domenica 10 giugno 2018

2018, Giugno - Il "..dove ci va!" Tour!

Come è ormai consuetudine, anche quest'anno l'inverno era stato occasione per buttare giù un progetto di viaggio da fare tutti insieme verso la fine di maggio.
Pronte le singole tappe, pianficazione che aveva tenuto conto dei km giornalieri e delle zone interessanti, tutto col filo conduttore di arrivare in Sicilia percorrendo gli Appennini per tornare poi a nord in traghetto.
Poi il quadro nel corso dei mesi è cambiato e non ha più reso possibile la partecipazione completa e neppure il mantenimento dell'itinerario e della destinazione.
Si è trattato di reinventarsi un po' tutto. Emotivamente non è sempre stato facile abituarsi all'idea di dover smontare il piano iniziale e le suggestioni che aveva suscitato e che, allo stesso tempo, lo avevano generato. Alle volte ha quasi prevalso l'impulso di fare qualcosa in autonomia, per rimandare quanto programmato a tempi più propizi.
E' stata una bella sfida, non c'è che dire.
Alla fine, però, proprio lo spirito giusto ci ha fatto mettere in piedi un giro che ricorderemo a lungo!
Con me c'erano:
Ogeko su Triumph Scrambler 865
nessuno13 su KTM 1290
Flu su BMW R1200RS
Hollister su Triumph Bonneville 865
Max su Harley Ultra Classic
buecyb3r su BMW Urban/GS 1200
nolmar su Triumph Bonneville T120
Peo su Ducati Monster 1200S

Come si vede un bel numero, con alcuni dei partecipanti che si sono aggiunti pochi giorni prima della partenza: bel gruppo!!!

L'equipaggiamento: qualche cenno a come mi sono attrezzato potrebbe magari essere utile se chi legge cerca anche qualche consiglio. Per la Bonneville ho utilizzato il rullo da sella Tornado 2 di Enduristan, taglia M (32 litri, per spiegarsi..) acquistato tempo addietro dal fido Guido di Holeshotmoto. E' molto ben fatto, di plastica impermeabile molto resistente, dotato di vari passanti per permettere il miglior fissaggio possibile alla moto e anche per consentire di fissare sopra al rullo anche altri bagagli. L'interno rosso permette di vedere meglio cosa contiene. La comodità è anche il fatto che si carichi da sopra anzichè dal lato.
Il rullo l'ho fissato con le praticissime cinghie regolabili Rokstraps: in un attimo le slacci e scarichi la moto.
Come borsa da serbatoio, la ormai rodatissima motodetail espandibile presa anni fa su louis.de.: magnetica, con l'aggancio clic/clac da far passare intorno al cannotto di sterzo. Purtroppo non credo si trovi ancora. 

La Bonnie pronta per la partenza

Ma veniamo al viaggio.

1 giugno - Appuntamento a Pontremoli, Toscana, a valle della Cisa

In attesa di nessuno13 a Piacenza sud

Da Piacenza sud con nessuno13 si sale per Salsomaggiore e si scende su Varano de' Melegari. Di qui si passa il Taro e si sale da Fornovo verso la SS62 della Cisa: memorabile! Ha l'asfalto rifatto e nel venerdì tardo pomeriggio è lettralmente deserta. Uno spettacolo!

Breve sosta al baretto prima del passo della Cisa 

Non poteva esserci modo migliore per prendere confidenza con le curve!

Passo della Cisa

Si arriva a destinazione in una struttura bellissima, appena passata Pontremoli.

Il Podere Magaiana, appena fuori Pontremoli

Troviamo ad attenderci Ogeko e Nolmar.


Hanno già familiarizzato con l'esuberante proprietario, Federico. Ogeko ha già alle spalle il lungo viaggio dal Salento!
Attendiamo il gruppo dei piemontesi: purtroppo arrivano tardi e con loro non arriva Ron: un problema alla sua Harley nei pressi di Alessandria lo costringe a rinunciare al viaggio praticamente ancor prima di iniziarlo.

Il proprietario Federico ai fornelli prepara un'ottima cena

Dove alloggiare: noi abbiamo trovato una sistemazione fantastica presso il Podere Magaiana, appena fuori Pontremoli. E' un casale molto ben rifinito, nel mezzo di una vasta tenuta coltivata, dotato anche di piscina e di maneggio. Le stanze sono molto ampie e confortevoli. C'è un parcheggio con cancello dove lasciare le moto e il proprietario è anch'egli un motociclista. C'è anche la possibilità di cenare in loco, senza dover quindi spostare le moto.



2 giugno - Garfagnana e Mugello e si arriva in Romagna, a S. Piero in bagno

Da Filattiera, appena a valle di Pontremoli, perdiamo un po' di tempo in partenza perchè siamo alloggiati in due strutture differenti.

Benzina e pronti a muovere!

Poi il gruppo si avvia. Licciana Nardi e su per la Garfagnana.
Solitamente questa strada è tanto bella come tracciato, quanto insopportabile per il fondo stradale (soprattutto della parte più settentrionale) e per il traffico che spesso è estremamente rallentato. Questa volta ci è invece andata bene! La percorriamo in tempi ragionevoli e senza intoppi. In perfetto orario siamo a Bagni di Lucca: ormai è un passaggio che ritroviamo frequentemente nei nostri giri.

Il torrente Lima che attraversa Bagni di Lucca

Sul piazzale davanti al "solito" bar

Dopo la direzione è per un tratto di SS12 dell'Abetone, fino al bivio per la SR66, verso S. Marcello Pistoiese: la direzione è Porretta Terme.

Sosta al Passo dell'Oppio, dopo S. Marcello Pistoiese (SR66)

A Porretta c'è un gran traffico di turisti e rinunciamo a mangiare un boccone là, come invece sarebbe stata nostra intenzione. Proseguiamo per il Lago di Suviana e la scelta è perfetta.

Rapida consultazione se sostare per pranzo

Sulla sponda del lago c'è meno confusione e ci rilassiamo.

 A pancia piena c'è sempre buonumore

Le moto parcheggiate sulle sponde del lago di Suviana

Finito di pranzare, Peo saluta la compagnia per tornare verso casa. Solo una giornata, in pratica, ma credo si sia comunque divertito parecchio!
Il resto del gruppo prosegue per il bacino del Brasimone e Castiglione dei Pepoli.
Scendiamo su Roncobilaccio e risaliamo verso la Futa.

Sullo sfondo il cavalcavia della A1 scendendo da Castiglione dei Pepoli a Roncobilaccio

Questo è il fine settimana in cui il motomondiale fa tappa al Mugello: impensabile scendere su Barberino. Decidiamo di proseguire per Fiorenzuola e facciamo la strada verso il passo del Giogo. Per me è la prima volta, nonostante sia passato da queste parti spesso.
Strada fantastica!

La T120 al Passo del Giogo

 Buonumore su al Passo del Giogo

Dopo il Giogo però finiamo comunque nella zona del circuito: è completamente congestionata dai tifosi. Hanno anche modificato la viabilità. Perdiamo molto tempo ed era proprio quello che volevamo evitare!
Approfittiamo per fare benzina.

Nel caos del Mugello, almeno capita la benzinaia carina

Proseguiamo alla fine superando le lunghe colonne di auto raggiungiamo Sagginàle, Vicchio, Dicomano e Sandètole, per poi imboccare, a Londa, la strada che sale al Croce ai Mori. Purtroppo per un disguido nessuno13, nolmar e buecyb3r sbagliano strada: con Max, Flu, Hollister e Ogeko li aspettiamo per un po', ma poi saliamo al valico. La salita è una delle mie preferite.

La T120 al valico Croce ai Mori

Scendiamo su Stia, dove ci aspettano i 3. Si prosegue fino a Poppi. Avevamo trascorso qui una notte nel giro di marzo 2018. Voltiamo poi in direzione di Cesena.
La strada prevede la salita al Passo Mandrioli, sulla SR71 tra Toscana e Romagna: anche questo passo lo faccio per la prima volta.


La T120 al Passo dei Mandrioli

Poi la discesa verso S. Piero in bagno, destinazione odierna: la strada costeggia una valle caratterizzata dai calanchi.

