnuovo di Garfagnana, dove mi immetto sulla provonciale in direzione di Piazza al Serchio. Qui ci sono tante curve e pochi spazi per levarsi di torno i veicoli più lenti: in altre occasioni questo mi aveva tolto il piacere di fare questa strada. Questa volta però il traffico è poco e qualche spazio in più c'è. A Piazza al Serchio prendo a destra, seguendo le indicazioni per il Passo di Pradarena. 
 
 
Altra strada senza nessuno!!! Mi compiaccio dentro di me per la scelta del percorso: di sabato, con la bella stagione, le strade sono spesso ostaggio del traffico e anche, seppur senza farne una malattia, di motociclisti poco disciplinati. Finora sono riuscito ad evitare tutto questo! Fondo stradale impeccabile e panorami che a tratti ricordano alcune strade dolomitiche.
 


L'ultima volta che ero stato al Passo di Pradarena ero con gli amici del Forum Guzzi Stelvio e c'era la neve. Soprattutto, però, c'era con noi anche Alessandro CP: questo renderà sempre il ricordo di questo passo indelebile.
 

    Sarai sempre in giro con noi, Ale

Siccome ho un certo languorino, mi fermo per una breve sosta e per mangiare un panino nel bosco vicino al rifugio.


Passo anche da Ligonchio, il paese della mitica Iva Zanicchi!

 

A sensazione avrei detto che raggiungere Castelnovo ne' monti dal Pradarena sarebbe stata più breve. Invece mi sembra un bel po' di strada. Supero anche Villa Minozzo e in lontananza, mentre guido nella più totale solitudine, si vede la Pietra di Bismantova, che Dante rende immortale nella Divina Commedia paragonandola alla salita del Purgatorio.

Finisco con il passarci proprio sotto. Proseguo cercando di tenermi il più a nord possibile, in modo da rientrare sulla direttrice principale non già a Reggio Emilia, ma più su, in zona Parma. Questo abbrevierà il tratto finale di "pallostrazio", riducendolo ad 1 sola oretta scarsa. Infatti, sempre trotterellando tra gli stabilimenti delle piccole aziende casearie del Parmigiano Reggiano, scendo verso Vetto e passo il fiume Enza. Di qui, ancora verso Neviano degli Arduini (strada ancora piacevolissima!!) ed oltre il torrente Parma, per raggiungere Langhirano, una delle zone di eccellenza alimentare con il suo prosciutto noto in tutto il mondo. Un ultima suggestione, regalata dal castello di Torrechiara.

Poco più di 24 ore dalla partenza al rientro. Eppure nel mezzo ci sono stati talmente tanti cambi di contesto, talmente tante strade e curve, talmente tanti pensieri e suggestioni, da aver staccato completamente dalla quotidianità, al punto che sembrano passati 3 giorni. La chiamo "mototerapia", e secondo me dovrebbe avere dei fondamenti scientifici!

La Stelvio va avanti inarrestabile!

Qui la traccia gpx: 
 
 

venerdì 2 gennaio 2026

Km percorsi - 2025

Eccoci ai consuntivi, come ogni anno. Facciamo il punto sui km percorsi nel 2025. La Stelvio è rimasta, ma la T120 è stata sostituita dalla BMW GS 1250 nella prima parte dell'anno.

La Stelvio a fine 2024 segnava 198.333 km. Nell'ultimo giro dell'anno in Abruzzo i km riportati sono 212.220. Significa che quest'anno ha beneficiato del "supporto" della nuova arrivata, che ha contribuito ad "alleggerirla" un po', come da propositi. alla fine sono stati 13.887 (nel 2024 erano stati quasi 26.000!)

Veniamo poi alla T120 (che è stata la mia seconda). I km percorsi a fine 2024 erano 24.665 e l'ho lasciata a Padova con 25.873 km: significa che nei 2 mesi del 2025 ci ho fatto 1.208 km. Evidentemente pochissimi, ma come spiego nel link, non è stata una questione di piacere di guida (è una grande moto) quanto, piuttosto, di "preservazione", proprio nell'ottica di non logorarla in vista di una permuta. 

