sabato 25 aprile 2026

Fuga a Ovest, tra Appennino Emiliano e Versilia

Pomeriggio del venerdì, la festa della Liberazione che incombe, ma che quest'anno non regala "ponti" a lavoro, il salone del mobile che imperversa (ora lo chiamano Design Week, perchè vuoi mettere la banalità di un nome in italiano quando puoi usare una lingua basica come l'inglese per creare facilmente un "tag" internazionale???): prima di andare fuori di testa è meglio organizzare la mia personale liberazione.. "Organizzare": parola grossa. Qui di organizzato non c'è proprio niente: solo voglia di andare. Rincaso, prendo il rullo Enduristan, ci metto dentro l'occorrente per restare fuori e lo fisso con un paio di tiranti sulla Stelvio.
Non voglio pensieri, non voglio pensare al traffico: via anche le valigie rigide (non che servono per star via per così poco - ci mancherebbe!! - ma io le tengo spesso su perchè penso sempre che possano darmi protezione se vado giù..) che potrebbero impedirmi di divincolarmi tra le auto in coda. Parto e non so nemmeno se andare a sud o a nord. Nord? Potrebbe essere suggestivo arrivare verso Merano, ma vorrebbe dire farsi diverse ore di autostrada e non ne ho voglia.. Sud: la Toscana.. che per arrivarci magari si possono fare delle curvette. E vada per la Toscana. Il pomeriggio è caldo e c'è una bellissima luce: mi allontano da Mordor con inaspettata rapidità. Mentre penso alla zona del Chianti o a alla zona di Siena, un cartello mi indica SS62 della Cisa. Il pensiero va rapido alle curve.. e allora via, verso ovest, e da Fornovo comincio ad inerpicarmi per la vecchia statale della Cisa. Verso il sole, con panorami incredibilmente limpidi e il verde dei campi nel pieno della primavera!
 

Curva dopo curva, senza alcun accenno di traffico, la Stelvio si arrampica e segue le traiettorie, su un fondo stradale insperatamente impeccabile, per lunghi tratti rimesso a nuovo. Passo dal baretto al curvone, come di consueto pieno di moto parcheggiate, e si va avanti. Non ho voglia di perdere tempo: voglio godermi la strada, anche se con tutte queste ore di luce il tempo non manca. Temperatura ideale, sui 22 gradi: si sta proprio bene! Passo Berceto e la strada continua ancora a salire.
 
    La Stelvio al Passo della Cisa
 
Continuano gli scorci sull'Appennino tosco-emiliano, mentre inizia la lunga discesa verso Pontremoli. Di tanto in tanto a destra si scorgono i viadotti dell'autostrada, che corre lungo la vallata, finchè a Pontremoli la strada inizia a costeggiare il fiume Magra, col suo ampio letto. Proseguo verso Filattiera (anni fa avevamo dormito al Podere Magajana, facendo sosta per un viaggio verso sud) e la Lunigiana, finchè è tempo di fare benzina ad Aulla. 
 
Commento pro futuro: in partenza avevo fatto benzina a €1,66.. qui faccio il pieno a €1,71.. i prezzi in questa zona sono leggermente più alti, intorno a €1,74. Sono counque in calo rispetto a una decina di giorni fa, quando la crisi di Hormuz era al suo apice.
 
Faccio anche il punto della situazione. Non avevo definito una meta, ma ora è tempo di fare una pensata anche a dove dormire. La suggestione e i tempi a disposizione dicono Versilia. Chiamo un alberghetto a Marina di Pietrasanta e mi tolgo il pensiero. Ora si guida tra i centri abitati: S. Stefano di Magra, Sarzana e poi "mi butto" sul versante costiero. Una lunga strada dritta da Marina di Massa in poi. A sinistra le Apuane, illuminate dal sole che sta sul mare; a destra, tutti gli stabilimenti della Versilia: si susseguono senza sosta, ma sono così grandi e con così tante infrastrutture da non consentire di vedere la spiaggia, se non per qualche brevissimo tratto. Poi cominciano le ville, bellissime, i cui pini e le cui siepi le ammantano di riservatezza.
 
