venerdì 2 gennaio 2026

Km percorsi - 2025

Eccoci ai consuntivi, come ogni anno. Facciamo il punto sui km percorsi nel 2025. La Stelvio è rimasta, ma la T120 è stata sostituita dalla BMW GS 1250 nella prima parte dell'anno.

La Stelvio a fine 2024 segnava 198.333 km. Nell'ultimo giro dell'anno in Abruzzo i km riportati sono 212.220. Significa che quest'anno ha beneficiato del "supporto" della nuova arrivata, che ha contribuito ad "alleggerirla" un po', come da propositi. alla fine sono stati 13.887 (nel 2024 erano stati quasi 26.000!)

Veniamo poi alla T120 (che è stata la mia seconda). I km percorsi a fine 2024 erano 24.665 e l'ho lasciata a Padova con 25.873 km: significa che nei 2 mesi del 2025 ci ho fatto 1.208 km. Evidentemente pochissimi, ma come spiego nel link, non è stata una questione di piacere di guida (è una grande moto) quanto, piuttosto, di "preservazione", proprio nell'ottica di non logorarla in vista di una permuta. 

 

E così si arriva alla BMW 1250 GS in allestimento HP, arrivata a fine febbraio. L'avevo presa con 37.866 km e nel giro di metà dicembre per il bollito, quando l'ho usata per l'ultima volta nel 2025, i km riportati sono 53.148. Quindi mi ha scarrozzato per 15.282 km. Direi che con la Stelvio si sono suddivise il "carico di lavoro" abbastanza equamente.

Alla fine, tirando le somme, quest'anno mi sono goduto 30.377 km di strade, ma soprattutto emozioni, ricordi e bei momenti. L'anno scorso erano stati 28.711. Quindi è il mio record assoluto, negli anni. E mi fa piacere constatare che la voglia di godermi le moto non è affatto diminuita: tutt'altro!

 

domenica 28 dicembre 2025

Dicembre in Abruzzo: Majella e Gole del Sagittario

Al mattino mi avvio con calma: dopotutto siamo quasi a fine anno e le temperature di questo periodo non invitano propriamente a lanciarsi entusiasticamente nei rigori dell'inverno. Aspetto che il sole del mattino accarezzi la fida Moto Guzzi, che mi aspetta con i suoi due occhioni tondi: asciuga la sella dall'umidità notturna. Passaggio dalla spiaggia di Vasto, col lungomare e la Via Verde, la pista ciclabile che percorre tutta la costa fino ad Ortona.
 

Dopo il rifornimento al benzinaio IP nei pressi dell'uscita autostradale di vasto Nord, il V90 frulla paciosamente mentre percorro la SS16 "Adriatica", godendomi le tante calette ed insenature della "Costa dei trabocchi" (sono strutture in legno, sorta di palafitte, appoggiate con palificazioni sugli scogli e costruite in passato per consentire di pescare il pesce che vive sotto costa anche senza andare in mare e senza saper padroneggiare i segreti della navigazione. In Abruzzo si chiamano trabOcchi, con la "O": non con la "U"). I motori sono oggetti inanimati (così dicono alcuni, almeno), ma se tu li conosci ti accorgi che certe mattine "l'umore" è diverso: ci sono dei giorni in cui sembrano un po' grattare ed appaiono "ispidi"; altri giorni in cui letteralmente "fanno le fusa". Stamattina la Stelvio fa le fusa e gira "tonda" mentre corre a meno di 4000 giri sulla SS650 "Fondovalle Sangro" fino all'uscita per Casoli, dove seguo per un po' la SS81 prima di girare le ruote a sinistra verso Fara S. Martino: in questo piccolo paesino abruzzese si trovano le sorgenti del fiume Verde, alla base della produzione di pasta De Cecco e Delverde, note in tutto il mondo; ma è anche possibile percorrere a piedi le Gole di S. Martino, una stretta e profonda spaccatura nella roccia del monte che sovrasta il paese, che permette di raggiungere l'Eremo benedettino di S. Martino in valle, immersi in un contesto estremamente suggestivo. Prima la SS263 della "Val di Foro e Bocca di valle" e poi la SS84 "Frentana" mi portano verso Lama dei Peligni e Palena: percorso sinuoso, a mezza costa, con a destra la montagna e a sinistra la vallata Peligna. E dopo Palena si inizia a salire lungo le gole dell'Aventino, con belle curve montane tra i boschi. Volendo c'è la possibilità di fermarsi a visitare le sorgenti del fiume Aventino, in un'oasi di tranquilità impagabile. Al bivio per Pizzoferrato prendo a destra e salgo verso i 1.300 metri del Valico della Forchetta, che introduce in un contesto completamente diverso.
 