Max con la sua Harley, tra i calanchi romagnoli

Giungiamo a destinazione dopo la lunga discesa dal Mandrioli.

Le moto davanti all'hotel a S.Piero in bagno, Romagna

A sera ci godiamo un'ottima e genuina cena, familiarizzando con lo staff del ristorante.




3 giugno - Alta valle Tiberina e si arriva nelle vicinanze di Todi, Umbria

Domenica mattina: salutiamo anche nolmar e buecyb3r che devono lasciarci. Siamo in 6, ora, a proseguire. Da S. Piero in bagno scendiamo per qualche km verso est, per poi voltare a destra e risalire la collina in direzione del Lago di Acquapartita. La strada via via diventa più stretta, ma è ottimamente mantenuta. Si sale di quota e l'aria fresca porta sollievo dalla calura della valle. Si sale sul Monte Fumaiolo, dove si trovano le sorgenti del Tevere.

Sopra il lago di Acquapartita

Una stradina scoscesa ci riporta a valle, in direzione di Verghereto. La zona è davvero molto bella: colline, quasi montagne, ricoperte di boschi.

Punto della situazione a Verghereto, SS3bis Tiberina

La SS3 bis "Tiberina" ci porta rapidamente (..ma anche circondati da piacevoli panorami montani..) verso Sigliano. Costeggiamo il lago artificiale in direzione di Motina.
Non c'è nessuno in giro!
Ci fermiamo a prendere un caffè a pochi km da Anghiari.

La Ultra Classic di Max: sosta presso Anghiàri.

Prima o poi la visiterò: finora l'ho sempre attraversata, arrivandoci da varie direzioni (l'ultima volta nel viaggio di Pasqua 2018), ma non mi sono mai soffermato.
La SS73 "Senese Aretina" ci porta rapidamente sotto Arezzo: passiamo da Palazzo del Pero e la vista sulla valle e su Castiglion Fiorentino è molto molto suggestiva.

Dalla strada che scende, la vallata con Castiglion Fiorentino

Anche la strada è molto bella da guidare.
Ci dirigiamo verso Torrita di Siena e Bettolle, per raggiungere una delle mete della giornata di oggi: Piènza.
La città è stata dichiarata patrimonio dell'UNESCO: è unica nel suo genere. La sua struttura urbanistica attuale, che nelle intenzioni dell'architetto che la concepì doveva rappresentare la città ideale, si deve a Papa Pio II Piccolomini, che là era nato, in un borgo della Val d'Orcia chiamato Corsignano.
Faccio un giro per il centro storico, le cui vie sono tutte cosparse di fiori.

L'infiorata a Pienza

La celebre piazza centrale

Le mura

La vista sulla Val d'Orcia


Non siamo gli unici motociclisti

Lasciamo Pienza per scendere verso Chianciano Terme e Sarteano.


Qui ricordo che avevamo pranzato nel corso del viaggio di ritorno dalla Basilicata nel 2015 .
Poi seguiamo per Città della Pieve e prendiamo una strada fantastica tra i boschi e i poggi che ci porta verso Montegabbione e Marsciano.



Infine a destinazione, in una splendida struttura agrituristica a qualche km da Todi.

La splendida vista sulle colline circostanti

Aperitivo a bordo piscina: cosa volere di più dopo i km e il caldo del viaggio!

Ogeko non crede ai suoi occhi

Sabaudi pronti per la cena

Dove alloggiare: posto meraviglioso l'Agriturismo Colle S. Giovanni, su un poggio nelle campagne a qualche km da Todi. Tranquillo, con una meravigliosa piscina, stanze spaziose e confortevoli. Gentilissimi i proprietari. Le moto lasciate nel cortile di ghiaia davanti alla struttura: tanto non si corre rischio alcuno. Posto dove sostare anche più giorni, per visitare la zona o semplicemente godersi il relax.



4 giugno - Verso Civita Bagnoregio. Poi puntata a nord di Roma e poi Abruzzo, a Cansano, zona Sulmona

Ieri, a bordo piscina, i piemontesi pianificavano il rientro. Erano ormai decisi: chiedevano a me percorsi interessanti da seguire e posti dove fermarsi per la sera a dormire e cenare.
Ma poi salta fuori lo spirito improvvisatore, che ti fa dire "ma perchè no?". Hollister confessa di aver sempre voluto visitare Civita di Bagnoregio. Non è lontanissimo e non porterebbe poi tanto fuori dalla strada per tornare poi verso nord. Decidiamo che Civita merita qualche km in più!
E in effetti la decisione è giusta! A Civita per 1€ all'ora parcheggiamo le moto all'ombra.
Raggiungiamo il belvedere dove la vista del borgo abbarbicato sul cucuzzolo ci attira inesorabilmente ad andarlo a visitare.

Civita Bagnoregio su una collina di tufo

La giornata calda già di suo diventerà micidiale quando con scarponi e giubbotto da moto mi avvio per la discesa che porta alla biglietteria. Si trova alla base del ponte. Poi ci si deve avviare per l'erta che porta al borgo. Diciamo che è impegnativo, soprattutto bardati a quel modo.
Una volta arrivati alle mura del paesino, ci si volta indietro: sembra incredibile essere riusciti a colmare quella distanza così scoscesa.

La salita è dura, ma vale la pena

Il paesino è uno dei tantissimi, deliziosi paesini di cui e costellata la penisola. La particolarità sta in questo accesso così singolare e impervio che, di fatto, ne ha decretato la fine come borgo abitato, ma ne ha fatto le fortune come località turistica.

L'arco di accesso al borgo di Civita

La piazza centrale con la chiesa

Sudati marci (..c'è anche la salita al contrario da percorrere!!!) torniamo alle moto. Giusto il tempo di recuperare un minimo le energie e salta fuori la prossima opzione: andare a mangiare in un ristorante a Cesano di Roma! Ce lo hanno fatto conoscere nolmar e jules winnfield: un amico di Roma ce li portò la prima volta e da allora è una delle nostre tappe fisse se siamo di strada.
Oggi non siamo affatto di strada, ma una volta nata la proposta, essa è stata accolta con un plebiscito!
Via per la bellissima salita che ci porta su per i Monti Cimini che dominano il lago di Vico. Conosciamo bene la zona avendoci spesso soggiornato negli ultimi anni, come nel giro in Tuscia del 2017. Attraversiamo Ronciglione e abbastanza speditamente, dopo aver perso i contatti tra di noi, "caliamo" verso la Capitale
Arriviamo intorno alle 13.30.

Mangiamo davvero di gusto, e anche chi non era mai stato qui apprezza decisamente.

L'interno dell'Osteria del borgo a Cesano di Roma

Grandiosa amatriciana
Menu del giorno

Alla fine scambiamo quattro chiacchiere con la simpatica signora svizzera che gestisce il locale, che è ben felice di immortalarci.

Anche il gatto si è messo in posa con noi

Torneremo sicuramente presto.
Per il momento, però, ci si saluta: Hollister, Flu e Max riprendono la strada verso la Tuscia, per poi rientrare a casa nella giornata di domani.
Rimaniamo in 3 a imboccare il GRA verso l'Abruzzo.
Lunghezza, Tivoli, e via verso l'Appennino.


Ingresso in Abruzzo sulla A25

In cielo si addensano nubi scure, verso i monti

Superato il raccordo di Torano, usciamo a Magliano dei Marsi. Di autostrada ne abbiamo avuto abbastanza: c'è tempo per riprendere un attimo fiato, benziniamo e si va verso est, direzione Avezzano.
Dopo Pescina raggiungiamo Cesoli e da qui imbocchiamo la SP60.
Come sempre, quando meno te lo aspetti, o pensi che la giornata volga al termine senza ulteriori sussulti, finiamo col percorrere i km di questa strada che salgono verso i monti.
Nessuno per strada, il fondo stradale perfetto, il panorama sempre più ampio e le curve fantastiche ci prendono la mano e il polso. Meravigliosa!!


