domenica 10 marzo 2019

9 e 10 Marzo tra Rovereto, Passo Menadòr, Valstagna e Laguna veneta

Questo è un giro nato davvero per caso: si voleva solo guardare la partita del Milan. E invece... Partenza verso le 8.15.

Stelvio operativa di buon mattino

Lascio l'autostrada A4, per fortuna, a Peschiera, per imboccare la superstrada SR450 a scorrimento veloce che mi porta rapidamente in zona Affi. Di qui, seguendo le indicazioni per Trento, ci si immette sulla SS11 che costeggia il fiume Adige.

Sulla sponda destra dell'Adige

Per molti km la statale non si discosta dall'A22 del Brennero, ma il piacere di percorrere questa strada è decisamente superiore.
La SS11 corre nella vallata, ai lati i monti sono sempre più alti, al bordo della strada i contadini sono impegnati con le piantagioni di viti, il traffico è poco. Sulle pendici delle montagne sono incastonati bei pasini e campanili.
Da Avio in poi ci si trova sulla SP90, che rimane scorrevole e divertente: è ondulata, le curve sempre ampie, con la Stelvio si guida "rotondi" e allegri.
Sono in viaggio da circa  un paio d'ore quando faccio una breve sosta a una decina di km da Rovereto per avvisare Jules Winnfield, in arrivo da est via Valli del Pasubio e Piana delle Fugazze.
Rendez vous: ci sgranchiamo un po' e proseguiamo ancora per un breve tratto in direzione Trento per imboccare la SS350 verso Folgarìa, dove inizia la SS349. A bordo strada di tanto in tanto c'è la neve e si vedono piste da sci sui pendii circostanti.
La strada è in ottime condizioni, si sale bene e il panorama è ormai montagnoso.
Raggiungiamo il lago di Lavarone: nonostante le temperature ormai non rigide, la superficie si presenta completamente ricoperta di ghiaccio!


Il lago è tutto ghiacciato

Proseguiamo fino a un bivio che indica Levico: con una svolta secca a sinistra di quasi 180° si imbocca la SP133 del Menadòr. Lo spazio è ristretto, passa non più di una sola auto per volta. Raggiungiamo il Passo Menadòr a 1.273 metri: posto del tutto nuovo per me.


Jules invece è già stato qui e proseguiamo. Inizia la discesa.
E' stretta e con tornanti chiusi e secchi: per fortuna proprio la strada impervia scoraggia il traffico di auto; di ciclisti nemmeno l'ombra. Mentre si scende,da un tornante in particolare chiamato non a caso "Belvedere", si può godere di una vista mozzafiato sui laghi di Levico e Caldonazzo.



Prosegendo per qualche km ancora, la strada si infila in 2-3 tunnel letteralmente scavati nella roccia. Proprio fuori da una di queste gallerie una targa ricorda che la strada venne costruita dalle truppe alpine austriache durante la Grande Guerra. Giunti ad un altro bivio, circa 2 km più in basso, decidiamo di ripercorrere la stessa strada a salire, senza scendere a Levico.
La strada, pur in buone condizioni, presenta un po' di ghiaietta in mezzo alla carreggiata. La bassa andatura comunque fa sì che, prestando un po' di attenzione, non si abbiano problemi. Certo che non distrarsi per posare lo sguardo su questi panorami stupendi è difficile!


Scavalliamo di nuovo il Passo Menadòr e ci reimmettiamo sulla SS349 verso il Passo Vezzena, non distante.
Salendo vediamo distintamente i danni provocati dalla tempesta di vento del giugno 2018 che si è abbattuta sulle foreste di pini di queste montagne: centinaia, migliaia di alberi spezzati all'altezza del tronco o letteralmente sradicati, abbattuti con le radici rivolte verso il cielo. E' uno scenario impressionante.
Sul Vezzena c'è la neve, ma la temperatura è sugli 8 gradi: abbiamo l'abbigliamento adatto e quindi non c'è problema.