 

E così si arriva alla BMW 1250 GS in allestimento HP, arrivata a fine febbraio. L'avevo presa con 37.866 km e nel giro di metà dicembre per il bollito, quando l'ho usata per l'ultima volta nel 2025, i km riportati sono 53.148. Quindi mi ha scarrozzato per 15.282 km. Direi che con la Stelvio si sono suddivise il "carico di lavoro" abbastanza equamente.

Alla fine, tirando le somme, quest'anno mi sono goduto 30.377 km di strade, ma soprattutto emozioni, ricordi e bei momenti. L'anno scorso erano stati 28.711. Quindi è il mio record assoluto, negli anni. E mi fa piacere constatare che la voglia di godermi le moto non è affatto diminuita: tutt'altro!

 

domenica 28 dicembre 2025

Dicembre in Abruzzo: Majella e Gole del Sagittario

Al mattino mi avvio con calma: dopotutto siamo quasi a fine anno e le temperature di questo periodo non invitano propriamente a lanciarsi entusiasticamente nei rigori dell'inverno. Aspetto che il sole del mattino accarezzi la fida Moto Guzzi, che mi aspetta con i suoi due occhioni tondi: asciuga la sella dall'umidità notturna. Passaggio dalla spiaggia di Vasto, col lungomare e la Via Verde, la pista ciclabile che percorre tutta la costa fino ad Ortona.
 

Dopo il rifornimento al benzinaio IP nei pressi dell'uscita autostradale di vasto Nord, il V90 frulla paciosamente mentre percorro la SS16 "Adriatica", godendomi le tante calette ed insenature della "Costa dei trabocchi" (sono strutture in legno, sorta di palafitte, appoggiate con palificazioni sugli scogli e costruite in passato per consentire di pescare il pesce che vive sotto costa anche senza andare in mare e senza saper padroneggiare i segreti della navigazione. In Abruzzo si chiamano trabOcchi, con la "O": non con la "U"). I motori sono oggetti inanimati (così dicono alcuni, almeno), ma se tu li conosci ti accorgi che certe mattine "l'umore" è diverso: ci sono dei giorni in cui sembrano un po' grattare ed appaiono "ispidi"; altri giorni in cui letteralmente "fanno le fusa". Stamattina la Stelvio fa le fusa e gira "tonda" mentre corre a meno di 4000 giri sulla SS650 "Fondovalle Sangro" fino all'uscita per Casoli, dove seguo per un po' la SS81 prima di girare le ruote a sinistra verso Fara S. Martino: in questo piccolo paesino abruzzese si trovano le sorgenti del fiume Verde, alla base della produzione di pasta De Cecco e Delverde, note in tutto il mondo; ma è anche possibile percorrere a piedi le Gole di S. Martino, una stretta e profonda spaccatura nella roccia del monte che sovrasta il paese, che permette di raggiungere l'Eremo benedettino di S. Martino in valle, immersi in un contesto estremamente suggestivo. Prima la SS263 della "Val di Foro e Bocca di valle" e poi la SS84 "Frentana" mi portano verso Lama dei Peligni e Palena: percorso sinuoso, a mezza costa, con a destra la montagna e a sinistra la vallata Peligna. E dopo Palena si inizia a salire lungo le gole dell'Aventino, con belle curve montane tra i boschi. Volendo c'è la possibilità di fermarsi a visitare le sorgenti del fiume Aventino, in un'oasi di tranquilità impagabile. Al bivio per Pizzoferrato prendo a destra e salgo verso i 1.300 metri del Valico della Forchetta, che introduce in un contesto completamente diverso.
 