Una divagazione su un sentiero nel bosco, che si apre su un'ampia radura

Da là si può godere di una vista bellissima verso la piana del Fùcino.
Si fa sera, abbiamo ancora della strada da fare. Continuiamo a salire finchè la strada prende a scendere con un bel tracciato sinuoso.

Procediamo lungo la discesa a motore spento: solo il fruscìo del vento

Davanti, in basso, il fondovalle, con l'autostrada e le gole di Anversa degli Abruzzi sullo sfondo

Più in basso su un cucuzzolo, il paesino arroccato di Cocùllo, famoso per la devozione a S. Domenico, la cui statua in processione viene fatta avvolgere dai serpenti.

Cocullo

Proseguiamo percorrendo la Tiburtina che con una lunga discesa porta verso Sulmona: di fronte, il massiccio del Monte Morrone, parte della Majella. Passiamo davanti al museo dei confetti Pelino, un vero e proprio vanto locale, e risaliamo ai margini della città natale di Ovidio verso Pacentro e Cansano, sede della nostra tappa odierna.

Il tramonto sui monti d'Abruzzo, a Cansano

Dopo quello che avevamo mangiato a pranzo, consumiamo anche la cena preparata dalla signora dell'agriturismo.


Ravioli di ricotta
 
Immancabili arrosticini

Per smaltire la cena, serve sedersi nel cortile, all'aperto, con una bottiglia di digestivo.
Tuttavia siamo in quota, appena sotto le montagne, e un vento tutt'altro che caldo ci consiglia di prendere la via delle brande: anche oggi abbiamo fatto tanto e c'è bisogno di riposo.



5 giugno - Si resta in Abruzzo: giro verso Rocca Calascio e Campo Imperatore, e poi Piana della 5 miglia e Castel di Sangro

Al mattino siamo ben intenzionati a tornare verso nord, per salire sul gran Sasso: sembra che il meteo sia incerto, ma essere a un passo e non andare ci sembra un peccato.
Ci dirigiamo verso Campo di Giove e Passo S. Leonardo.

Passo S. Leonardo

La strada è messa veramente male: sconnessioni, asfalto trascurato. Bello il contesto in cui viaggiamo, immersi tra i monti e il nulla, ma resta un senso di incompiutezza per via della manutenzione della strada.
Dopo essere scesi verso Caramanico, riprendiamo la Tiburtina in direzione di Bussi sul Tirino.
E' da qui che andiamo verso il Gran Sasso. Ed è qui che il KTM1290 di nessuno13 comincia ad avere problemi col liquido del radiatore: esaminando il fianchetto destro della moto, si vede che il liquido fuoriesce.
Proseguiamo la salita, con la vallata che sempre più si distende sotto di noi, per una vista incredibilmente affascinante. Si va verso Rocca Calascio.

L'antico castello diroccato di Calascio torreggia sulla valle

Continuiamo a salire, la strada resta meravigliosa, e raggiungiamo Castel del Monte: l'ultimo paese, prima della cima. Una svolta a sinistra porta alla serie di tornanti per il valico di Capo la Serra.

Valico di Capo la Serra: da qui il paesaggio si fa maestoso

Curve e controcurve, in discesa, per raggiungere la zona di Fonte Vetica. 

Il bivio per Farindola: a destra si va a Rigopiano

In un'atmosfera surreale, in totale solitudine, ci addentriamo nel lunghissimo altipiano, contornato dai monti più alti dell'Appennino.

Verso Campo Imperatore

Parte della piana del Gran Sasso

Dopo il bivio per campo Imperatore, c'è prima una breve discesa, poi un lungo rettilineo in falsopiano e infine la strada riprende a salire per l'ultima parte.


La strada è davvero divertente

Ancora tanta neve a bordo strada

Arrivo a Campo Imperatore

L'Osservatorio Astronomico

La strada una volta giunti in cima finisce: bisogna tornare indietro, al bivio, per scendere. 
Il cielo si fa minaccioso: le nuvole scendono rapide dai monti verso la piana.

In montagna il tempo cambia rapidamente

Voltiamo a destra: la discesa è lunghissima e favolosa, con curve guidate e strada impeccabile. Raggiungiamo Fonte Cerreto: qui si trovano alcuni alberghi e la base della Funivia.
Proseguiamo fino al bivio, ad Assergi. Qui nessuno13, in pensiero per il KTM, decide di salutarci: torna verso casa, a nord.

nessuno13 prende l'autostrada: arriverà a casa in serata

 Assergi: ingresso Aquilano al Gran Sasso

Siamo rimasti in 2. E' come se iniziasse un altro viaggio, a questo punto.
Superata da poco Paganica, dove ancora si vedono chiaramente i segni del terremoto del 2009 sugli edifici puntellati, indossiamo con previdenza gli antipioggia. Fa caldo, ma di lì a poche centinaia di metri si scatena un temporale che riversa tantissima acqua sulla strada.
Attraversiamo la piana di Navelli lungo la SS17 assomigliando a 2 aliscafi.
Poco dopo la deviazione per Popoli per fortuna smette di piovere e ci liberiamo degli antipioggia.

Lego il mio impermeabile alle cinghie del rullo da sella, in modo che si asciughi

Poi iniziamo la lunga discesa di tornanti che porta al fondovalle, a Popoli.
Laggiù il sole splende di nuovo. Seguiamo per Sulmona e mentre stiamo per iniziare la salita per Pettorano sul Gizio il cielo, davanti a noi, torna a coprirsi di nubi nere e minacciose.

A Sulmona il cielo è non promette nulla di buono verso le montagne

Poco dopo affrontiamo sotto la pioggia battente la lunga salita, peraltro piacevole e molto veloce (per chi lo conosce, ricorda un po' quella che porta al Passo del Sempione). Fa caldo, al punto che dall'asfalto si alza il vapore dovuto alla pioggia. Percorriamo il lungo tunnel e sbuchiamo sulla Piana delle Cinque Miglia.

Verso Roccaraso

Le nuvole sembrano essere rimaste un po' indietro: attraversiamo il lungo altipiano. Sulla destra la zona sciistica dell'Aremogna, poi sulla sinistra il paesino di Rivisondoli e poco più avanti Roccaraso.
Seguitiamo con la strada larga e scorrevole verso il paese di Castel di Sangro, qualche km oltre Roccaraso in direzione del confine con il Molise.
Non abbiamo ancora deciso dove fare tappa. Saranno le 3 del pomeriggio quando ci sediamo in un bar per riporre gli abiti da pioggia e consultare le mappe.
Sarà il sole tiepido che ci fa impigrire, sarà il temporale che ci insegue che ha reso di nuovo minaccioso il cielo, sarà che per oggi abbiamo comunque già visto dei gran bei posti e la voglia di curve ce la siamo tolta: fatto sta che in un baleno ci troviamo concordi nel decidere di fermarci a Castel di Sangro: in fondo è una stazione climatica dove qualche buona sistemazione si trova anche all'ultimo momento.
Troviamo a un prezzo risibile una stanza in un bell'albergo dotato di tutti i comfort: telefoniamo per avvisare che arriveremo nel giro di un quarto d'ora. Una volta in reception ci viene fatto anche il passaggio a prezzo invariato ad una stanza di livello superiore e con poco più di 10€ alla sera ci viene anche servita la cena.

Moto parcheggiate e riprende a piovere

Un aperitivo a bordo piscina concretizza una perfetta conclusione di giornata.

Dove alloggiare: a Castel di Sangro non mancano le sistemazioni. Noi abbiamo trovato questo Sport Village Hotel & SPA un paio di km fuori città, in un'area attrezzata con piscine, impianti sportivi e campi da tennis. Volendo si può anche cenare. Non c'è rimessa interna per le moto, ma le si lascia nel piazzale recintato dell'hotel, senza alcunissimo rischio. Va detto, per chi volesse considerare questa sitemazione, che per raggiungere il centro di Castel di Sangro bisognerebbe riprendere le moto.



6 giugno - Tocca alla Campania: si va verso Forca d'Acero e la Val Comino. Poi Cardito e Venafro e si sale sul Matese. Quindi Bojano e su verso Pietraroja e Telese Terme.