Sul Vezzena tracce del devastante tornado di giugno 2018

Tranquilli torrenti sul Vezzena tra i campi innevati

Proseguiamo verso l'altopiano di Asiago tra le cicatrici profonde della foresta, finchè la strada si apre e lo sguardo può spaziare sul vastissimo altopiano.
La strada, non sto nemmeno a ripeterlo, è ovunque in ottime condizioni: si può guidare senza pensieri, godendosi le curve e il panorama. Superiamo Asiago, sullo sfondo il monumentale arco commemorativo della Grande Guerra, ci lasciamo alle spalle Gallio e nei pressi di Foza voltiamo a destra.
La SP73 della Val Franzela, ben tenuta come tutte le strade di queste zone, è un susseguirsi quasi ininterrotto di tornanti (sono 20, numerati uno per uno) a scendere verso il paese di Valstagna. L'avevo fatta diversi anni fa e mi era rimasta impressa. Ricordo che all'epoca stavano provando il percorso di un rally, ma non avevano chiuso il transito: vidi auto lanciatissime con un pericolo enorme per chi si fosse trovato a percorrere la stessa strada.
Comunque in questo caso si scende tranquilli, senza rischi, ed è bellissimo.
In fondo ci si congiunge con la SS47 della Valsugana.
Poco più avanti ci fermiamo per mangiare un boccone.

Plachiamo anche la sete

Due chiacchiere con il proprietario di una Griso verde e si riprende la strada.

Bassano la sfioriamo appena e poi, svelti, dopo Castelfranco Veneto raggiungiamo Badoere.
Bellissima e sorprendente la grande piazza rotonda delimitata dal portico.
A fine giornata nemmeno 400 km, ma di grande soddisfazione.


Si finisce con Nolmar che ci raggiunge, il Milan che vince a Chievo e un'ottima amatriciana preparata da Monica: fantastico!



Domenica mattina - Ci si alza con calma e si preparano le moto.


Facciamo un lungo giro per raggiungere la zona della costa, correndo tra i canali per arrivare a vedere la Laguna da Punta Sabbioni, dopo aver attraversato Jesolo.



Vediamo il Mose, nei pressi di Cavallino treporti, e poi ci dirigiamo verso Lio Piccolo (contrazione dialettale di "Lido Piccolo") e il suo pittoresco borgo. Qui in zona è pieno di coltivazioni di castràure, mi racconta Monica: sorta di germogli dei carciofi.



Il contesto lagunare è bellissimo e malinconico.

In lontananza il campanile obliquo di Burano

Guidiamo su strade che hanno l'acqua da entrambi i lati.


Un po' mi ricorda la zona della Camargue e del delta del Rodano, visti di ritorno dal viaggio in Spagna del 2016.
Le foto non raccontano a sufficienza delle suggestioni che nascono da questa visita.



Che dire: nato tutto per vedere Chievo Milan insieme, ne sono usciti 2 giorni di curve e compagnia: perfetto, come inizio della stagione primaverile.
Alla fine sono 826 km e la Stelvio supera i 96.000 km. E va sempre meglio!!!


sabato 2 marzo 2019

Inizio Marzo sul lago Maggiore

Questo sabato giratina di nemmeno 200 km, tanto per far girare la Thruxton stare con gli amici.
Un'oretta a far due chiacchiere da Magnoni, il concessionario Triumph di Gallarate, dove con Peo abbiamo potuto toccare con mano la Scrambler 1200, ultima arrivata della famiglia modern classic di Triumph.
La cosa che ci ha colpito di più è la sua imponenza: è davvero molto alta, ed anche di taglia notevole. La tiger Explorer 1200 che era accanto, pur essendo una moto di ragguardevoli dimensioni, sembrava quasi di grandezza uguale.