 
Un piccolo scavallamento e si apre la piana che porta fino a Pescocostanzo e Rivisondoli. Qui si trova la piccola stazione della Ferrovia dei Parchi, storica tratta ferroviaria da Sulmona a Roccaraso, dismessa e poi recuperata grazie alla passione dell'ingegnere Luigi Cantamessa, presidente della Fondazione FS, e di tanti abitanti di queste zone, desiderosi di valorizzare al meglio le potenzialità di questo territorio.
Non c'è la neve come nel giro in Abruzzo del dicembre 2024: fa molto freddo, la temperatura è di 0 gradi, ma le pianure sono brulle. Il cielo invece è limpidissimo e regala dei contrasti meravigliosi. A Roccaraso la piana delle 5 miglia, tagliata dalla SS17 dell' "Appennino abruzzese ed Appulo-Sannitico", è sgombra e la neve è solo in alto, sui campi da sci dell'Aremogna.
 

 
Decido di tornare a valle passando da Sulmona: la SS17 scende con un tracciato ampio ed estremamente panoramico, regalando scorci bellissimi del massiccio del Gran Sasso, con il Corno Grande che si intravvede in lontananza, mentre una striscia di nuvole resta sospesa a mezz'aria.


Giunto a Sulmona, lascio la SS17 per andare a sinistra, sulla Strada Regionale 479 "Sannite" in direzione di Bugnara. Strada secondaria, che corre a sud dell'Autostrada dei Parchi (A24 e A25, o E80 che dir si voglia), mentre la SS5 "Tiburtina" passa a nord, inerpicandosi verso Castelvecchio Subequo (anche quello è un tracciato fantastico, con le Gole di S. Venanzio e il Valico di Forca Caruso). Zero traffico per raggiungere Anversa degli Abruzzi, bellissimo paesino proprio alle porte delle Gole del Sagittario, riserva naturale.
 
 
Non mi sembra vero di trovare queste strade deserte. Era successo tanti anni fa, nel 2011, quando con l'amico Nolmar abbiamo attraversato tutta l'Italia fino alla Sicilia. In seguito, per via della crescente popolarità di queste zone dovuta a numerose trasmissioni televisive e alla diffusione dei social, mi sono sempre trovato a dover fare i conti con il traffico dei camper, delle moto e delle auto dei turisti. Oggi invece l'occasione è buona per godersi questo splendido luogo quasi in solitudine e per scattare qualche foto con tutta la calma del mondo, fermandomi appena vedo uno scorcio che mi piace. Dopo essere passato sotto al borgo di Castrovalva, estremamente caratteristico, costeggio le gole e raggiungo il bellissimo Lago di S. Domenico, con l'omonimo eremo. Lo spettacolo è affascinante e le immagini parlano da sole.
 


 
Colori incredibili per le acque di questo lago fiabesco, in cui si specchiano i monti circostanti. Una perla incastonata nelle gole di questa parte di Abruzzo.
Con questo spettacolo negli occhi, raggiungo il piccolo paesino di Villalago, poco più avanti, prima di fare inversione e riprendere la strada di casa. Non prima di aver immortalato questo bel murales che racconta tanto dell'Abruzzo e dell'amore dei suoi abitanti per la natura, da condividere con gli animali che qui da molti decenni ormai trovano un contesto che li rispetta e li protegge. Non a caso l'Abruzzo è la regione verde d'Europa, con 3 Parchi Nazionali, 38 riserve naturali, 2 aree marine protette: questo significa oltre 1/3 della superficie complessiva!
 