     Il lunghissimo viale costiero della Versilia
 
Mi sistemo in albergo. Sono quasi le 20 e il mio stato d'animo è già leggero: sto trovando l'evasione che cercavo. Una rinfrescata, la cena e un giretto per sgranchirmi dopo le ore in sella. Quanto si sta bene!
 
    Echi di "Sapore di mare" e anni '60: altro che la cafonaggine arricchita del Twiga.
 
Dove alloggiare: io mi sono trovato bene in questo piccolo albergo, nell'interno rispetto al lungomare di Marina di Pietrasanta. Molto tranquillo, con un cortiletto chiuso dove parcheggiare agevolmente (..e gratuitamente!) la moto, possibilità di cenare. Stanza un po' piccolina, ma pulita e a prezzo assolutamente vantaggioso rispetto a quello degli altri alberghi presi in esame. Hotel Crystal, Marina di Pietrasanta.
 
Prima di andare a dormire ipotizzo 2 opzioni: verso sud, fino al grossetano per poi risalire dalla Val d'Orcia e Crete e dormire da qualche parte tra Valdarno, Chianti o Val d'Elsa.. oppure risalire verso l'interno e tornare verso l'Emilia, facendo strade più tortuose e salendo dai passi appenninici.
Ci dormo sopra.
Al mattino del 25 aprile un bellissimo sole illumina la costa e il dado è tratto: risalgo dagli Appennini. La Toscana a sud la lascio per le prossime occasioni e oggi faccio qualcosa di meno scontato.
Mi porto verso l'interno e salgo verso Camaiore. Poi S. Martino in Freddana e Piegaio Basso, per poi andare verso Roncato e la SS12 dell'Abetone e del Brennero. Questo tratto, pur breve, è piacevolissimo e con tante belle curve, senza il minimo accenno di traffico. Poi, siccome da un bel po' mancavo da queste zone che invece, per un periodo, erano state di frequente passaggio per i nostri giri, mi allungo sulla sponda meridionale del Serchio per ammirare l'antico Ponte della Maddalena (detto anche "ponte del diavolo") di Borgo a Mozzano.
 

Proseguo e passando per Ponte a Serraglio e Bagni di Lucca mi tornano in mente tante immagini di precedenti viaggi in cui questa zona era diventata quasi abituale. La statale del Brennero risale il torrente Lima dipanandosi in un percorso sinuoso e sempre piacevole. Continuo a stupirmi per il traffico praticamente inesistente. Qualche moto, ma sono viaggiatori: non gente del posto. Raggiungo un altro posto che mi è rimasto impresso nella memoria: la Lima. Qui nel viaggio del 2011 insieme a Vecchialenza avevamo incontrato l'amico Gianluca, in arrivo da Pisa.
 

     La Lima: il bivio che sale all'Abetone.
 
La SS12 prosegue verso l'Abetone. Fantastico: sullo sfondo le montagne, sempre più alte, con alcuni spruzzi della neve caduta copiosa sull'Appennino ad inizio Aprile. Si sale tra i boschi e i tornanti, in un'atmosfera davvero suggestiva. Pochissime moto (la salita da Pistoia, motociclisticamente favolosa, è molto più affollata e più esasperata), ciclisti che si cimentano con le pendenze, andatura adeguata e tranquilla per godersi il momento. Temperatura sui 20 gradi: meglio di così non si potrebbe! 
Faccio da battistrada ad altre 2 moto che salgono dietro di me e in cima, nel piazzale, ci sono diversi motociclisti, anche stranieri, che fanno foto ricordo. Per fortuna, niente al confronto dell'affollamento di certi passi alpini o appenninici (vedi Futa e Raticosa, o Dolomiti, tanto per dirne solo alcuni). 
 

 
Riprendo la strada che scende verso Pievepelago. Tante curve, a un bel ritmo sostenibile e tranquillo, e un piacere costante e spensierato. Seguo le indicazioni per il Passo delle Radici, sempre con i 2 motociclisti dell'Abetone che, evidentemente, gradiscono il mio passo.
 