La nuova scrambler1200

Sia io che Peo abbiamo trovato le finiture e la qualità della componentistica di livello altissimo, con una grande cura del dettaglio. Una cosa che mi lascia perplesso è il peso del mezzo in rapporto alla funzione per la quale Triumph dichiara di averlo studiato (off-road) e in rapporto all'effettiva dotazione che va in quella direzione (cerchio da 21, raggi, mappe dedicate, sospensioni, lunghezza della forcella, cavalletto laterale più lungo, ecc..).
Infatti la moto ha tutte le predisposizioni per fare dell'off serio e non solo la classica strada bianca, a differenza delle "endurone" (termine abusato e improprio: lo ammetto) tipo GS, la mia Stelvio o similari. Inoltre, sempre visto come un vantaggio rispetto a quelle moto, è priva di tanti orpelli come le valigione o le protezioni aerodinamiche.
Dato dunque riconoscimento alle qualità della moto, essa tuttavia resta pesante rispetto alle moto da enduro vero. 
Ne deriva che se uno vuol fare enduro vero e sa farlo, probabilmente sceglie altro. Questa verrà scelta da chi ha tanti soldini da metterci (..e magari vuol distinguersi prendendo qualcosa di diverso dal "solito" GS...), non andrà a fare mai enduro (..al massimo qualche strada bianca..), e vuole passare per il grande avventuriero parcheggiando una moto di indubbio stile davanti al locale dell'aperitivo.
Se questo, per Triumph, determinerà un ritorno sufficiente in termini o di vendite o di ritorno di immagine o di visibilità, avranno avuto ragione loro.

La forcella anteriore Ohlins è uno dei biglietti da visita più evidenti di questa moto.

 Dettaglio dell'anteriore

Anche l'impianto frenante della Brembo è indice di grande attenzione al dettaglio e alla performance.

La grande ruota da 21 con raggi tangenziali

Sospensioni posteriori Ohlins con grande escursione e Metzeler Tourance. Pedane zigrinate per favorire il grip degli stivali, barre paramotore.

La parte posteriore

Un'altro aspetto che mi ha colpito è il passo, molto lungo.
Magari più avanti, quando saranno disponibili, sarebbe bello provarne una.
Dopo abbiamo preso la strada del Lago Maggiore: verso le 13 siamo arrivati a Ranco, sulla sponda orientale del Lago Maggiore. Parcheggiamo, in attesa di Matteo.


C'è grande tranquillità: il movimento si concentra più verso Angèra.


Pranzetto sulle rive del lago, sulle cui acque calme i cigni si aggirano tranquilli..



Arriva Matteo con la sua Ducati: beviamo una birra e consumiamo un pasto rapido.

La Panigale 959 è meravigliosa

Le 3 "bimbe" fanno davvero un assortimento di grande valore, anche estetico. Sono bellissime!




Anche se non è stato un giro guidato, visti i tempi ridotti a disposizione in questa giornata, è stato comunque piacevole cambiare aria per qualche ora: in questo periodo, con queste temperature, stare a casa è uno spreco!

sabato 23 febbraio 2019

A Portovenere via Appennini a Febbraio

La settimana dalle alte temperature, insolite per il periodo, ha acceso la voglia di fare km. Sento nessuno13 ieri sera e ci si da appuntamento al castello di Borgonovo Val Tidone. Meno di 1 oretta tra i campi tra Villanterio, Torrevecchia Pia e Castel S. Giovanni e ci troviamo.
Rapida colazione nel caffè sulla piazza.
Stamane non è così caldo come nei giorni scorsi, dopotutto.
Ho voglia di ripercorrere le tracce del giro di metà gennaio, quando ho sdraiato la Stelvio, con la ferma intenzione di portarlo a termine, questa volta!

Le moto a Borgonovo

Ci dirigiamo verso la Val Trebbia e Ponte dell'Olio, dove risaliamo la Val Nure oltre Farini. Stavolta prendo la giusta direzione per Chiavari, sulla SP8 che sale al Passo Pianazze.
Sempre qualche sprazzo di neve resiste.


Ripercorriamo il brutto tratto di strada che va verso il Passo Montevaccà e scendiamo su Bedonia.
Quando ripasso sulla curva dove scivolai a metà gennaio la mia mente indugia un attimo e rivive quel momento, ma passo oltre e torno a concentrarmi sulla guida. Arriviamo a Tarsogno. Stavolta prendo a destra per il bivio che porta al Passo Cento Croci. La strada, la SP523, è all'ombra e guidiamo tranquilli e circospetti. In cima al passo il confine tra Emilia Romagna e Liguria.


