venerdì 7 agosto 2026

Dalla pianura padana all'Abruzzo via Appennini

Solitamente questa è la stagione di elezione per i viaggi in moto: si aspettano per tutto l'anno le ferie, le giornate lunghe e le condizioni meteo favorevoli. Anche quest'anno è arrivato il momento di partire e girare le ruote verso sud. Fino all'ultimo non so quale moto usare: sicuramente vado incontro a percorrenze importanti e alla Stelvio non manca molto per arrivare al tagliando; in più, giusto ieri ho avuto modo di ritirarla dal sospensionista, dove l'avevo lasciata per sistemare un trafilamento dal paraolio sinistro; di contro, il GS è stato tagliandato da poco ed è in perfetta efficienza. Alla fine, ieri sera decido per la Stelvio in quanto ha entrambe le valigie laterali delle stesse dimensioni e sagomate in modo uniforme: questa caratteristica mi consente di distribuire il carico in modo più razionale.
Sveglia molto presto, alle 2.30 del mattino: il proposito è quello di percorrere col fresco il primo tratto di viaggio, quello meno interessante, trovando l'autostrada sgombra. Una mezz'oretta e sono pronto a muovere. 


La temperatura è già alta. Provvedo a rifornire con benzina a 1,96€/L prima di entrare in autostrada.


L'autostrada scorre rapida e libera da qualsiasi intoppo e il movimento rende la temperatura accettabile. Mentre guido, nel cielo scuro appena illuminato da una falce di luna, vedo verso Est, in alto, dei lampi che in controluce descrivono il profilo delle nubi, altrimenti invisibili: devono essere lampi di calore.
Comunque il mio viaggio si snoda in modo gradevole, con Isoradio che mi accompagna nell'interfono del casco. Raggiungo il nodo di Bologna senza intoppi e lascio l'autostrada al casello di Sasso Marconi Nord, dove si può transitare solo col telepass. Nel buio della notte perdo un attimo l'orientamento e mi tocca fare un giro che allunga di qualche chilometro, per imettermi sulla tangenziale di Bologna verso S. Lazzaro di Savena e, oltre, verso la SP7 della valle dell'Idice. La tempistica è quella che mi auguravo, perchè attraverso Castel de' Britti e mi avvio su per la strada collinare quando è già chiaro: non trovo che sia sicuro guidare su strade di campagna col buio perchè ci possono essere degli animali e non si vede il fondo stradale. Solitamente questa strada è battutissima dagli smanettoni locali del fine settimana, ma a quest'ora è letteralmente deserta. E' godibilissima e col fresco del mattino mi porta fino al valico della Raticosa, all'incrocio con la SS65 della Futa. Sono più o meno le 6 del mattino. Mi godo l'alba che spunta sulle brumose colline tra Emilia e Toscana.


Mai visto il piazzale davanti allo chalet della Raticosa così deserto: mi piace! Spira anche un gradevole venticello rinfrescante. 


In questa pace e in questo silenzio mi viene da sorridere nel casco mentre riprendo il viaggio: penso a tutti quelli bloccati dal bollino nero sulle autostrade. Mentre guido provo a pensare a quale direttrice prendere: scendere verso Firenze, oppure andare verso la Consuma o, ancora, passare da Londa. Intanto mi lascio alle spalle il Passo della Futa.


Da lassù, scendo verso il Mugello: stavolta niente Passo del Giogo e niente sorgente Panna. Arrivo a valle nei pressi del Lago di Bilancino, quando sono circa le 7.30. Solo qui comincio a trovare un po' di via vai, ma niente di fastidioso. Nel frattempo ho deciso di andare verso il Parco delle Foreste Casentinesi. Dopo il ponte di Vicchio proseguo verso Londa e si ricomincia a salire e fare curve tra i boschi fino in cima al passo Croce ai Mori, dove ci sono 19 gradi intorno alle 8.30 del mattino!!! Meraviglia!


Abituato ai quasi 40 gradi delle ultime settimane, mi sorpendo a ridere da solo alla considerazione che fa quasi freddo! 
La lunga discesa nel bosco... Si passa dalle zone delle sorgenti dell'Arno, fino a raggiungere Poppi, col suo castello che svetta sull'altura, dominando Il contando circostante colorato vivacemente dai girasoli.




Il mio percorso verso sud continua verso Bibbiena, dove per un errore di lettura del navigatore imbocco una strada secondaria che mi fa scoprire il santuario di S. Maria del Sasso. Alla fine perdersi non è poi così male!!!


Dopo qualche chilometro tra le campagne, la stradina si reimmette sulla SP208 che sale al santuario francescano di Chiusi della Verna.


Poco più avanti, continuando a salire, si "scavalla" dal Passo dello Spino.


La discesa è lunga e panoramica e la vista spazia sulla Val Tiberina: scendo infatti fino a Pieve Santo Stefano. Evito però di percorrere la moderna superstrada: preferisco seguire la "vecchia strada", che corre più o meno in direzione parallela. Ma, almeno, posso passare da Madonnuccia e costeggiare il lago di Montedoglio.