Sulla via del ritorno, un'altra piccola testimonianza del fascino di questa zona, con le falesie e le gole, mentre le gallerie scavate nella roccia fanno scorrere la strada sul fianco della montagna.
 


Un ultimo sguardo alle montagne del Massiccio della Majella innevate, sopra Sulmona.
 
 
Dlla montagna al mare: in Abruzzo è possibile! Si torna verso SS16 "Adriatica" e la Costa dei Trabocchi, per chiudere questa splendida giornata invernale in sella.
 
 
Queste giornate strappate alla stagione che per molti motociclisti non è la più favorevole ai giri in moto sono impagabili: regalano un benessere incredibile e nutrono lo spirito. Spero di tornare presto in questi posti meravigliosi. 

 
 

sabato 15 novembre 2025

A Novembre tra Isola d'Elba e Monti Sibillini

A Novembre molti hanno già chiuso l'assicurazione della moto, in vista della stagione fredda e piovosa, quando non, addirittura, nevosa. Solo che io e il mio amico Nolmar ci facciamo venire le idee fuori stagione: ogni anno capita così. Siamo due "cape fresche", come si dice a Napoli. E siccome gli impegni e la situazione lo consentono, abbiamo preso la Stelvio e il K1600 e abbiamo messo le ruote in strada. 
 
 
 
Il 1° giorno la prima cosa da fare è levarsi dalle pianure nebbiose, in modo da godersi poi il resto della giornata. L'autostrada (nota anche come "autostrazio" o "pallostrada") in questo caso viene utile, visto che fino a Bologna c'è poco da godersi: quindi appuntamento alla "solita" stazione di servizio Cantagallo, appena prima di Sasso Marconi. 
 
  
Le 10:30 sembrano un orario accettabile ad entrambi e il freddo del primo mattino, in partenza, è considerato un disagio gestibile. Quindi via dalla A1 già a Sasso Marconi Nord, per andare a prendere la statale 64 "Porrettana", seguendo per Marzabotto e Vergato mentre si costeggia il fiume Reno. Molti tratti ormai si snodano seguendo un tracciato più agile del vecchio: strada spesso larga e con molti pezzi rettilinei o quasi. Comunque il paesaggio circostante che va verso l'Appennino rende piacevole il contesto e non noiosa la guida. Dopo Porretta la strada prende a salire e si va verso la Toscana. Ci sono diversi tratti interessati da lavori, dove è predisposto il senso alternato: bisogna aspettare il proprio turno fermi ai semafori. Dopo il Signorino, si apre alla vista la piana di Pistoia. Qualche minuto ancora e ci troviamo a valle, a seguire le indicazioni per Vinci, Empoli e Castelfiorentino.
Breve sosta per fare il punto e mangiare un boccone, nei pressi di Gambassi Terme. 
 
 
Riprendiamo la strada verso Volterra. Ogni volta che ci troviamo a percorrere queste strade è un piacere: colline, belle salite, curve dolci, pendenze giuste e panorami toscani che più toscani non si potrebbe, tra casali, filari di alberi e strade bianche che si arrampicano sui poggi, mentre di tanto in tanto si passa al cospetto di antiche mura e borghi medievali.
Si prosegue sulla Val di Cecina, verso Saline di Volterra e poi "giù" sulle meravigliose curve della statale 439 per Pomarance e Larderello, con i grandi coni in cemento delle centrali geotermiche che emergono dalle colline. Poi avanti, a destra per Monterotondo Marittimo e Suvereto. Ragazzi, che spettacolo queste strade: vanno sempre tenute in conto se si pensa di scendere da queste parti: un delitto non godersele. Nel pomeriggio inoltrato raggiungiamo Venturina e da qui a Piombino, che è la nostra meta, nulla da segnalare, se non stradone dritte e anonime. Raggiungiamo il porto di Piobino e la biglietteria per i traghetti per l'Isola d'Elba.
 