Nelle campagne circostanti il passo c'è ancora neve

Grandi pale eoliche al valico

Si lascia la provincia di Parma

Inizia la discesa verso la Liguaria e la temperatura è completamente diversa. Inoltre ci si gode la lunga strada verso valle con il sole di fronte. Giù il visierino parasole ed è solo un piacere!
La SP523 fino a Varese Ligure è davvero divertente. Ricordo che subito dopo il paese ci sono un paio di benzinai: la Stelvio ha sete e devo rifornire. Ma 1,73€/litro è davvero troppo: faccio giusto il minimo necessario per arrivare a destinazione: rifornirò dove è più economico!
A S. Pietro Vara si va a sinistra, immettendosi sulla SP566 della Val di Vara, seguendo le indicazioni per La Spezia. La strada qui non è nulla di particolare, corre svelta e abbastanza anonima lungo il corso del fiume Vara. Poco prima di La Spezia, mentre costeggiamo il fiume magra, nei pressi del bivio per le Cinque Terre incrociamo un motociclista in difficoltà.
La sua Ducati Monster è ferma e non ne vuol sapere di ripartire. Nessuno13 ha i cavetti e prova a dargli una mano collegando la batteria a quella del suo KTM, ma non c'è verso. Anche con un ponticello a scavalcare la bobina, la moto non vuol saperne di accendersi. Non c'è soluzione, purtroppo, se non portarla in officina.

Stavolta non andiamo alle Cinque Terre

Proseguiamo per La Spezia costeggiando il fiume Magra. Prima di arrivare al mare, si volta a destra e si segue la strada verso Portovenere, ben indicata.
Il tracciato ricorda quello della Costiera Amalfitana, da cui si gode la vista di insenature e promontori a picco sul mare. L'andatura è condizionata dal traffico, ma qui non serve andare svelti. A sinistra si vedono le navi della Marina Militare ormeggiate. Superiamo anche la zona del castello di Varignano, dove c'è la base del Comsubin, il reparto incursori della Marina Militare.
Qualche km ancora e siamo a destinazione. Che bello vedere il mare così da vicino!
Parcheggiamo le moto proprio sul lungomare.

La giornata è meravigliosa

Portovenere vista dal piccolo molo del lungomare

Pranzo di mare, ovviamente

Ci godiamo la temperatura mite e l'amenità del luogo, ma è ora di riprendere le moto per tornare verso casa, purtroppo.
Si va di strada statale della Cisa: c'è ancora voglia e tempo per fare qualche curva! Ripassiamo anche dalle strade di Pontremoli dove soggiornammo la prima sera del viaggio di giugno 2018, il dove ci va Tour
La Cisa è trafficata nella prima parte, ma dopo, quando si sale, davvero non c'è nessuno e la strada è in ottime condizioni: un gran divertimento!!! Arriviamo in cima che sono quasi le 17.

Sul passo della cisa le ombre sono già lunghe

Solo poco prima di fermarci mi accorgo che la temperatura è vicina agli zero gradi!! Non mi ero accorto di niente!
Il termometro indica tra 0° e 2°

La discesa verso Berceto è lunghissima. Cerchiamo di mantenere basso il ritmo, perchè dal versante emiliano c'è l'ombra e la strada è umida. A bordo strada c'è neve per molti km. Non incontriamo anima viva e la vista sulla Val di Taro è bellissima.
Arriviamo a Fornovo intorno alle 17.30. Prenderemo l'autostrada per arrivare a casa in orario decente.
Ci salutiamo qui, con nessuno13.
Lungo la A1 c'è tempo per un'ultimo, suggestivo scatto ad immortalare un tramonto caratterizzato da mille sfumature di rosso e dal contrasto con l'azzurro.
 
Verso casa al tramonto

Al rientro sono oltre 500 km, con la Stelvio che ha passato anche i 95.000 km!


