VASTO IN MOTO
venerdì 7 agosto 2026
Dalla pianura padana all'Abruzzo via Appennini
sabato 9 maggio 2026
in giro per l'Appennino Piacentino e Ligure
Partenza con calma e appuntamento con Bond al benzinaio dalle parti di Locate Triulzi. Grande evento. La giornata promette bene: non è freschetto, ma neppure caldo. Ci avviamo sulla statale della Val Tidone attraversando i campi allagati della bassa Lodigiana, dove gli aironi zampettano elegantemente. Il traffico iniziale si dirada prima ancora di arrivare a Torrevecchia Pia: da lì in poi si va liberi. Passiamo il Po a Pieve di Porto Morone e continuiamo verso Castel S. Giovanni. Anzichè girare alla 1° rotonda in direzione della Val Trebbia, proseguiamo seguendo per Borgonovo Val Tidone. Aggiriamo il castello e anche qui evitiamo di andare a sinistra per la Val Trebbia: andiamo avanti e seguiamo per Pianello Val Tidone. E' qui che voltiamo a destra per la Strada Provinciale 60, in direzione di Azzano.
Breve sosta per rifornireAl benzinaio una scena abbastanza comica: davanti a me un tipo con un GS adventure 1300 nuovo di pacca mi precede per rifornire. La sua sosta si prolunga un bel po' e io là, in attesa dopo di lui. Dopo qualche minuto vedo che rinuncia, spinge avanti al moto e mi fa cenno di procedere io a fare benzina. Ringrazio. Solo dopo mi accorgo che ha chiesto al compagno di giro, che ha un GS 1250, di aiutarlo a capire come si apre il tappo del serbatoio perchè lui non ne ha la minima idea. Dentro di me non so se ridere o piangere. Vabbè. Da questo punto in avanti iniziano le curve e i saliscendi e la guida si fa divertente. Il traffico è praticamente nullo. In compenso, essendo strade meno battute, c'è un discreto via vai di ciclisti. Tuttavia, ci rispettiamo a vicenda e nessuno ha problemi. Dopo Azzano, seguiamo a destra per Strada Provinciale 65, che porta al Passo Caldarola.
Anche qui: solo biciclette e vista a perdita d'occhio sulle colline circostanti.
In cima al passo prendiamo a destra per la SP68 che ci porta verso Bobbiano. Sullo sfondo, la sagoma della Pietra Parcellara.
Poco più avanti passeremo accanto alla Pietra Perduca, con la sua chiesetta arroccata. La vista sulla Val Trebbia è fantastica: abituato al quotidiano orizzonte chiuso, quando ho modo di lanciare lo sguardo a perdita d'occhio avverto in pieno il senso di libertà.
Raggiungiamo Travo (strada in discesa ancora fantastica, oltre che deserta!!!!) e andiamo avanti percorrendo il ponte sul fiume Trebbia. A questo punto, una volta sbucati sulla statale 45 della Val Trebbia con una breve salita, torniamo un po' indietro, andando a sinistra. Il nostro intento è quello di evitare la Val Trebbia, che al sabato, nella bella stagione, è sempre super trafficata e affollata da tante moto. Preferiamo spostarci nella valle "accanto", la Val Nure. Ci arriviamo salendo da Rivergaro con la Strada Provinciale 55 che sbuca esattamente in prossimità del ponte di Ponte dell'Olio. Tra l'altro, la strada è molto divertente e godibile: quindi non ci perdiamo proprio nulla. Da Ponte dell'Olio raggiungiamo Bettola, costeggiando il fiume Nure con una strada che scorre abbastanza dritta e rapida, con qualche estemporaneo saliscendi. A Bettola passiamo il ponte sul fiume e ci fermiamo per fare un po' il punto della situazione. Decidiamo di proseguire sulla strada Statale 654 della Val Nure. Da questo punto la strada torna ad essere divertente e curvosa. Anche il fondo stradale è ben tenuto e quindi ci possiamo godere la guida al 100%. Raggiungiamo Farini e ripassiamo il fiume sul ponte appena dopo il paese. Continua il bell'andare tra saliscendi e curve guidate. Si conferma il traffico nullo! Da Ferriere in poi la strada si fa ancora più montana e anche il tracciato diventa più tortuoso: resta, però, estremamente divertente. In sequenza, il Passo Zovallo prima..
...e, poco più avanti, il Passo del Tomarlo, che ci porta in Liguria.
Sullo sfondo il cielo sembra più scuro. Per ora, tuttavia, le condizioni sono perfette per girare: in cima al passo la temperatura è abbastanza freschetta, per via di un leggero venticello, e le giacche di pelle che indossiamo si rivelano perfette per tenerci al caldo. Durante la discesa un capriolo, un centinaio di metri davanti a noi, attraversa la strada e si inerpica sulla sponda ripida, per poi sparire nel bosco. Affascinante!