Stamane il cielo è di nuovo sgombro.
Ieri sera abbiamo fatto un po' di piani e oggi facciamo strade che in parte non ho mai fatto neanche io.
Ripartiamo da Castel di Sangro e dopo aver fatto benzina proseguiamo lungo la SS83 "Marsicana". Un lungo rettilineo porta verso il paesino di Alfedena. Poi la strada diventa vivace e piacevole. Fondo stradale impeccabile. Da Caramanico Terme, ieri mattina, in avanti non possiamo assolutamente lamentarci delle strade percorse in Abruzzo.
Si raggiunge il bel paesino di Villetta Barrea. Di fronte, in basso, il lago: nelle belle giornate i monti di fronte si riflettono nelle sue acque verdi creando un effetto specchio indimenticabile.
Proseguiamo per Opi, dove iniziamo a salire lungo la SR509 di Forca d'Acero, verso il confine tra Abruzzo e Lazio.

Il piccolo abitato di Opi, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, visto dalla SR509 di Forca d'Acero

La strada che ci porta su a Forca d'Acero corre tra i boschi ed è favolosa. Il fatto che non ci sia nessuno in giro ce la fa apprezzare ancora di più!


Anche un adesivo del Moto Guzzi Stelvio Club

 Forca d'Acero è anche accesso al Parco d'Abruzzo dal versante laziale

La discesa verso la Val Comino ci avvolge con una nebbia autunnale, attraverso la quale si profilano anche alcune mucche che provano a pascolare in mezzo alla strada: non credo trovino molto per saziarsi.

 Nebbia in Val Comino

Svariati tornanti ci portano a San Donato Val di Comino. Poi rapidamente la SR509 si snoda verso Atina. Non siamo lontani da Cassino, ma qui una svolta secca a sinistra ci immette sulla SS627 della Vandra.
Che dire: una strada eccezionale, che corre tra i boschi e presenta improvvisamente tornanti secchi, anche in sequenza! In certi tratti sembra quasi di percorrere il famoso "cavatappi" di Laguna Seca! Memorabili le curve a S. Biagio Saracinisco! Poi costeggiamo il lago Selva, seguendo sempre la statale della Vandra in direzione di Cardìto. Si passa così il confine tra Lazio e Molise. Scendiamo verso Filignano e Pozzilli, perchè la nostra direzione è Venafro. Come più volte ho potuto constatare quando passo di qua, il traffico sulla strada principale (la SS85) è sempre intenso e anche abbastanza disordinato. Per fortuna, tuttavia, è solo un breve tratto, prima di voltare a sinistra e riprendere una buona andatura fino alla svolta per Capriati al Volturno. Tra le campagne raggiungiamo i piedi del massiccio del Matese.

Lo scenografico arco di Fontegreca, prima di salire sul Matese

Un lungo rettilineo di un paio di km. Poi la strada sale rapidamente, sul fianco del monte: mi ricorda un po' certi tratti delle prealpi bergamasche. La vista dalla montagna che si stacca nettamente dalla pianura circostante è molto suggestiva.

I tornanti e in basso il rettilineo da cui siamo partiti

Proseguiamo verso Letino, costeggiando il lago di Gallo.

La vista del Lago di Gallo

 L'ingresso dell'abitato di Letìno

Queste zone le avevo già percorse nel giro del 2015 con Nolmar.
I posti sono letteralmente deserti, c'è la quiete più totale e il traffico è nullo. Poco più avanti, dopo aver scavallato, ci si para davanti un altro lago.

Il Lago del Matese, nel mezzo dell'omonimo parco naturale

Continuiamo sulla SP331 verso Guardiaregia. Alcuni tratti non sono il massimo quanto a manutenzione del fondo stradale, ma ci sono anche altri aspetti che valorizzano un giro in moto: la sensazione di essere soli tra quei monti è molto suggestiva!
Raggiungiamo un porto sicuro per il pranzo, il Ristorante La Quercia, nei pressi di Vinchiaturo, sulla SS87. Ci abbiamo già sostato un paio di volte: la prima in occasione del viaggio del 2014 in Salento.

Gonzo non ci fa mancare il suo supporto

La catena lenta della Scrabler di Ogeko è l'occasione per un rapido passaggio a casa di Gonzo, che ci accoglie con tutti gli onori. Un grande, come sempre!!!!

La sua bellissima Bonnie "special"

Riprendiamo la strada per tornare sui monti: direzione Pietraroja, andamento lento per goderci il giro con calma. Scavalliamo il massiccio del Matese e raggiungiamo il centro termale di Telese, dove poche ore prima abbiamo prenotato per la sera. Troviamo da dormire in un albergo dallo stile liberty, tipico delle strutture termali e non possiamo lamentarci di nulla.
Il passaggio a Telese terme è anche l'occasione per rivedere Keir, che non vive troppo lontano: ci raggiunge e ceniamo insieme (abbastanza frugalmente, in verità..).

 Keir ci prende e ci porta in giro: grande!

Le moto ci aspettano al sicuro, parcheggiate proprio sotto la camera!


Sempre bello rivedere gli amici!



7 giugno - Attraverso l'Irpinia, verso il Lago Laceno e la Basilicata, con le Cascate di S. Fele e il Castello di Lagopèsole, fino in Puglia, a Gravina

Al mattino una bella colazione e si riprende il viaggio. A dire il vero si procede un po' a rilento: ieri sera abbiamo elaborato un percorso fin troppo tortuoso e le strade su cui ci porta googlemaps sono praticamente delle mulattiere. Per fortuna non sono con la Stelvio questa volta, perchè effettivamente in certi tratti sarebbe stato impegnativo gestire quel peso in certe manovre a velocità zero e spazio ancora più esiguo.
Comunque godiamo di bei panorami ugualmente!

Da Vitulano la vista spazia verso il Sannio e l'Irpinia

Fa già caldo mentre tra le campagne andiamo verso il Monte Taburno. Il ritmo è davvero troppo rallentato dal tipo di tracciato.
Per questo decidiamo di scendere a valle e superare un po' alla svelta l'area di Benevento. Raggiungiamo Chiusano S. Domenico e di qua la strada si addentra in una zona del tutto nuova per me. Lungo la SS400 di Castelvetere raggiungiamo Ponte Romito e scendiamo a sud verso Bagnoli Irpino. Non c'è quasi nessuno in giro e la strada non è messa benissimo. Nei dintorni raggiungiamo il Lago Lacèno: si tratta di uno specchio d'acqua dall'aspetto acquitrinoso, che si apre in uno spazio tra le colline.

Costeggiando il Lago Lacèno

Muoviamo verso Lioni, dove a dire il vero perdiamo un po' l'orientamento. Alla fine comunque a senso riusciamo a scendere rapidi verso Materdomini e seguiamo le indicazioni per Muro Lucano.
Nel farlo, ci troviamo a percorrere la SS381, una vecchia strada statale tra i campi, veramente entusiasmante.

Bivio SS381 con SS7

All'incrocio con la SS7 invece di seguire per Muro Lucano, proseguiamo sulla stessa strada: ci piace e ci dirigiamo verso Bella, prima e San Fele, dopo.
Ogeko ha sentito parlare di una cascata in questa zona: basta un cenno e decidiamo di andare a vedere! Lasciamo il paesino di San Fele salendo verso sinistra. La strada si inerpica con un bel tracciato curvoso e raggiunge un altopiano.
Troviamo le indicazioni!

Uno degli accessi alle Cascate di S. Fele

In realtà non si tratta di una sola cascata, ma di una serie di cascate, alle quali si accede da vari punti lungo la strada. Ci si addentra nel bosco (che fatica con l'abbigliamento da moto!) e dopo qualche centinaia di metri ci si può abbandonare alla frescura dell'ombra e al freddo dell'acqua: berla direttamente dal torrente e sciacquarcisi il viso accaldato è tutt'uno.