500 km - Fino a Portovenere via Appennino parmense

sabato 9 febbraio 2019

A Febbraio si torna in sella, giro al Lago di Mergozzo

In settimana arriveranno le valigie nuove per la Stelvio, ma già stamattina passo da Millepercento.
Ho chiesto a Tiziano di procurarmi un kit paramani nuovo ed è arrivato: passo a Verano per sostituire il paramano destro danneggiato. 
Ieri sera ho sentito Peo e siamo intesi: se l'operazione di sostituzione va liscia, lo raggiungo e pranziamo insieme.
Da Millepercento va tutto liscio, due chiacchiere con i ragazzi dell'officina e sono pronto a mettermi in marcia. La giornata è davvero splendida e non c'è occasione migliore per rimettere le ruote in strada. Devo andare verso ovest, passando dalle zone di Malpensa e risalire poi verso la zona di Arona, costeggiando il lago Maggiore. L'autostrada qui non è  pagamento, quindi viene utile per essere in tempo all'appuntamento di mezzogiorno. Il percorso non è niente di che, quindi non mi soffermo. Avrei voglia di fermarmi in una piazzola sull'autostrada A26 dalle parti di Meina per godere dello scorcio del lago e fare una foto dall'alto, ma sarà per un'altra volta.
Giungo a Mergozzo: un semaforo regola l'afflusso alla zona del lungolago. E' scenografico raggiungerlo arrivando da una stretta viuzza in discesa, con la vista che si apre.

La Stelvio sul lungolago, a Mergozzo

Peo mi scrive che sta ripartendo da Stresa: nel giro di una ventina di minuti dovrebbe arrivare.
Nel frattempo approfitto per scattare qualche foto.

Il luccichìio dei raggi del sole riflessi sulle onde del lago

Faccio quattro chiacchiere con un gruppo di ciclisti che mi chiedono di scattare loro una foto di gruppo. Sono anche loro contenti per le belle temperature.

Anatre dai colori sgargianti

Dopo una mezzoretta arrivano anche Peo e Matteo: sono entrambi con le loro Ducati Monster 1200 nuove. Veramente molto belle, in entrambe le colorazioni.
Le due Monster in riva al lago


E' ora di pranzo.
Purtroppo il pub dove Peo solitamente pranza quando passa da queste parti è chiuso. Ci guardiamo intorno e la scelta cade su un ristorante sulla piazzetta, sotto i portici: "La Fugascina".
Entriamo, ben accolti dal personale nonostante l'abbigliamento ingombrante e i caschi. Sistemiamo tutto e prendiamo posto in uno degli ambienti, che ricorda una cantina. Le pareti, tutte in mattoni a vista, sono coperte da scaffali ricolmi di bottiglie dei vini più svariati.
Molto buoni i tortelli con il manzo.

Poi mi faccio convincere anche a prendere una coppa di mascarpone, e non me ne pento affatto. Basta però: le giornate sono ancora cortine e tocca rimettersi in strada. Salutiamo Matteo che deve rientrare a lavoro e deve lasciarci prima.
Io e Peo torniamo verso la zona di Malpensa e ci salutiamo al volo.
La Stelvio "gira" perfettamente, "tonda" come ultimamente mi ha abituato: è incredibile la sensazione che mi trasmette di andare sempre meglio con l'aumentare dei km percorsi.