Altro divertimento fino a raggiungere S. Stefano d'Aveto, dove ci fermiamo per mettere qualcosa sotto i denti. Nel frattempo scrutiamo il cielo, che comincia a diventare scuro proprio nella direzione in cui dobbiamo andare. Non vogliamo percorrere la strada a ritroso, così proseguiamo verso Rezzoaglio dove, con una curva secca a V, prendiamo al SS586 della Val D'Aveto. Lungo tratto in discesa, tra i boschi, finchè un cartello ci segnala che più avanti, nei pressi della diga di Boschi, la strada è interrotta. Dobbiamo per forza voltare a sinistra, seguendo le indicazioni per Vicosporano. E' la Strada Provinciale 72 di Alpepiana. È abbastanza stretta e tortuosa, ma davvero ben tenuta: si passa il fiume superando il ponte Principe sull'Aveto e ci si inerpica tra i boschi. Non c'è anima viva: fantastico. Si sale e si va avanti passando da Alpepiana, Vicomezzano e Vicosoprano, mentre di tanto in tanto da alcune curve si può vedere il panorama di tutti i monti circostanti. Intanto, quel cielo nero e minaccioso che avevamo notato, ha iniziato a scaricare pioggia: niente di torrenziale, ma contribuisce a rendere il tutto ancora più suggestivo e "avventuroso" essendo, queste, contrade nuove e mai percorse. La pioggia cade, ma non disturba più di tanto. Per fortuna non fa freddo. Solo una breve sosta sotto l'acqua per spostare il cellulare e i documenti dalle tasche alla borsa da serbatoio impermeabile: per questa ragione non ci sono foto di questi momenti. In alcuni punti le frane hanno rovinato l'asfalto e quindi la strada, pur riaperta, presenta dei tratti in sterrato. Ma nessun problema. Proseguiamo attraverso il bosco e poi, con una lunga discesa e tanti tornanti, raggiungiamo Ottone. Ci reimmettiamo sulla SS45 della Val Trebbia. E qui il traffico si fa più intenso: tante moto, anche auto, e diverse interruzioni per lavori: semafori che cadenzano il senso alternato in più punti. In compenso, ha quasi smesso di piovere e la temperatura mite ci ha asciugato i giubbotti di pelle. Perfetto. Le curve continuano a susseguirsi, con le gole del Trebbia alla nostra destra e poi alla nostra sinistra, dopo Marsaglia. In alto, sul cucuzzolo, la chiesetta di Brugnello domina la gola sull'ansa del fiume. Passiamo sotto a Bobbio e, con andatura spedita visto che ora la strada statale si allarga ed è meno tortuosa, raggiungiamo la tangenziale di Piacenza, per fare rientro a casa.
Alla fine per la Stelvio sono poco più di 350 km, ma davvero di grande qualità: strade nuove e nessun fastidio di traffico. Gran bel ritorno on the road per Bond e la sua Ninety Scrambler: replicheremo sicuramente!
Ecco la mappa gpx del giro di oggi: Val Tidone, Val Nure, Val d'Aveto e Val Trebbia
sabato 25 aprile 2026
Liberazione, tra Appennino Emiliano e Versilia
Curva dopo curva, senza alcun accenno di traffico, la Stelvio si arrampica e segue le traiettorie, su un fondo stradale insperatamente impeccabile, per lunghi tratti rimesso a nuovo. Passo dal baretto al curvone, come di consueto pieno di moto parcheggiate, e si va avanti. Non ho voglia di perdere tempo: voglio godermi la strada, anche se con tutte queste ore di luce il tempo non manca. Temperatura ideale, sui 22 gradi: si sta proprio bene! Passo Berceto e la strada continua ancora a salire.
Proseguo e passando per Ponte a Serraglio e Bagni di Lucca mi tornano in mente tante immagini di precedenti viaggi in cui questa zona era diventata quasi abituale. La statale del Brennero risale il torrente Lima dipanandosi in un percorso sinuoso e sempre piacevole. Continuo a stupirmi per il traffico praticamente inesistente. Qualche moto, ma sono viaggiatori: non gente del posto. Raggiungo un altro posto che mi è rimasto impresso nella memoria: la Lima. Qui nel viaggio del 2011 insieme a Vecchialenza avevamo incontrato l'amico Gianluca, in arrivo da Pisa.
Siccome ho un certo languorino, mi fermo per una breve sosta e per mangiare un panino nel bosco vicino al rifugio.
Passo anche da Ligonchio, il paese della mitica Iva Zanicchi!
A sensazione avrei detto che raggiungere Castelnovo ne' monti dal Pradarena sarebbe stata più breve. Invece mi sembra un bel po' di strada. Supero anche Villa Minozzo e in lontananza, mentre guido nella più totale solitudine, si vede la Pietra di Bismantova, che Dante rende immortale nella Divina Commedia paragonandola alla salita del Purgatorio.
Finisco con il passarci proprio sotto. Proseguo cercando di tenermi il più a nord possibile, in modo da rientrare sulla direttrice principale non già a Reggio Emilia, ma più su, in zona Parma. Questo abbrevierà il tratto finale di "pallostrazio", riducendolo ad 1 sola oretta scarsa. Infatti, sempre trotterellando tra gli stabilimenti delle piccole aziende casearie del Parmigiano Reggiano, scendo verso Vetto e passo il fiume Enza. Di qui, ancora verso Neviano degli Arduini (strada ancora piacevolissima!!) ed oltre il torrente Parma, per raggiungere Langhirano, una delle zone di eccellenza alimentare con il suo prosciutto noto in tutto il mondo. Un ultima suggestione, regalata dal castello di Torrechiara.
Poco più di 24 ore dalla partenza al rientro. Eppure nel mezzo ci sono stati talmente tanti cambi di contesto, talmente tante strade e curve, talmente tanti pensieri e suggestioni, da aver staccato completamente dalla quotidianità, al punto che sembrano passati 3 giorni. La chiamo "mototerapia", e secondo me dovrebbe avere dei fondamenti scientifici!
La Stelvio va avanti inarrestabile!
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