Seguendo il vecchio tracciato della SS3 Tiberina, mi lascio alle spalle via via Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide. Ora la temperatura è regolarmente sui 30 gradi: del resto siamo in una conca. Ho ben chiaro cosa voglio fare: la SS219 di Gubbio e Pian d'Assino mi porta fin sotto le porte di Gubbio prima di salire al Valico di Madonna della Cima in direzione di Scheggia.


E' passato mezzogiorno da una mezz'oretta e sto percorrendo la vecchia SS3 Flaminia quando, poco dopo Scheggia, nei pressi del borgo di Villa col de' Canali, poco prima di Costacciaro, sento uno strano galleggiamento al posteriore della moto. Accosto e non posso che constatare di avere la gomma a terra.


Il pensiero va alle gomme cambiate appena giovedì scorso!!! Per fortuna ho l'assistenza stradale sia in polizza che sulla tessera ACI: mi armo di pazienza, faccio richiesta di soccorso stradale e, contestualmente, cerco di informarmi su dove posso far trasportare la moto per cambiare la gomma. Non basta un gommista ordinario: ne serve uno che sappia lavorare su una moto e abbia le gomme pronte, visto che devo proseguire il viaggio. 
Tutto sommato non mi va così male: ho trovato un posticino ombreggiato, con una panchina. Bevo l'acqua che avevo con me e nel frattempo prendo accordi con la concessionaria HONDA Ragni Moto di Fabriano


Alla fine non avevo neppure bucato lo pneumatico: la camera d'aria evidentemente era un po' usurata e sfregando contro la superficie interna dello pneumatico, che è abbastanza grezza, si era tagliata. Con 50€ tra camera nuova e manodopera me la sono cavata. Certo: sono le 15 passate e ho perso quasi 4 ore sulla tabella di marcia. Ripenso un po' il percorso alla luce dei tempi più ridotti, ma tutto sommato c'è tempo per divertirsi ancora un po': il proposito rimane quello di evitare il più possibile l'autostrada. Continuando verso sud prendo uno scroscio di acqua nei pressi di Matelica, ma visto che ci sono 34 gradi, non perdo tempo a indossare l'antipioggia: mi asciugherò strada facendo. Lungo la SS256 Muccese passo dai tornanti che salgono a Camerino e raggiungo Muccia, appunto, dove mi tornano in mente le immagini della prima volta che mi trovai da queste parti, nel settembre del 2010, quando ero qui per un raduno di moto Modern Classics. Nella zona di Cessapalombo la strada è punteggiata di rami di alberi sradicati, terriccio e fogliame: è come se mi avesse preceduto una sorta di tromba d'aria, che deve aver riversato anche parecchia acqua, a giudicare dal fondo bagnato e dalle estese pozzanghere. Però sembra tutto passato, e percorro le dolci colline marchigiane, tra Sarnano, la bellissima e inconfondibile Piazza Risorgimento ad Amandola e Comunanza, prima di arrivare ad intercettare la SS4 "Salaria" in direzione di Ascoli. Sono le 18 quando mi fermo per fare benzina e rinfrescarmi un po' prima di riprendere la strada. Ho deciso di proseguire ancora un po' con le curve passando dalla stupenda SS81 Piceno-Aprutina che parte da Folignano, vicino Ascoli. Strada fantastica e deserta, senza il minimo traffico: passo sotto la rocca di Civitella del Tronto e mi lascio alle spalle Teramo, finchè arrivo nei pressi di Cellino Attanasio, un borgo arroccato su un cucuzzolo. Purtroppo poco più avanti la SS81 è sbarrata, interrotta per lavori di ripristino.


Sono le 19.30 passate e mi tocca tornare indietro. Aggirare il tratto seguendo una strada statale alternativa implicherebbe di arrivare a destinazione troppo tardi. Non resta che tornare indietro per una decina di km, risalendo la strada percorsa, e scendere verso Faiete e Stampalone, per andare poi a prendere la A14 a Roseto degli Abruzzi.
Va bene, dai: poco male. Alla fine non mi sono davvero fatto mancare il divertimento e le curve e poco male se il tratto finale devo farlo in autostrada. Per fortuna il traffico è ordinario e non ci sono cantieri aperti nè incidenti che rallentano la marcia. 
Spengo la Stelvio alle 21, dopo 18 ore di viaggio e 862 km. La stanchezza è quella "buona", quella positiva che arriva dopo essersi divertiti molto. Gran bella giornata di moto!!!


Inutile dire quanto egregiamente se la sia cavata la Stelviona!!!!

Questo è il percorso seguito (esclusa l'autostrada, che è una parte non interessante): Bologna-Roseto degli Abruzzi. Dal link che porta a mappite.org si può anche ricavare la traccia gpx.


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