sabato 12 gennaio 2019

In giro per l'appennino parmense a metà gennaio

Siamo alla metà di gennaio e la voglia di evadere per andare a cercare qualcosa di diverso, come il mare, per esempio, è una spinta forte.
A consolidare questo proposito ci si mette anche il clima, relativamente mite per il periodo.
Ieri sera non avevo ben chiaro ancora cosa avrei fatto, quindi stamattina mi sono alzato con una certa calma. L'idea matura solo nel preciso momento in cui esco dal garage per prendere una direzione.
Giù verso la Val Tidone e i campi che portano verso Torrevecchia Pia, per raggiungere Borgonovo Val Tidone e voltare a sinistra. Decido di raggiungere la Val Trebbia e di qui di passare in Val Nure. 
Le strade sono in condizioni buone, ma conviene prestare attenzione al sale sparso in abbondanza, specie in alcuni tratti. Per fortuna questo primo tratto di strada, in orari con temperature ancora rigide, è esposto al sole.
Raggiungo Ponte dell'Olio dopo aver percorso un tratto di Val Trebbia e seguo la SS654 della Val Nure. Raggiungo Farini e il ponte che attraversa il Nure e dopo alcuni km c'è un bivio: a sinistra è indicato Chiavari, a destra c'è un ponte e si prosegue lungo la SS654. Vado a destra e proseguo seguendo il navigatore per alcuni km. a un tratto mi fa lasciare la strada principale per portarmi su una stradina che, secondo i suoi piani, dovrebbe ricondurmi alla traccia inizialmente calcolata. Peccato che questa stradina sia poco più di un sentiero, con una patina di neve a coprire quasi tutta la larghezza della sede stradale. Inoltre finisce in un piccolo borghetto di case di campagna, dove il tracciato di un vecchio sentiero si intuisce appena. E' evidente che ho sbagliato strada.
Torno indietro di un paio di km, mi reimmetto sulla SS654 e torno indietro, al bivio nei pressi del ponte: è lì che mi ero sbagliato e avrei dovuto seguire per Chiavari, appunto.
Beh, ho perso almeno mezz'ora e la cosa, vista la destinazione che ho in mente, mi instilla alcuni dubbi sull'opportunità di arrivare in fondo. Vedremo.
Proseguo su questa strada, la SP8 che va in direzione di Bardi. E' molto panoramica e anche piacevole, ma dopo pochi km il fondo stradale diventa molto rovinato, con improvvise irregolarità e con tratti del tutto senza asfalto. A questo si aggiunge la sporcizia, con terra e residui del transito di trattori. 
Ogni volta che faccio questa strada, la trovo messa così male: da un certo punto di vista so quindi cosa aspettarmi e sono prudente. Raggiungo il Passo Pianazze.

La Stelvio al Passo Pianazze 

Questo tratto di strada è all'ombra e ci sono residui di neve sui bordi. Anche più avanti si presentano immagini suggestive di rivoli di acqua ghiacciati.

Il freddo permette di vedere scorci suggestivi

Da qui in avanti la strada diventa ancora più rovinata: diversi km nei quali conta solo prestare attenzione e arrivare dove le cose migliorano un po'. Peccato, perchè il tracciato sarebbe bello e pieno di belle curve. Supero Pinteceno e proseguo raggiungendo il Passo Montevaccà: un po' scomodo accostarsi, visto il dosso cieco e la curva, ma non c'è in giro nessuno e trovo il modo di accostarmi senza rappresentare un rischio. Ero stato qui anche in altre occasioni. Una in particolare una volta con Peo e Ste Rouge.

Al Passo Montevaccà, prima di Bedonia, sulla SP359R

Scendo su Bedonia e volto a destra, continuando lungo la SP359R fino a un bivio secco a sinistra che immette sulla SP24, in direzione di Tornolo prima e Tarsogno poi. 
La strada, dopo il primo tratto iniziale un po' rovinato, è proprio piacevole e si guida bene. In queste ore è all'ombra, ma la temperatura non sembra rigida e l'asfalto è buono. Guido rilassato, non spingo, ma improvvisamente, qualche km prima di Tarsogno, in una curva a sinistra, in salita, mi parte la ruota posteriore della Stelvio.
Prima che mi renda conto di cosa stia accadendo, mi ritrovo a scivolare per terra. E' un attimo!
Dopo essermi scosso un attimo, verifico di non aver subito danni fisici e mi tolgo il casco. Mi siedo un attimo a bordo strada. Guardo la moto, coricata sul fianco sinistro, ma con direzione opposta a quella da cui provenivo. Ho dato un gran colpo con l'anca destra. Verifico i danni alla Guzzi: il paramano destro e la valigia destra. Non capisco come sia possibile, visto che stavo curvando a sinistra: mi sarei aspettato l'urto e i danni sul lato sinistro. Mah: forse un piccolo high-side senza rendermene conto.
Passa un'auto, mi chiedono se sono ferito, ma li rassicuro. Tiro sul la Stelvio, levo la marcia e la parcheggio. Con lo scemare della botta di adrenalina comincio a sentire, come prevedevo, la botta data con l'anca: fatico ad alzare la gamba destra non per danni alla gamba, ma per il dolore sopra il gluteo.

