domenica 15 ottobre 2017

Sul Monte Baldo.. ancora ottobre 2017

Dopo il giro di ieri verso il mare, oggi si sceglie di andare sul Garda per trovarsi a mezza strada coi Veneti. L'occasione è buona anche per andare a girare su strade da noi meno battute perchè non propriamente dietro l'angolo e anche perchè non evocano grandi "galoppate" su alti monti o su tracciati particolarmente celebri, come può essere invece per le montagne Svizzere, Valdostane o Francesi.
Con Peo l'appuntamento è sulla A4 a Brianza sud, appena dopo l'entrata di Agrate. Sono le 9 del mattino.

  
In 1 oretta, nonostante un traffico già sostenuto, siamo a Peschiera del Garda dove nella corsia di uscita ci sono già molte auto incolonnate. Per fortuna c'è spazio sufficiente per passare in moto e risparmiare un bel po' di tempo. 
Imbocchiamo la superstrada in direzione di Affi: breve sosta caffè e poi appuntamento proprio all'uscita del casello. Dopo che ci ha raggiunto Nessuno13 e, poco dopo, la Pase, ci spostiamo al grosso distributore Agip che c'è nei pressi.
Quattro chiacchiere, perchè da Est fanno un po' di ritardo ad arrivare.
Finalmente il gruppo si completa con Sago, Nolmar e Lety e possiamo dirigerci verso Nord: siamo sui rilievi montuosi tra la A22 del Brennero e il Lago di Garda, sponda orientale.
Prendiamo la SP29a e poi la SP8 in direzione di Maso e Spiazzi. Con belle curve la strada si inerpica verso Ferrara di Monte Baldo: è bella sia come fondo che come tracciato, anche se il traffico di auto è abbastanza intenso. Ne restiamo un po' sorpresi, ma forse è solo inesperienza: non bazzicando spesso queste zone, forse ignoriamo che i turisti non sono solo sulle sponde del lago. 
A Ferrara c'è una specie di fiera zootecnica e mandrie di mucche belle grandi, più o meno tenute a bada dai pastori, stazionano in mezzo alla carreggiata dandoci anche qualche apprensione, dal momento che non appaiono propriamente sotto controllo. 
A me e Nolmar riaffiorano ricordi del viaggio in Grecia, dove animali al pascolo non erano rari. 
Nel frattempo ci perdiamo Nessuno13, ma ci raggiungerà più tardi, una volta giunti allo Chalet Novezza, quasi sulla sommità della collina.
Qui ci sono alcuni impianti di risalita, ma sono i monti, illuminati dal bel sole di metà ottobre, a catturare il nostro sguardo affamato di spazi e natura.
Appena rimessi in marcia, superiamo il Passo Cavallo passando dal Veneto al Trentino: quindi la strada da SP8 diventa SP3 (cambia la regione, cambia la provincia e cambia dunque anche il numero della strada provinciale).
Al bivio che a destra porterebbe ad Avio immettendoci sulla SP230 decidiamo di tenerci a sinistra seguendo le indicazioni per Brentonico: la SP3 diventa ben più stretta. E' ben tenuta, ma con poche o nulle protezioni laterali. Attraversiamo il bosco immersi nei rossi colori dell'autunno che inizia.
La zona più suggestiva è quella delle bocche di Navene: da un piccolo spiazzo accanto al Rifugio ci si può affacciare e vedere il Lago di Garda.
La SP3 incontra la SP208 più avanti e continuiamo in direzione di Brentonico. E' ancora bellissimo!
La strada è stupenda, panoramica, e offre scorci di colori bellissimi, con ampie viste sulle valli circostanti che digradano verso l'Adige. Lungo e bello il tracciato che nei pressi di Mori si innesta nella Statale 240 "di Loppio e Val di Ledro".
La tentazione forte, tanto ci è piaciuto questo tratto, è di rifarlo al contrario, in salita! Proseguiamo lasciando questa promessa!

Nota pratica: in fondo alla discesa, dove la SP3 si innesta nella SS240, a sinistra c'è un benzinaio Q8: se potete, fate benzina più avanti (ci sono altre pompe: tranquilli) perchè là il prezzo della benzina, almeno al momento del nostro passaggio, è altissimo (1,87 €/L quando in zona siamo sull'1,52).