Dobbiamo riprendere la strada, ma le freschissime acque del torrente da cui nascono le cascate ci rinfrescano ancora dopo un po', quando ci dissetiamo abbondantemente da una fontana. Troviamo alcuni abitanti della zona che - fortuna loro! - sono giunti con delle cassette di bottiglie di vetro da riempire. Che bello: acqua che più naturale non si può!
La SS658 in direzione di Atella è svelta, ma divertente. Siamo in Basilicata e l'atmosfera, il colore dell'aria, l'ambiente che ci circondano trasmettono calore e serenità. Davanti a noi si staglia su un'altura il castello di Lagopèsole, che faceva parte delle fortificazioni fatte costruire da Federico II (..lo stesso di Castel del Monte, ad Andria).

Davanti alle imponenti mura del castello di Lagopèsole


Proseguiamo lungo questa strada che è divertentissima! Tante curve guidabili, che si snodano in saliscendi disegnati sull'orografia collinare di questo bellissimo scorcio di meridione italiano! Seguendo le indicazioni per Potenza giugiamo fino all'incrocio con la SP96, che imbocchiamo in direzione di Tolve. Bellissima la strada che nel bosco porta al Valico di Bosco la Piana, a quasi 1000 metri.

Al Valico di Bosco la piana le ombre si allungano

Non che sia a corto di benzina, perchè la T120 consuma davvero poco, ma a forza di cercare un benzinaio finiamo col peregrinare tra le colline per decine di km quando raggiungiamo finalmente una pompa su un altura, davvero posso dire che procedevo coi vapori! Fosse stata 3 km più avanti, sarei rimasto a piedi!
Comunque tutto è bene quel che finisce bene: tolta la sete alla moto, proseguiamo solleciti verso Gravina di Puglia e l'ormai abituale struttura dove ci sistemiamo ogni volta che si gira da queste parti.

Dove dormire: La Camera Ducale a Gravina di Puglia si rivela sempre ottimale: economico, ma con camere grandissime e ben arredate. Per la cena, il ristorante, di una gestione separata, permette di cenare abbondantemente con meno di 20€. Le moto si possono lasciare addirittura sotto la camera! Si è nelle campagne di Gravina, a 15 minuti da Matera e a 10 dall'altopiano delle Murge.

 Parcheggio a La Camera Ducale



8 giugno - Alta Murgia, tra i campi ricoperti di grano, e Molise, ma si dorme in Abruzzo: Vasto

Come di consueto, Gravina e la Camera Ducale sono il teatro dei saluti: Ogeko va per la sua strada, mentre io devo riprendere a guidare verso il nord.

Le strade si separano

So dove andare: fremo per superare Gravina e dirigermi verso San Magno, salendo sull'altopiano delle Murge.
Le prime curve iniziano subito sulla SP238. Poi si corre sul falsopiano, con qualche saliscendi, con i campi di grano che si alternao a boschi e muretti di pietra.

Solo la moto e la strada

La svolta secca a sinistra e poi a destra e imbocco una strada quasi interpoderale, che taglia per il lungo l'altipiano, verso nord.

Castel del Monte fa da sfondo ai campi di grano

Proseguo per Citulo e arrivo all'estremo nord dell'altopiano: Montegrosso.
Qui la strada prosegue dritta come un fuso, nella Daunia. Si va verso Canosa e Cerignola, sul tracciato della SS16 Adriatica.
Lungo la SP110si viaggia in un apesaggio magico, dove trionfa il giallo dei campi di grano e l'azzurro del cielo.

Moto, grano e cielo

Supero Ortanova e niente altro occupa il panorama che le colline ricoperte di campi dorati.

Verso Troia

Ogni volta che attaverso queste zone mi sorprendo di quanto mi conquistino e mi emozionino, quando invece la mancanza di curve e il caldo dovrebbero essere quanto di meno gradito per chi va in moto. Eppure... su di me l'effetto è di provocare emozioni che si rincorrono.
La salita verso Lucera e la SS17: faccio benzina al Tamoil e proseguo per un tratto in direzione di Campobasso. La SS645 diventa più ampia, più simile a una superstrada, con viadotti che superanno valli e colline. Seguendo i consigli di Ogeko, volto a destra sulla SS212 della Val Fortore. Seguo per Pietracatella. La strada sale tra curve e tornanti: è divertente il tracciato per raggiungere il Valico omonimo.

Passo di Pietracatella (Molise)

Proseguo ancora, con la strada che sale ancora per qualche chilometro e corre sulla cresta tra due vallate fino a Casacalenda, dove si giunge dopo un breve tratto in discesa.
Un cartello indica Guardialfiera: ricordo che c'è un lago da quelle parti e seguo le indicazioni imboccando una svolta secca a sinistra, nel paese.
La strada si rivela essere una strada di campagna, sembra come una vecchia statale abbandonata da anni e frequentata solo come scorciatoia dal tracciato tortuoso da parte solo dei locali, pratici della zona: probabilmente era la vecchia strada, la SP73b.
Deserta, non c'è un'anima, e sinceramente sono abbastanza teso perchè non solo sembra non portare da nessuna parte, ma temo anche di incontrare qualche cane randagio, o un gregge, o qualche cinghiale. Per fortuna i miei timori sono infondati e la lunga discesa, diversi km, termina su un grande ponte dal quale si gode della vista del lago artificiale di Guardialfiera, dal nome del paesino che domina lo specchio d'acqua. a un paio di km su un'altura.Vado avanti km sena incontrare nessuno, aspettandomi solo di trovare a un certo punto la strada chiusa e in disuso. Invece dopo una serie di tornanti finali finisce su un alto viadotto, che si distende proprio sul lago artificiale di Guardialfiera.

Sul lago di Guardialfiera

Di qua con un raccordo ci si immette sulla SS647 "Bifernina", che corre appunto lungo la valle del fiume Biferno. Lascio la statale per salire verso Guglionesi.

Guglionesi sul cucuzzolo

La vista del paese arroccato che svetta sui campi sottostanti ricoperti di fiori gialli è affascinante. Una volta in cima e "scavallato" verso le colline che portano verso l'Abruzzo la situazione meteo si conferma quella che era stata dipinta dalle previsioni: sole fino alla Puglia e perturbazione temporalesca importante di qui in avanti.
E infatti il cielo si riempie di nuvole cariche di pioggia, si alza un vento fortissimo e giunto nei pressi di Montenero di Bisaccia decido di scendere verso la costa Adriatica. Prima però indosso gli abiti antipioggia: dopo la lezione ricevuta a marzo sotto il Croce ai Mori non voglio farmi cogliere impreprato ancora una volta

Il cielo è gonfio di pioggia e l'Adriatico spazzato dal vento

A Marina di Petacciato mi immetto sulla SS16 Adriatica. Forti raffiche di vento stanno preparando il temporale. A Vasto Marina inizia a piovere.

Fine del viaggio di oggi: Vasto

Decido che per oggi km ne ho fatti, soddisfazioni il percorso me ne ha date: ci si può fermare in famiglia, in terra d'Abruzzo, per stasera.



9 giugno - Colline pescaresi, Penne e Cellino Attanasio, Teramo e Civitella del Tronto, Arquata e Colline Teramane e su, coi Sibillini a Ovest, verso Amandola e Camerino. Poi ancora verso la Romagna

Continua la risalita verso nord. E' una giornata meravigliosa e l'orario è perfetto per tornare a percorrere il tratto di SS16 adriatica che corre da Vasto lungo la Costa dei Trabocchi, fino a Ortona.
Insenature e calette nascoste e, sul mare, i Trabocchi, le caratteristiche macchine da pesca di questa parte di costa Adriatica.
Appena prima di Francavilla al Mare prendo la tangenziale di Pescara, che aggira la città a Ovest, passando sotto i colli. La lascio all'altezza del bivio per Penne. Un breve tratto di SS83, una breve sosta per un caffè e per fare il punto, poi inizio a percorrere la SS81.
E qui inizia un divertimento incredibile, tra le colline della provincia pescarese, verso nord, salendo e scendendo con tornanti perfettamente rotondi e curve filanti e guidate. L'asfalto è perfetto, il traffico praticamente inesistente: una meraviglia che dura per km e km senza soluzione!
Lascio alla mia sinistra, a ovest, l'Appennino abruzzese e il massiccio del Gran Sasso.

Sul Gran Sasso il cielo è minaccioso

Essere rimasto a valle non è stata affatto una jattura: anzi!!!