  
Quello che in alta stagione sarebbe un piazzale pieno di traffico e villeggianti in coda, è deserto. In 5 minuti saliamo in biglietteria, prendiamo i biglietti andata e ritorno (A/R 76€ a persona, moto inclusa), e  passiamo il check-in per salire sul traghetto che parte di lì a 20 minuti: meglio di così non si può.
Moto sistemate.
 
 
Dal ponte del traghetto ci godiamo il tramonto e le luci serali di Portoferraio che si avvicinano.
 

 
Allo sbarco ci aspettano circa 20 minuti e una quindicina di km per arrivare a Marina di Campo, dall'altro versante dell'isola.
Ci sistemiamo in una bella struttura, che probabilmente nella bella stagione sarebbe ben più impegnativa economicamente, e concludiamo la giornata con un'ottima cena di pesce nei pressi del porto.
 
 
Dove dormire: ci siamo trovati molto bene al Hotel Barcarola 2 a Marina di Campo , con formula b&b. Hanno anche il cortile privato e riparato dove tenere le moto al sicuro e senza rischi. La struttura ha una pasticceria interna, tipo bistrot, che prepara i dolci e le paste: tutto molto gustoso.
 
Dove mangiare: abbiamo cenato molto bene, con piatti originali e materie prime di qualità, al Ristorante Casa Sordi , seguendo i suggerimenti della simpatica e giovane proprietaria che ha saputo farci sentire a nostro agio aiutandoci a scoprire anche i sapori di prodotti dell'isola.
 
Il giro di oggi, da Cantagallo a Piombino. Sono circa 5 ore e 270 km. 
 
Abbiamo deciso che all'indomani non ripartiremo subito. Gireremo l'isola d'Elba fino al primo pomeriggio. Quindi da Marina di Campo ci spostiamo dall'altra parte, verso Procchio, e poi seguiamo la strada panoramica costiera che va verso Marciana Marina. Gli scorci incantevoli sono molti e non si può fare a meno di fermarsi a scattare qualche foto.
 




Il sole ci acompagna e la luce è bellissima.
A Marciana Marina, nella serie TV ribattezzata "Pineta", è ambientata la serie "I delitti del Barlume", che si rifà ai romanzi di Malvaldi.
 

  
Un caffè e saliamo verso Marciana alta con una strada abbastanza impervia per pendenza e larghezza, ma per fortuna non ci sono grosse insidie e si arriva in alto per tornare sulla strada panoramica. E' tutto incantevole.
 







 
Si fa il giro e si ritorna a Marina di Campo, per continuare verso il promontorio di Capoliveri e Porto Azzurro. Ancora belle spiagge. 
Tra i pini marittimi, che sono ovunque, si trovano campeggi e strutture turistiche. Ovviamente sono in disarmo ora che è bassa stagione, ma tutto lascia comunque l'impressione di essere curato e ben manutenuto. 
Si arriva a Rio Marina con una bella strada tra le campagne e la collina, per poi sbucare sul piccolo e caratteristico porticciolo.
 
 
E' il momento di ripercorrere la strada a ritroso. Decidiamo di fermarci lungo la strada per mangiare un boccone, prima di rientrare a Portoferraio dove l'imbarco è previsto per le 15.
La scelta cade sull'Azienda Agricola Martino, nei pressi di Porto Azzurro: ha spazio per parcheggiare, è esposta al sole e speriamo di placare un po' i morsi della fame.
Direi che non avremmo potuto trovare posto migliore. I tavoli in legno, all'aperto; all'interno tanti prodotti tipi dell'Elba. Tutto coltivato da loro. Facciamo onore alla tavola.
 

 
 

 
Poi si torna al porto. 
 