Commenti sulle protezioni: ho sempre dato importanza all'abbigliamento tecnico e cerco sempre di utilizzare, oltre alla massima prudenza ed attenzione nella guida, capi appropriati per proteggermi in caso di cadute. Se non avessi avuto pantaloni con protezioni (anche sulle anche!), stivali seri (non scarpe basse genericamente definite da moto..), guanti veri, paraschiena e casco integrale sicuramente me la sarei cavata meno a buon mercato. Quindi il consiglio è quello di dare sempre importanza alle protezioni!
Consiglio al motociclista: la valigia destra è seriamente danneggiata ed è da buttare. La scelta di girare con le due valigie rigide montate è ponderata: non per darsi una vaga aria di grande viaggiatore, ma perchè in caso di caduta di un mezzo così imponente e pesante, le valigie rigide aiutano ad evitare che la gamba resti sotto la moto, con conseguenze più serie. Quindi meglio il danno alla valigia che il danno fisico!

Decido di tornare a casa per la via più rapida: proseguo per Tarsogno e al bivio per il Passo Cento Croci giro a sinistra sulla SP523, per raggiungere la Val di Taro e prendere l'autostrada della Cisa. Prima però a Borgo Val di Taro è un'impresa scendere dalla moto, fare benzina e risalirvi.  Per fortuna riesco a stare in sella e la moto funziona regolarmente!

Il paramano destro danneggiato

Le 2 ore circa di autostrada passano tra pensieri e considerazioni. Sento il dolore salire, ma mi impongo di non pensarci. Andrò al pronto soccorso una volta a destinazione. Temo un problema all'anca, ma sono fiducioso che non ci sia nulla di rotto.
Una volta a casa faccio un controllo delle condizioni della moto.
Per fortuna non è pregiudicata la funzionalità della moto: oltre al paramano rotto, ci sono dei segni sulla barra paramotore destra (che, dopotutto, è là apposta per riparare il motore..) e la valigia destra è schiacciata e scorticata nella parte bassa anteriore.

La barra paramotore ha fatto il suo lavoro
 
La valigia destra è andata
Aggiornamento: rientrato dal giro, mi sono fatto accompagnare in pronto soccorso e dopo qualche ora e le lastre al bacino mi viene diagnosticata una forte contusione, con riposo di 10 gg. Tutto è bene quel che finisce bene. I danni alla moto si sistemano!

sabato 5 gennaio 2019

Inizia il 2019: Val Trebbia verso il mare e Genova

Il 2019 è iniziato da 4 giorni ed è ora di mettere le ruote della Thruxton in strada, visto che la Stelvio è "appiedata" dalle gomme ormai finite e da cambiare.
Thruxton sia, dunque!
Mi avvio sul tardi, poco prima delle 11 di un mattino davvero splendido: l'intero periodo natalizio in questa parte di Italia è stato caratterizzato da temperature rigide, ma da giornate limpide e radiose.
Mi avvio sulla SS412 della Val Tidone con il vago proposito di andare verso il mare, che altro non può essere che la Liguria. A dire il vero, per come voglio arrivarci io, evitando l'autostrada, forse i tempi sono un po' cortini, ma comunque vediamo come va.
Il bicilindrico romba allegro attraverso la campagna pavese e lodigiana: sui campi aleggia una leggera foschia. A Borgonovo Val Tidone volto a sinistra seguendo per la Val Trebbia e la temperatura rigida comincia a farsi sentire sulle mani: la Thruxton, a differenza della T120, non ha manopole riscaldate.
Arrivo da Gargnano nei pressi di Rivergaro, ma proseguo a mezzacosta fino a Travo, dove allo stop prendo a sinistra per attraversare il ponte che mi porta sull'alta sponda del Trebbia. Mi immetto sulla SS45, che in questa stagione è irreale per la totale (..e abbastanza prevedibile, in effetti..) assenza di traffico motociclistico. Devo dire che questo non mi dispiace affatto: si guida potendosi concentrare più sulla guida che sui "piloti" della domenica.
In queste ore del mattino la strada resta dal lato all'ombra: questo è evidente dai ghiaccioli sulle pareti di roccia a bordo strada prima di raggiungere Bobbio.