 La SS81 è favolosa!

Entro poi nella provincia di Teramo, passando da Cellino Attanasio e continuando sulla SS81 verso Villa Vomano e Teramo. Fantastico: un carosello che non finisce con Teramo, perchè seguo le indicazioni per Ascoli Piceno e il divertimento continua ancora. Raggiungo la Salaria, ma solo per un breve tratto: poco dopo Arquata del Tronto giro a destra: conosco quest'altra divertentissima strada, la SP237, e ora che ci ho preso gusto non me la voglio perdere. Continuo a divertirmi verso Comunanza e arrivo al confine tra le provincie di Fermo e Ascoli.

Quasi ad Amandola

Faccio un colpo di telefono a Stradamax: so che sta da queste parti e sarebbe bello vedere anche lui.
Sono fortunato! E' a pranzo ad Amandola! Ci troviamo in piazza: grandi festeggiamenti e pacche sulle spalle: questi incontri non programmati sono pieni di gusto!

Non avevo mai fatto una foto alla moto nella bella e caratteristica piazza di Amandola.

La T120 ad Amandola

Saluto Max e riprendo il viaggio, superando il Valico Rustici.

SP237 tra Amandola e Sarnano

Nei pressi di Camerino inizia a piovere. Entro in paese. E' ancora duramente provato dalle scosse del terremoto: sembra quasi un paese fantasma. Faccio benzina e indosso di nuovo l'antipioggia.

Lascio Camerino, ancora con le cicatrici del terremoto

Il maltempo che incombe non lascia altro spazio a divagazioni: raggiungo Fabriano e decido di seguire ora strade più dirette.
Alla sera raggiungo la Romagna: la destinazione è Faenza, movimentata da un torneo di tipo medievale che prevede una giostra in cui si scontrano i vari rioni cittadini. Alla sera sfilano nel centro storico in abiti e costumi storici.





10 giugno - The end.

Da Faenza a Bologna, per l'ultimo giorno di viaggio.

 Risalendo via S. Vitale

Attraverso Bologna, raggiungo piazza Aldrovandi e parcheggio per una foto nei pressi di Piazza S. Stefano.


Continuo salendo per Via Castiglione e salgo verso S. Michele in Bosco.

Le torri di Bologna dal colle dell'Osservanza

Infine mi lascio alle spalle il capoluogo, non prima di aver fatto tappa a Borgo Panigale.

Lo stabilimento Ducati, orgoglio bolognese e italiano 

Poi l'ultimo giorno di viaggio si consuma sulla dritta via Emilia, tra il caldo e la voglia di rientrare dopo tanti giorni da randagio. La T120 si è smazzata il suo primo tour di più giorni e ha retto egregiamente: mi ha dato soddisfazione e divertimento, mi ha regalato una parte delle suggestioni del viaggio e si è dimostrata affidabile come le sue "sorelle" precedenti.

 Km alla partenza

Km all'arrivo

Un giro di 3.280 km circa che mi ha riportato in giro per l'Italia quasi intera, tra tante regioni e tanti cenari sempre meravigliosi. E come sempre, ogni viaggio è un'esperienza unica anche grazie ai compagni di strada.
Quest'anno un grande compagno di viaggio è stato Ogeko, che su e giù per la penisola ha sempre portato carica ed entusiasmo: sei grande, mdm!!!


giovedì 29 marzo 2018

In Abruzzo per Pasqua 2018

Il mese di marzo è stato parecchio ballerino quest'anno: meteo estremamente instabile, una ricaduta d'inverno e molte piogge, che spesso si sono concentrate nei fine settimana. Il mio amico Peo, a causa di questa situazione meteorologica, sta impazzendo: morde il freno sperando che le strade si asciughino per poter scatenare i cavalli del suo Monster.
Per quanto mi riguarda, invece, è di nuovo la volta di montare in sella dopo il giro di sabato e domenica scorsi in Toscana: stavolta per le festività pasquali si scende in Abruzzo.
Mi sono riproposto di far girare la T120 molto di più quest'anno, quindi questa volta tocca a lei.
Check-list. Questa volta niente attrezzi. Nella borsa da serbatoio metto tutto quanto potrebbe servirmi, senza costringermi ad aprire il rullo da sella:
- l'antipioggia
- i sopraguanti impermeabili
- guanti di riserva
- collare di riserva
- fazzoletti di carta
- coltellino svizzero
- tiranti di riserva
- stick per le punture di insetti
- libro con le mappe del touring club italiano
- action cam
- grasso catena

Poi carico il rullo da sella e lo fisso alla moto con i tiranti: finora non l'ho ancora utilizzato e sono curioso di provare se l'acquisto fatto qualche settimana fa dal fido Guido di Holeshotmoto è funzionale come auspico.

Nota sull'attrezzatura: il rullo Tornado 2 della Enduristan è quello di taglia media, da 32 litri. Alla fine del viaggio si è rivelato estramamente pratico e funzionale. Solido, totalmente impermeabile, dotato di fibbie che permettono di regolare al meglio le dimensioni, caricamento dall'alto, interno tutto rosso che aiuta a vedere bene le cose stipate, sacca interna impermeabile con cerniera e piccola rete interna per tenere piccoli oggetti separti dagli altri. All'esterno ha una pratica impugnatura. Ho trovato molto utili i diversi passanti e ganci che servono per fissare al meglio il bagaglio. Garantito che non si sposta. Con quelle dimensioni va bene per andare via dai 4 giorni (e ne avanza..). Per meno di 4 è eccessivo.

Autostrada fino a Piacenza sud, tanto per uscire dal caos cittadino. Poi via Emilia. Tanto il traffico: pensavo che durante la settimana fosse tranquillo e invece tantissimi camion: la strada scorre lenta e anche abbastanza pesante. Per fortuna molti tratti sono stati ampliati e resi a doppia corsia per senso di marcia: almeno in quelle occasioni si riesce a recuperare un po'.. e anche a darsi una svegliata. A Modena lascio la via Emilia per la SS274, verso Sassuolo e poi seguo per Maranello.
Incontro una Ferrari bianca, in prova, tutta camuffata: vorrei scattare una foto, ma ho lasciato la action cam nella borsa da serbatoio. Pazienza.
Con la T120 il viaggio è più vecchio stile: nessun navigatore, solo il fido libro verde del Touring Club con le sue mappe stradali. Certo, si perde un po' più di tempo, ma ha il suo fascino. Del resto, ho girato così per anni..
Invece di salire per la SS12 dell'Abetone, proseguo verso Bazzano e poi Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. Di qua seguo le indicazioni per la SS64 Porrettana. Il mio proposito, tuttavia, non è quello di andare verso Porretta: una serie un po' cervellotica di rotonde nei pressi dell'uscita autostradale di Sasso Marconi mi indica la direzione per Castiglione dei Pepoli.

Da Piacenza a Sasso Marconi, via statale



Lascio dunque la Porrettana per la SP325. E' una strada scorrevole e piacevole, che corre a fondovalle, quasi parallela all'A1.

NOTA SULLA VIABILITA': Sulla SP325 In questo periodo (..ma presumo sia così da tempo..) ci sono lavori autostradali imponenti e dunque spesso c'è il fondo sporco di fango e terra portati dai mezzi pesanti coinvolti nei lavori. E' bene anche prestare attenzione agli accessi di mezzi pesanti dai cantieri.

Comunque procedo sollecitamente, il cielo abbastanza nuvolo. A Castiglione dei Pepoli faccio benzina e mi dirigo verso il passo della Futa.


Questo tratto di strada è lo stesso fatto sabato con nessuno13, solo che allora siamo arrivati dai laghi di Suviana e dal Bacino del Brasimone. La discesa verso Roncobilaccio e la salita verso il Valico della Futa sono davvero piacevoli. L'asfalto, pur essendo zona montana, è buono.
Si passa il confione tra Emilia e Toscana.


Praticamente al valico (su questa strada non è presente il consueto cartello che indica valico e altitudine) si trova un gigantesco cimitero di guerra tedesco che raccoglie i resti di 30.000 soldati caduti sul suolo italico. Se avessi meno strada da fare mi fermerei, almeno per un'occhiata.