 
Salutiamo Portoferraio e l'Elba con l'entusiasmo di aver scoperto una realtà molto interessante paesaggisticamente e che, anche motociclisticamente, può rappresentare una bella opzione quando si vuole evadere dalla routine quotidiana, ma si cerca una soluzione più agile della Sardegna: un paio di giorni qui e fai in tempo a staccare il cervello e ristorarti.
 
Da Portoferraio è tutta Aurelia fino a Fonteblanda, dove abbiamo scelto di passare la serata. Arriviamo che è già buio, sebbene siano passate da poco le 17. Grande giornata!
 
 
 
Dove dormire: All' Hotel Le Querciolaie dei ricci, a Fonteblanda avevamo già soggiornato nel giro del dicembre 2023, diretti a Sabaudia. Zona isolata su un colle, tranquillo e silenzioso, personale gentile, piazzale per parcheggiare la moto e, cosa fondamentale visto che è isolato, ristorante interno dove si mangia bene. In questo modo non si è costretti a risalire in moto per andare a cercare un ristorante. 
 
 
Al mattino ci avviamo verso le colline maremmane. Bello partire ed avere subito le curve a disposizione, sulle quali divertirsi. Saliamo verso Scansano. 
 
  
Poi il Tom Tom decide di fare un po' di testa sua e si mette a seguire una traccia senza senso. Bella la strada che ci fa fare, ma di fatto ci sta riportando, per altri versi, al punto di partenza, facendoci perdere un bel po' di tempo. Resettiamo e torniamo verso Scansano e si va verso Pomonte e Montemerano. Ci siamo passati tante volte, abbiamo anche soggiornato su queste colline: resta sempre affascinante. La cosa bella di questi giri è ritrovarsi nei posti già percorsi e in un attimo ti torna in mente l'occasione e le cose fatte al tempo. Si va verso l'interno, verso Pitigliano, la città del tufo. 
 
 
Si risale arrivando quasi in centro nel paese, dopo averlo osservato dalla strada che passa sotto. 
 

Quindi con alcuni tornanti si continua il cammino sulla Statale 74 "Maremmana", in direzione del Lago di Bolsena. Passando da S. Lorenzo nuovo, a nord del Lago di Bolsena, entriamo nel Lazio. Quante volte ci siamo trovati a questo quadrivio: siamo arrivati da nord, percorrendo la Statale 2 "Cassia" da Acquapendente; siamo andati a destra, godendo del panorama del lago dal curvone in discesa poco più avanti. Qeusta volta andiamo dritti, con alcuni tornanti consecutivi a monte di S. Lorenzo, restando sulla Statale 74 finchè entriamo nella Statale 71 "Umbro Casentinese Romagnola", da dove si può godere di una favolosa vista sulla città di Orvieto grazie ad alcuni tornanti.
 
 
Ci sembra di esserci già divertiti moltissimo.. eppure ci sono ancora alcune occasioni che stimolano a continuare. La prossima è la SR 79 bis "Orvietana", detta anche "Millecurve". Tra i motociclisti è molto nota ed è una delle tratte di cui si va alla ricerca quando si gira da queste parti. Da Ciconia, nei pressi di Orvieto Scalo, porta verso Todi e la Statale 3 "Flaminia". La prima parte, fino a Colonnetta di Prodo, ha un andamento più regolare e, solitamente, un asfalto migliore.
 
 
Da Colonnetta si scavalla e il tracciato diventa più irregolare e tormentato, meno ritmato, ma non per questo meno divertente. Soprattutto se, come in questa occasione, molti tratti di asfalto sono stati rifatti di recente: solo l'ultimissima parte presenta un fondo ancora abbastanza rovinato e gibboso. Ma non abbiamo fretta e ce la godiamo al nostro ritmo. 
 


 
Fino ad Acquasparta scendiamo sulla Flaminia e da qui la Statale 418 "Spoletina" ci porta oltre Spoleto, fino a quando seguaimo le indicazioni per Norcia. La Statale 685 "Tre valli umbre" è magnifica: non ha salite e discese, ma un tracciato sinuoso e scorrevole che corre tra il monte sulla sinistra e le gole del fiume Corno a destra. Quasi tutto questo stratto è all'ombra, anche dopo il bivio che porta a Cascia: torniamo nella luce subito dopo aver superato Norcia ed aver preso il rettilineo che porta verso Cittareale e il Lazio. Solo che noi vogliamo salire verso Forca Canapine e Piano Grande.
 