Decidiamo di proseguire verso Nago e di scendere verso Torbole. Da Nago la vista sul Lago di Garda luccicante per i raggi del sole che lo investono è strepitosa.
Un po' di traffico per aggirare Torbole e Riva del Garda, ma basta seguire le indicazioni per la Val di Ledro: non ci si perde.
Qualche tunnel e poi la SS240 si comincia ad inerpicare verso Molina di Ledro. Bellissimo tracciato, soprattutto se si ha la fortuna di trovare poco traffico. 
Sono quasi le 14 e sappiamo dove andare a mangiare: prendiamo a sinistra nei pressi del Lago di Ledro, ma il posto che avevamo in mente è stracolmo di moto. Non ne usciremmo più e Nessuno13 fa strada alla ricerca di altri posti. Andando avanti ci inerpichiamo anche su stradine forse più adatte alla mountain bike, ma comunque sempre asfaltate. Praticamente stiamo facendo il periplo del lago, tra gli sguardi incuriositi di alcuni turisti che fanno passeggiate e non si aspettano una mini-colonna di moto. Finalmente sulla destra individuiamo un complesso di edifici e anche un ristorante spaziono, con parcheggio per le moto. STOP!
Finalmente si mette qualcosa nello stomaco!
Caso vuole che sia il luogo dove lavora Jedi, un grande motociclista conosciuto sul Forum Moto Guzzi Stelvio: le sorprese sono sempre gradite e scattiamo una foto per immortalare l'evento!


Quando ci alziamo da tavola è ormai tempo di ripartire per le rispettive destinazioni. Io, Nessuno13 e Peo verso Ovest...


..la Pase, Nolmar, Sago e Lety verso Riva, per tornare a Est.



Ci salutiamo dunque. Per noi la strada continua con la splendida Val di Ledro fino a giungere nei pressi del Lago di Idro: ci siamo immessi sulla SS237 del Caffaro. Passiamo nella zona dove alla rotonda a destra si sale al Maniva, ma i tempi sono stretti e preferiamo tirare dritto per la via più rapida. Alla fine probabilmente facciamo bene, perchè troviamo la statale completamente intasata di auto incolonnate! Per fortuna la carreggiata è abbastanza ampia da consentire di superare le auto ferme senza esporsi al rischio delle auto che sopravvengono in senso contrario. Comunque lo stress di una guida in queste condizioni è notevole: passiamo per Gavardo e Rezzato e prendiamo la A4 a Brescia Est. Autostrada anch'essa intasata all'inverosimile: come spesso accade, meglio 200 km di curve in montagna che 50 km di strade dritte e intasate: stress e stanchezza salgono alle stelle.
Sono quasi le 8 di sera quando con la Stelvio arrivo a casa, dopo 450 km.


Abbiamo scoperto nuove strade e realizzato che tutto sommato sono raggiungibili con relativa rapidità: credo che da ora in avanti avremo un'opzione in più per i nostri giri.

Milano - Monte Baldo - Val di Ledro - Milano


sabato 14 ottobre 2017

Giro a Porto Venere dai passi appenninici a metà ottobre 2017

Dopo il giro di fine settembre con Ste e Peo mi era rimasto il senso di incompiutezza: voglio arrivare a Porto Venere e stavolta ci arriverò!
Mi sono portato il navigatore, per non predere tempo a cercare le strade.
Di buon ora parto in direzione della Val Tidone: procedo spedito nella fresca aria del mattino fino a Castel S. Giovanni e Borgonovo Val Tidone. Le campagne scure  rilasciano odori intensi: alle volte stallatico, alle volte semplici odori di campi umidi.
Seguendo le indicazioni per la Val Trebbia, a Borgonovo volto a destra.

Nota: Attenzione ai due velox che si trovano dopo Torrevecchia Pia e a quello che si trova proprio davanti alla Stazione dei Carabinieri di Borgonovo Val Tidone: sarebbe un peccato ricordarsi il giro per una multa sciocca dove peraltro non c'è nemmeno gusto a dare del gas.

Verso Gossolengo seguo per la Sp654 della Val Nure.
La prima parte della statale è dritta e piatta, ma poi il tracciato diventa movimentato e piacevole, inerpicandosi sul fianco delle colline e correndo a mezza costa. Peccato che l'asfalto sia in buone o discrete condizioni, ma il tracciato sia spesso sconnesso per via della franosità delle colline.
Questo non aiuta. Quando a fine settembre siamo passati da queste parti con Peo e Ste Rouge l'asfalto ciha fatto penare non poco, anche dove non era proprio inesistente, come nella zona del Passo del Cerro e del passo Pianazze.
Anche per quello ho preferito questa volta percorrere la Val Nure oltre Bettola e fino a Ferriere, per poi raggiungere con una strada molto molto piacevole il Passo dello Zovallo.