 
Un piccolo scavallamento e si apre la piana che porta fino a Pescocostanzo e Rivisondoli. Qui si trova la piccola stazione della Ferrovia dei Parchi, storica tratta ferroviaria da Sulmona a Roccaraso, dismessa e poi recuperata grazie alla passione dell'ingegnere Luigi Cantamessa, presidente della Fondazione FS, e di tanti abitanti di queste zone, desiderosi di valorizzare al meglio le potenzialità di questo territorio.
Non c'è la neve come nel giro in Abruzzo del dicembre 2024: fa molto freddo, la temperatura è di 0 gradi, ma le pianure sono brulle. Il cielo invece è limpidissimo e regala dei contrasti meravigliosi. A Roccaraso la piana delle 5 miglia, tagliata dalla SS17 dell' "Appennino abruzzese ed Appulo-Sannitico", è sgombra e la neve è solo in alto, sui campi da sci dell'Aremogna.
 

 
Decido di tornare a valle passando da Sulmona: la SS17 scende con un tracciato ampio ed estremamente panoramico, regalando scorci bellissimi del massiccio del Gran Sasso, con il Corno Grande che si intravvede in lontananza, mentre una striscia di nuvole resta sospesa a mezz'aria.


Giunto a Sulmona, lascio la SS17 per andare a sinistra, sulla Strada Regionale 479 "Sannite" in direzione di Bugnara. Strada secondaria, che corre a sud dell'Autostrada dei Parchi (A24 e A25, o E80 che dir si voglia), mentre la SS5 "Tiburtina" passa a nord, inerpicandosi verso Castelvecchio Subequo (anche quello è un tracciato fantastico, con le Gole di S. Venanzio e il Valico di Forca Caruso). Zero traffico per raggiungere Anversa degli Abruzzi, bellissimo paesino proprio alle porte delle Gole del Sagittario, riserva naturale.
 
 
Non mi sembra vero di trovare queste strade deserte. Era successo tanti anni fa, nel 2011, quando con l'amico Nolmar abbiamo attraversato tutta l'Italia fino alla Sicilia. In seguito, per via della crescente popolarità di queste zone dovuta a numerose trasmissioni televisive e alla diffusione dei social, mi sono sempre trovato a dover fare i conti con il traffico dei camper, delle moto e delle auto dei turisti. Oggi invece l'occasione è buona per godersi questo splendido luogo quasi in solitudine e per scattare qualche foto con tutta la calma del mondo, fermandomi appena vedo uno scorcio che mi piace. Dopo essere passato sotto al borgo di Castrovalva, estremamente caratteristico, costeggio le gole e raggiungo il bellissimo Lago di S. Domenico, con l'omonimo eremo. Lo spettacolo è affascinante e le immagini parlano da sole.
 


 
Colori incredibili per le acque di questo lago fiabesco, in cui si specchiano i monti circostanti. Una perla incastonata nelle gole di questa parte di Abruzzo.
Con questo spettacolo negli occhi, raggiungo il piccolo paesino di Villalago, poco più avanti, prima di fare inversione e riprendere la strada di casa. Non prima di aver immortalato questo bel murales che racconta tanto dell'Abruzzo e dell'amore dei suoi abitanti per la natura, da condividere con gli animali che qui da molti decenni ormai trovano un contesto che li rispetta e li protegge. Non a caso l'Abruzzo è la regione verde d'Europa, con 3 Parchi Nazionali, 38 riserve naturali, 2 aree marine protette: questo significa oltre 1/3 della superficie complessiva!
 

Sulla via del ritorno, un'altra piccola testimonianza del fascino di questa zona, con le falesie e le gole, mentre le gallerie scavate nella roccia fanno scorrere la strada sul fianco della montagna.
 


Un ultimo sguardo alle montagne del Massiccio della Majella innevate, sopra Sulmona.
 
 
Dlla montagna al mare: in Abruzzo è possibile! Si torna verso SS16 "Adriatica" e la Costa dei Trabocchi, per chiudere questa splendida giornata invernale in sella.
 
 
Queste giornate strappate alla stagione che per molti motociclisti non è la più favorevole ai giri in moto sono impagabili: regalano un benessere incredibile e nutrono lo spirito. Spero di tornare presto in questi posti meravigliosi. 

 
 

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