 
La salita è in pieno sole e non c'è nessuno: possiamo guidare in sicurezza e ammirare il panorama della piana di Norcia dall'alto.
 

 
Al bivio che porta verso Piano Grande e Castelluccio abbandoniamo il proposito di continuare verso Forca Canapine, anche se la strada ha riaperto da poco dopo tanti anni. Preferiamo ammirare Piano Grande, qualche tornante più su, inondato dal sole del tardo pomeriggio novembrino.
 

  
Siamo da soli, letteralmente: potremmo sdraiarci in mezzo al lungo rettilineo che porta verso Castelluccio di Norcia senza rischiare nulla.
 




Risaliamo verso Forca di Presta per scendere dal versante dove si trovano i paesi duramente colpiti dal terremoto: Pretare ed Arquata del Tronto, in particolare, sono ancora ridotti a cumuli di macerie, e cittadini ed istituzioni sono ancora alloggiati in caseggiati "provvisori", mobili. Non mancano, comunque, anche edifici in ristrutturazione. La lunga discesa finisce sulla Statale 4 "Salaria" poco prima di Acquasanta Terme. Corre ancora per qualche km tra le gole con delle belle curve, prima di snodarsi più in pianura. Siamo quasi arrivati: facciamo benzina poco prima di Ascoli, consultiamo le indicazioni che ci ha dato la reception dell'albergo per raggiungerli (c'è la ZTL e ci sono dei lavori in corso che hanno richiesto una modifica della viabilità e dei sensi di marcia in città) e giugniamo così a destinazione, in pieno centro storico. Anche per oggi ci siamo divertiti parecchio e possiamo parcheggiare soddisfatti nel cortile dietro l'hotel.
Basta scendere e ci troviamo nella meravigliosa Piazza del Popolo delimitata dal Palazzo dei Capitani, dal porticato e dalla Chiesa di S. Francesco.
 

 
 
Non lontano, Piazza Arringo, con il Palazzo dell'Arengo e il Duomo di S. Emidio. Estremamente suggestiva anche la cripta dove sono custodite le spoglie del Santo.
 


 
Una scoperta, questa piccola città, che richiama i piccoli tesori della provincia italiana, fuori dai grandi flussi turistici, ma in grado di sfoggiare meraviglie assolute, insieme ad uno stile di vita molto più umano e a misura d'uomo: proprio quello che fa amare tanto l'Italia agli stranieri.
 
La serata si conculde a cena, non lontano, in una trattoria dalla cucina tipica. A fine pasto, insieme alla immancabile anisetta Meletti, tipica di Ascoli, ci scappano anche 4 chiacchiere con i proprietari, con i quali scopriamo di avere conoscenze comuni di luoghi e di persone!
 

  
Dove dormire: l'Hotel Palazzo Guiderocchi è all'interno di un antico palazzo storico: è veramente bellissimo, oltre che comodissimo per godersi il centro storico di Ascoli. Abbiamo anche potuto lasciare le moto in una corte sul retro. Non so se il prezzo delle stanze sia sempre così conveniente come abbiamo trovato noi. Nel caso fosse così, prenotate perchè merita.
 
Dove mangiare: Da "Il vinattiere" in pieno centro storico abbiamo mangiato con abbondanza e potendo scegliere tra una ampia selezione di prodotti della tradizione locale, ben descritti e ben preparati dai proprietari, persone semplici, alla mano e di grande esperienza. Di sicuro entra tra le migliori trattorie in cui abbiamo mangiato.
 