E' inverno, dopotutto

Dentro di me comincio a fare alcune valutazioni: forse sono partito troppo tardi e se continua con questo freddo, valicare l'Appennino non è una buona idea. Mentre considero l'opportunità di raggiungere Bobbio e valicare il Passo Penice per scendere in Oltrepò, accontentandomi di fare meno strada, comincio a percepire una leggerissima sensazione di caldo. Inizialmente penso che sia solo una sensazione, ma dopo qualche km effettivamente le mie mani cominciano a stare meglio e mi sento rinfrancato: posso continuare allora!!!
Perdipiù, superata Marsaglia e proseguendo verso Ottone, la strada passa dal versante illuminato dal sole! Anche la guida ne beneficia: "sento" meglio la moto, anche se cerco di moderarmi col gas, data la presenza di abbondante sale sulla carreggiata.
Bene: col morale alto, ora è un altro andare!

 Finalmente caldo!

Proseguo godendomi la strada e le curve: è un vero piacere. Tra l'altro hanno rifatto tutto l'asfalto e rispetto a quello disastrato che ricordavo: così è tutta un'altra musica!
Dopo Montebruno raggiungo Torriglia e prendo a sinistra seguendo le indicazioniper Boasi: qui siamo già in un altro mondo: posso godermi solo la guida, senza temere nè la strada umida, nè il sale: ci voleva! Al bivio di Ferriere risalgo verso Bargagli e Genova, reimmettendomi sulla SS45 per fare l'ultimo tratto che scende verso Genova. Queste curve sono belle e guidabili, ma spesso purtroppo c'è il traffico della vicina città. Proseguo lungo la strda che pian piano porta verso il mare.

 Si costeggia anche lo Stadio Marassi

Finalmente arrivo sulla costa. So che si fa fatica a crederlo, ma percorrendo la sopraelevata verso ponente mi sento avvolto da un piacevolissimo profumo di piatti di pesce!!! Suggestione: mah, non so, per me è stato davvero così, e la cosa mi ha inebriato!
Genova mi ha sempre affascinato per essere affacciata così sul mare, per il suo grande porto, per le grandi navi che vi attraccano e vederla mi mette sempre di buon umore. 

L'orizzonte riempie il cuore

Vado un po' avanti e indietro, lasciandomi guidare dalla curiosità: la fiera, il museo di Galata, la Lanterna.
Sempre bello vedere la Lanterna che unisce passato e futuro

E' arrivato il momento di rientrare: il tempo è limitato e vorrei arrivare a casa prima che si faccia tardi: non ho tempo per ritornare dalla via dalla quale sono sceso, quindi si va di A7.
Poco dopo essere entrato a Genova Ovest, sulla sinistra si vede il ponte Morandi, spezzato nel mezzo, dopo la tragedia del 15 settembre 2018. Risalgo i contrafforti appenninici senza spingere troppo: sto constatando come quando si guida in autostrada la posizione di guida della Thruxton fa sì che la pressione dell'aria sul collo sia maggiore rispetto a quella che si avvertiva sulla T120, dove ad essere colpito era soprattutto il busto.
Arrivo che è già buio, ma soddisfatto per aver "vinto" un bel giro in moto in un periodo dell'anno che non sempre regala queste opportunità!


Ecco il giro di oggi: Val Tidone e Val Trebbia fino a Genova








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