Finalmente mi immetto sulla SS65 e si scende verso il Lago di Bilancino in circa 20 minuti. Strada ottima e curve. Di qui a sinistra, versoBorgo S. Lorenzo e Vicchio. Un'interruzione sulla provinciale 41 per Sagginale costringe ad attendere ad un semaforo per passare il fiume Sieve da Ponte a Vicchio e proseguire per Dicomano. Di qui si prosegue sulla SS67 fino a Londa.

Da Sasso Marconi via Castigilione dei Pepoli e Futa, fino a Londa



Faccio una breve sosta, per fare benzina e scrutare il cielo: diciamo che proprio davanti, verso dove sto andando, il cielo non promette nulla di buono proprio sui monti.
Tiro fuori il giubbetto antipioggia fluorescente e copro la borsa da serbatoio con la membrana impermeabile. Poi mi avvio.
Il tempo di attaccare la strada che porta sul Valico Croce ai Mori e si scatena la pioggia. Ovviamente avevo pensato bene di non indossare gli scomodi pantaloni antipioggia. Lo so, per esperienza, che non va mai sottovalutata l'acqua.. invece, da sciocco, non ho messo i pantaloni impermeabili solo per pigrizia. E ora la sconto!! Prendo tantissima acqua, che bagna completamente i pantaloni, poi le calze e infine riempie gli stivali! Nel casco partono le imprecazioni, ma "chi è causa del suo mal, pianga sè stesso!" recita il saggio detto popolare. Cerco di restare concentrato sulla guida. Devo dire che le gomme di 1° equipaggiamento della T120 danno molto affidamento: anche al giro sulle Dolomiti per il Carugo, a fine Agosto, pioveva molto ed avevano garantito un'ottima tenuta. Molto bene: almeno su questo fronte posso stare tranquillo. La mappa RAIN che ho impostato non taglia i cavalli, ma rende meno brusca l'erogazione e soprattutto attenua notevolmente l'effetto on/off che trovo abbastanza fastidioso. Salgo tra la pioggia abbondante, attraverso il bosco: se non fosse per l'inconveniente dell'acqua ovunque, la salita me la godo ugualmente. Arrivo alla sommità senza poter scattare foto: il cellulare è imboscato nelle tasche interne e non apro certo l'impermeabile per tirarlo fuori! C'è anche la nebbia, perchè sono salito dentro le nuvole.
La discesa verso Stia è lunga. Guido con dolcezza cercando la rotondità e aprendo piano in uscita.
L'obbiettivo sarebbe scavallare i monti e sbucare in Romagna, dove poi andare in A14 Adriatica. Solo che a guardare i monti, appena sopra di me, a Est, c'è poco da stare allegri. Grondo acqua ovunque, sento gli stivali allagati e vorrei evitare di tornare su un altro passo a prendere il resto.
Mi fermo allora a Bibbiena e svuoto gli stivali!

da Londa a Bibbiena attraverso il Valico del Croce ai mori



E' uscito il sole e c'è vento caldo: guido verso sud a lungo in piedi, in modo da far asciugare al massimo gli indumenti. a sinistra, verso Est, i monti continuano ad essere coperti di nuvoloni neri: lassù sta piovendo certamente. Quindi niente passo della Calla, nè Valico dello Spino, nè Passo Madrioli. Si prosegue a sud, fino quasi ad Arezzo.
Mi volto indietro: il maltempo è alle spalle. Posso andare a Est verso Sansepolcro.
Prima però mi godo la bellissima strada, mai fatta, da Giovi/ponte alla Chiassa (qualche km a nord di Arezzo sulla SR71) ad Anghiàri. Si tratta della SP43. Davvero una bella scoperta:curve piacevoli, strada ben tenuta, traffico zero. C'è anche il Valico della Scheggia come ciliegina!


Ci voleva dopo tutta quell'acqua.

Da Bibbiena ad Anghiàri per il valico della Scheggia



Attraverso Anghiàri, molto carina, e scendo verso Sansepolcro.
Il tempo corre.. e la strada da fare è ancora tanta. Arrivare al versante Adriatico da qui mi porterebbe troppo a Nord.
La soluzione è una: E45, per scendere svelto il più a Sud possibile. La Bonnie dimostra che se c'è da spingere, ne ha eccome! Gli 80 km fino a Perugia volano. Sosta benzina a Bastia umbra. Poi costeggio Assisi e la bellissima Spello. Direzione Foligno Sud, dove seguo le indicazioni per la SS77: voglio arrivare a Macerata e poi sbucare a Civitanova Marche. Saranno le 17 quando con la bonnie mi inerpico per la strada che sale a Colfiorito.
Bellissima! La ricordavo tale e tale la ritrovo! Saliscendi, tornanti, fondo perfetto, strada a tratti larga. Inoltre è deserta! Meraviglia. Mi rinfranca lo spirito. Dopo tante curve, raggiungo il Valico di Colfiorito.


Di qua si prende la superstrada. Tante gallerie, ma è tutta discesa e si va svelti. Che bello guidare con il sole lle spalle: l'ombra si proietta sull'asfalto!
Certo, ora il divertimento è minore, ma bisogna arrivare e la strada è ancora tanta. Benzina poco prima di entrare in A14 e poi, tra la luna quasi piena e le luci sul mare arrivo a destinazione che sono le 21 passate.
Sono abbastanza cotto, ma sono contento di aver portato la T120 nel mio mondo! Aveva fatto oltre 600 km in giornata in un'altra occasione, ma 840 km sono una prova di maturità per qualsiasi moto: la Stelvio e le altre gran turismo! Brava!!! Sei affidabile, come le tue "sorelle" precedenti! Ora sei un po' più "mia"!

domenica 25 marzo 2018

Marzo 2018 tra Emilia e Toscana

Tutto si decide al volo la sera prima: tra giorni di incertezze, finalmente arriva il segnale: si può partire e al diavolo il resto. Il tempo dovrebbe assisterci e un altro fine settimana in casa non lo potrei proprio reggere!!
Stelvio e KTM1290. Piacenza Sud e via Emilia fino a Reggio.
Poi lasciamo fare al Tom Tom. Inizialmente selezioniamo "percorso emozionante" che però ci fa fare fin troppi giri. Va moderato un po' nel momento in cui viene programmato.
Facciamo comunque in tempo a girare dalle parti della rocca di Canossa e a vedere i calanchi, caratteristici di queste colline. Da queste parti ero passato in uno dei primi giri con la Stelvio, a maggio 2015.
Se dobbiamo arrivare in Toscana, bisogna che tagliamo un po' certi percorsi. Quindi ridiscendiamo a valle dopo Reggio, verso Modena.
Breve sosta per il punto della situazione e poi "entriamo" verso i monti.
Iniziamo ad affrontare le salite dell'appennino modenese, diretti verso Porretta Terme.
Intorno a noi e al bordo della strada la neve è una presenza costante: è quanto rimane delle recenti nevicate della settimana scorsa, cadute copiose da queste parti.


A Porretta arriviamo che è ora di pranzo: saranno le 13.


Troviamo un pub aperto: hamburger e birra. Ci voleva!
A pancia piena riprendiamo la strada. Sempre tra strade curvose, con la neve e i panorami montani.
Raggiungiamo prima il lago di Suviana...


...poi il bacino del Brasimone.



A Castiglione dei Pepoli si prosegue seguendo le indicazioni per la Futa: lunga discesa verso Roncobilaccio e poi di nuovo su, verso il valico. Finora, nonostante siano state strade di montagna, un po' maltrattate dai freddi recenti, devo dire che le condizioni del fondo stradale sono più che accettabili. Forse un ruolo lo giocano anche le sospensioni della Stelvio, revisionate non più tardi di 1 mese fa. Bene, meglio così!
Finalmente si scavalla in Toscana! L'aria rigida diventa rapidamente più dolce e le colline, con il lago di Bilancino sullo sfondo, ci fanno salire il buonumore!
Nel pomeriggio assolato si corre bene, in direzione di Borgo S. Lorenzo e Dicomano.
A Londa ci fermiamo ad un passaggio a livello.
Come sempre, mi viene in mente quando a settembre 2010 passai di qua la prima volta con Vecchialenza: mi colpì la simpatia del macellaio. Quindi ogni volta che passo, scatto una foto alla sua bottega. Festeggia 50 anni di attività!!