Ecco il percorso da Fonteblanda ad Ascoli: circa 340 km in più o meno 6 ore e mezza
 
Per il 4° giorno di viaggio partiamo verso nord e il navigatore, per qualche oscura ragione, ci fa raggiungere Amandola passando da una strada che a noi sembra abbastanza sperduta. Tuttavia ci fa apprezzare dei panorami bellissimi sulle campagne intorno ad Ascoli, mentre sulla sinistra, verso Ovest, si vedono i Monti Sibillini. Saliamo verso Venarotta e Palmiano. Mi ritrovo anche davanti all'Hotel Belvedere dove avevo trascorso un fine settimana per il SIT, lo Stelvio in Tour, il ritrovo dello Stelvio Club. 
Poi da Force, con una curva a gomito a sinistra, la strada provinciale 96 ci porta verso Comunanza e quindi ad Amandola, con la sua celebra piazza Risorgimento. 
 
 
E' un po' la porta dei Sibillini, e quindi proseguiamo proprio verso Sarnano e di qui, a sinistra, sulla provinciale 91 per Monastero. Si va verso i monti. I colori dell'autunno sono spettacolari.
 

In lontananza, tra le foschie lontane, si intravvede anche il promontorio del Conero. 
 
 
Raggiungiamo quindi il Lago di Fiastra.
 
 
Con tutto quello sfavillìo di colori negli occhi, risaliamo un po' il costone e proseguiamo in direzione di Camerino. A Sfercia, sulla provinciale 132, passiamo sotto alle rovine di Rocca Varano, una fortezza del XIII secolo. 
 
 
Nei pressi di Camerino il navigatore decide di nuovo di fare di testa sua, come quando eravamo ripartiti da Scansano. Perdo un po' la pazienza, e anche un po' di tempo.. ma alla fine torna a posto e possiamo lasciarci alle spalle Camerino. Poco prima di Castelraimondo prendiamo a sinistra per Pioraco e Fiuminata. Posti bellissimi, tra le gole, dove ci sono anche delle cartiere. E' incredibile come non ci fosse mai capitato di passare in luoghi così belli, con tutti i giri che abbiamo fatto su e giù per la penisola. Nei pressi di Bivio Ercole saliamo verso Fabriano.
 
 
Vogliamo passare a nord del Lago Trasimeno e non a sud: quindi la direzione è Gubbio e, di qui, Umbertide, con la Statale 219. Da Umbertide a Cortona decidiamo di percorrere la SP34 "Umbro-Cortonese": scelta premiata da un bellissimo tracciato tra i boschi, curvoso e panoramico e senza traffico. Qui al passo della Cerventosa, sopra Cortona.
 
 
Una volta raggiunta Cortona, i tempi sono troppo stretti per dedicarsi alle colline delle crete senesi. Dobbiamo prendere la Siena-Bettolle e risalire diretti, fino a Poggibonsi, sede del pernotto odierno. 
 
Dove dormire: Ormai andiamo spesso all'Hotel Toscana Ambassador di Poggibonsi, a due passi dal raccordo Siena Firenze. E' confortevole e la zona è tranquillissima, oltre che vicina alla stazione di Polizia. Il centro di Poggibonsi è a 10 minuti a piedi e si trova da mangiare in tanti posti.
 
Dove mangiare: siamo tornati a cena alla "Macelleria del Borgaccio" dove eravamo stati in un nel giro di aprile 2025: non è economicissimo, ma si mangia dell'ottima carne e quando è così non c'è rimpianto.

Ecco il giro di oggi, da Ascoli a Poggibonsi (385km e circa 6 ore e mezza)

Sabato: il meteo al nord volge al peggio e, per quanto siamo attrezzati per la pioggia e per il freddo, conveniamo che non ha molto senso girare col maltempo e con le giornate così corte. Sono cose che si fanno volentieri nella bella stagione, ma in pieno autunno e con le strane lune del meteo di questi ultimi anni è meglio essere avveduti. Dopotutto il nostro divertimento ce lo siamo preso tutto. 
Ci salutiamo dandoci appuntamento a presto.
Intanto, tra nebbia e pioggia, la Stelvio è arrivata oltre i 210.000 km: è tempo di tagliando, aquilotta!
 
  

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