    
Strano a dirsi, ma non ero mai stato al Passo delle Radici
 
    Si ripassa dall'Emilia alla Toscana, rientrando in Garfagnana
 
Volto a sinistra, per salire ancora. E la scelta si rivela quella giusta: appena qualche curva e poi raggiungo un punto dove si scavalla e si apre la vista sulla Garfagnana. Fantastico! Viene proprio da pensa re che l'Italia è uno scrigno di bellezze di ogni genere (paesaggistiche ed artistiche, per tacere del resto) concentrato in un fazzoletto.
 


Uno scenario grandioso ed inaspettato, prima di scendere con la SP71 verso S. Pellegrino in Alpe. Si sbuca in una piazzetta dove ci sono tante moto parcheggiate e i tavolini all'aperto. Subito dopo aver passato questa piazzetta la discesa diventa molto ripida e ci sono alcune serie di tornanti chiusi e molto stretti, molto ravvicinati: per fortuna non salivano macchine da sotto. Tutto si fa, per carità, ma mi ritrovo a pensare di essere contento di aver scelto di rimuovere le valigie alla Stelvio: ne guadagno in traiettorie e spazi di manovra per curvare! La discesa è estremamente panoramica fino a Castelnuovo di Garfagnana, dove mi immetto sulla provonciale in direzione di Piazza al Serchio. Qui ci sono tante curve e pochi spazi per levarsi di torno i veicoli più lenti: in altre occasioni questo mi aveva tolto il piacere di fare questa strada. Questa volta però il traffico è poco e qualche spazio in più c'è. A Piazza al Serchio prendo a destra, seguendo le indicazioni per il Passo di Pradarena. 
 
 
Altra strada senza nessuno!!! Mi compiaccio dentro di me per la scelta del percorso: di sabato, con la bella stagione, le strade sono spesso ostaggio del traffico e anche, seppur senza farne una malattia, di motociclisti poco disciplinati. Finora sono riuscito ad evitare tutto questo! Fondo stradale impeccabile e panorami che a tratti ricordano alcune strade dolomitiche.
 


L'ultima volta che ero stato al Passo di Pradarena ero con gli amici del Forum Guzzi Stelvio e c'era la neve. Soprattutto, però, c'era con noi anche Alessandro CP: questo renderà sempre il ricordo di questo passo indelebile.
 

    Sarai sempre in giro con noi, Ale

Siccome ho un certo languorino, mi fermo per una breve sosta e per mangiare un panino nel bosco vicino al rifugio.


Passo anche da Ligonchio, il paese della mitica Iva Zanicchi!

 

A sensazione avrei detto che raggiungere Castelnovo ne' monti dal Pradarena sarebbe stata più breve. Invece mi sembra un bel po' di strada. Supero anche Villa Minozzo e in lontananza, mentre guido nella più totale solitudine, si vede la Pietra di Bismantova, che Dante rende immortale nella Divina Commedia paragonandola alla salita del Purgatorio.

Finisco con il passarci proprio sotto. Proseguo cercando di tenermi il più a nord possibile, in modo da rientrare sulla direttrice principale non già a Reggio Emilia, ma più su, in zona Parma. Questo abbrevierà il tratto finale di "pallostrazio", riducendolo ad 1 sola oretta scarsa. Infatti, sempre trotterellando tra gli stabilimenti delle piccole aziende casearie del Parmigiano Reggiano, scendo verso Vetto e passo il fiume Enza. Di qui, ancora verso Neviano degli Arduini (strada ancora piacevolissima!!) ed oltre il torrente Parma, per raggiungere Langhirano, una delle zone di eccellenza alimentare con il suo prosciutto noto in tutto il mondo. Un ultima suggestione, regalata dal castello di Torrechiara.

Poco più di 24 ore dalla partenza al rientro. Eppure nel mezzo ci sono stati talmente tanti cambi di contesto, talmente tante strade e curve, talmente tanti pensieri e suggestioni, da aver staccato completamente dalla quotidianità, al punto che sembrano passati 3 giorni. La chiamo "mototerapia", e secondo me dovrebbe avere dei fondamenti scientifici!

La Stelvio va avanti inarrestabile!

Qui la traccia gpx: 
 
 

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