Da Londa si sale per una strada che ho sempre trovato divertente: si passa attraverso il Parco delle Foreste Casentinesi, si supera il valico Croce ai mori, e si ridiscende sull'altro versante, a Stia, con una discesa bella e guidabile.
Finalmente, dopo tante ore in sella e oltre 430 km, raggiungiamo Poppi, la destinazione scelta per pernottare.


Il paese moderno si è sviluppato sulla strada a valle, ma il centro storico è su un altura, sulla quale spicca il castello con la sua torre.


Il nucleo più antico si distende tra il castello dei conti Guidi e l'abbazia di S. Fedele, una struttura benedettina, in stile romanico, che risale all'anno 1000 d.c. circa.


L'interno.


Il paese sembra quasi disabitato, pochissime le attività commerciali, quasi nessuno in giro. Ci sorprendiamo a chiederci dove siano gli abitanti: tutte le imposte sono chiuse, ma è pieno di auto parcheggiate. Misteri!
La torre del castello nel punto più alto della città.


Parcheggiamo le moto e ci sistemiamo in camera. La vista sulla valalta è molto suggestiva.


Il tramonto sui colli verso la Consuma.


Dove alloggiare: noi ci siamo trovati bene all'Albergo S. Lorenzo. E' nel paese alto, proprio sotto il castello. Ottimo rapporto qualità prezzo. Non c'è parcheggio privato per le moto, ma è talmente tranquillo il centro storico che non abbiamo avuto remore a lasciarle nella piazzetta antistante l'ingresso. Cortesia e gentilezza al mattino per la colazione che non mancava di nulla, pur non ostentando chissà cosa.

da Modena verso Porretta e il valico della Futa, fino a Londa




Al mattino la vista sulla valle dal balcone è quasi mistica, con le brume mattutine che aleggiano sulle colline circostanti.


La temperatura è ben rigida: circa 3 gradi, con le selle delle moto ricoperte da una sottile patina di ghiaccio.


Ci prepariamo alla partenza.


Dopo qualche km in direzione sud, voltiamo a sinistra per Chiusi della Verna. La strada corre tra le foreste, per pooi cominciare a salire. il fondo stradale non è mai ben messo: ogni volta che ho fatto questa strada, ho trovato il fondo sempre abbastanza irregolare. Saliamo con la neve a bordo strada fino al monastero di chiusi della Verna. Poco più avanti si raggiunge il Valico dello Spino, a 1.005 m. di altitudine.



La discesa verso Pieve S. stefano è fantastica, con bei tornantie un fondo stradale perfetto. La cosa fantastica è non trovare il minimo traffico. Questa situazione sarà una costante dell'intero fine settimana. Verso Sansepolcro e anghiari, per poi dirigerci verso Arezzo. 
Monte S. Savino, Gargonza, e poi le colline dolcissime del Chianti per risalire verso nord: uno spettacolo per gli occhi e un vero godimento per la guida in moto! E' uno dei parco giochi offerto dalla penisola, come le Dolomiti o certe strade intorno al Gran Sasso o le strade della Val d'Orcia.
Qui siamo nei pressi di Castelnuovo Berardenga.


Il 1290 va a fare un'escursione sulle strade bianche della zona.


Proprio da queste parti eravamo già passati a Marzo dello scorso anno, quando facemo anche alcuni tratti dell'Eroica.
Saranno ormai le 13 passate quando arriviamo nei pressi di Castellina in Chianti. Avevamo in mente di praznare all'Albergaccio, un ristorante dove siamo stati più volte, ma scopriamo che la domenica è chiuso. Breve conciliabolo e ritorniamo un po' indietro, verso Radda in Chianti. Siamo nei pressi della struttura dove alloggiammo in occasione del giro di Aprile 2017
Un rapido gesto d'intesa e parcheggiamo presso il ristorante La Cantina.
Tanto per cambiare, la scelta si rivela felice. Giusto una foto dell'antipasto, per dare l'idea: cinta sensese, pratomagno  e toscano dop: spettacolo!


Arriva il momento di separarci. Io sono praticamente a secco e mi fermo a fare benzina poco più avanti.


nessuno13 prosegue per la sua strada.
A fine giornata la stanchezza si fa sentire soprattutto per via dell'autostrada finale. Alla fine sono quasi 1000 km in questi due giorni. Ma che meraviglia: dopo tante settimane di attesa, finalmente dei km seri, con strade e luoghi fantastici!



220 km In giro tra Casentino e Chianti


domenica 11 febbraio 2018

Moto Guzzi e Harley-Davidson insieme, Febbraio 2018

Nemmeno 200 km, ma oggi io e Skyblue abbiamo portato in giro 2 icone del motociclismo mondiale: la Moto Guzzi e la Harley Davidson, qui rappresentate dalla Stelvio 1200 NTX e dal Road King.
Eccole sul canale nei pressi di Nosate..


..e ad Arona, nei pressi dell'Imbarcadero.


La Stelvio, che ieri mi pareva sin troppo rigida con il mono revisionato e il cambio d'olio alla forcella, oggi mi è sembrata meno dura. Il fatto che il pedale del freno posteriore funzioni, per ora, ha reso la guida ancora più tonda e piacevole.


domenica 7 gennaio 2018

Inizia il 2018: primo giro verso la Liguria

Domenica mattina, con calma, attraverso la Val Tidone e le campagne pavesi, avvolte da qualcosa di meno della nebbia e qualcosa di più della bruma.
Nei campi spogli, tra i canali di irrigazione, spuntano qua e là alcuni aironi, che con la loro livrea bianca risaltano sulla terra scura.
I percorsi in questo periodo dell'anno sono abbastanza obbligati: no Alpi, dove nevica copiosamente e le strade potrebbero riservare sorprese per via del ghiaccio. Meno pianura possibile. Unica opzione raggiungibile in giornata: le colline della Val Tidone e della Val Trebbia, provando a spingersi verso il mare.
Detto fatto. Primo giro dell'anno fino a Castel S. Giovanni, poi Travo.
Volevo spingermi fino a Pietra Perduca, sulla Val Trebbia, ma un grosso cane randagio, piantato bellicosamente in mezzo alla strada, mi sconsiglia di salire lassù: sarà per un'altra volta.
Quindi scendo verso la Val Trebbia. Le colline circostanti sono avvolte dalle nuvole.


Proseguendo oltre Corte Brugnatella, verso Ottone, si gode di una bella vista sulle gole scavate dal fiume.

Un'edicola votiva rende tutto ancor più suggestivo.


La strada, fino a Ottone e oltre, è sempre migliore. Mi godo le curve continue senza patemi, anche perchè il traffico è praticamente inesistente: fantastico!
Supero Torriglia e Laccio, e scendo verso Genova.


Poi risalgo verso Busalla e parte della SS35 dei Giovi. Poco prima di Serravalle, faccio il pieno e mi metto in A7 per rientrare prima che faccia buio.


Giro improvvisato, nato un po' così, ma che mi ha fatto divertire parecchio. Non mi dilungo ulteriormente sulla SS45 della Val Trebbia, sulle cui caratteristiche si trova in rete di tutto di più: certo che divertircisi anche in inverno è un bel regalo!

NOTA: le Continental TKC70 sono arrivate a 11.600 km percorsi: le avevo montate infatti quando la Stelvio aveva 67.600 km.
Da almeno 3.000 km l'anteriore è sempre più scalinato, come si vede nella foto: ma questo non ha comportato alcun problema di tenuta.


Come succedeva anche con le Metzeler Tourance Next, l'anteriore si consuma molto prima del posteriore: credo sia arrivato il momento di cambiare, perchè lo spesso del tassello è quasi scomparso, in alcuni punti Lo pneumatico posteriore si è abbastanza spiattellato, come si vede in foto, ma ne ha ancora un 35%.



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