Poco oltre il passo dello Zovallo si arriva al Passo del Tomarlo. Faccio una foto alla stupenda vista panoramica. Suggestive le nuvole a mezz'aria.


Dal Tomarlo sarei tentato di proseguire oltre fino a S. Stefano d'Aveto: la strada sarebbe bellissima!!


Ma non voglio deviare dal mio obbiettivo. Così torno indietro di un centinaio di metri e prendo la discesa in direzione di Bedonia: sono sulla Provinciale 81 che mi porta verso Ponteceno e di qui, a destra, spunta sul Passo Montevaccà. Strade appenniniche molto piacevoli, ma su cui guidare senza forzare troppo la mano: le sconnessioni dell'asfaltosono sempre in agguato.


La Stelvio si comporta ottimamente: sentire il bicilindrico V90 frullare in terza marcia è un piacere e l'anteriore da 50 della Marzocchi tiene la moto in traiettoria senza esitare mai. Da realmente tanta sicurezza.


Siamo al confine tra Emilia e Liguria..


 La discesa del cento Croci è molto panoramica e mi porta a Varese Ligure. Faccio benzina appena a valle del paese, ma metto quel tanto che mi basta per arrivare a destinazione: il prezzo della benzina è elevato.La discesa fino all'Aurelia è rapida e finisce con un ultimo tratto pianeggiante. Poi basta seguire le indicazioni per Porto Venere, sempre presenti. E ci si ritrova a La Spezia.
Dalla strada che si spinge oltre la città si può chiaramente vedere la Base Navale con il grande Arsenale.


La strada ricorda molto la Costiera Amalfitana: stratta, tortuosa, piena di saliscendi, trafficata. Però quando arrivi a sbucare sopra l'insenatura di Porto Venere lo sguardo è rapito dalla bellezza dei luoghi!


Immortalo la Stelvio all'ingresso del paese, prima di scendere verso il porticciolo.


Consiglio pratico: per parcheggiare la moto non ci sono problemi: basta scendere fin sul porticciolo e i posti per le due ruote sono numerosi. Inoltre dai numerosi ristorantini si può pranzare senza perdere di vista il mezzo.

Il navigatore riporta 275 km percorsi in poco meno di 5 ore.


Ecco il borgo, con le mura, le varipinte case fronte al mare, la bandiera bianca con la croce di S. Giorgio che sventola fiera sul torrione.


In fondo al borgo si erge, sulla rocca, l'antica chiesa, dai tipici colori liguri bianco e nero.

Mentre si sale ci si imbatte nella lapide che ricorda come il poeta Byron, innamorato di questi luoghi, amasse nuotare proprio in questo specchio d'acqua, dove una grande grotta si apre nella roccia nera e lucida.

Il colore del mare è indimenticabile.

La giornata, soleggiata e calda, rende ancor più ameno il panorama.
Dall'altra parte, il golfo di La Spezia, con le navi militari che transitano. Sulla destra l'isola di Palmaria, dove i battellini traghettano i turisti. Sembra davvero ancora piena estate!


Purtroppo il tempo corre e devo ancora fare molta strada. Quindi saluto il mare con un ultimo sguardo.


Da La Spezia seguo le indicazioni per l'Autostrada della Cisa, confidando di vedere presto le indicazioni per la Statale. Nessuna indicazione e mi ritrovo al casello a dover pagare e iniziare la A15 della Cisa La Spezia-Parma. Esco ad Aulla, prima uscita utile, un po' stizzito per aver dovuto pagare il pedaggio. Comunque mangio un rapido boccone ad Aulla, in un baretto dove già un altra volta ero stato, e di là imbocco la SS62 della Cisa.
Beh, la ricordavo messa male e avevano continuato a parlarmene male in molti anche quando avevo deciso di evitarla sistematicamente proprio per le sue pessime condizioni. Solo recentemente un amico parlava del fatto che fosse stata rimessa a posto. 
Devo ammettere che stavoltame la godo alla grande! Pochissimo traffico, tranne che nel punto iniziale. Curve, tante, e divertenti; asfalto perfetto e nessuna traccia della ghiaietta che trovavo sempre negli anni passati! Bellissimo!! Arrivo al passo.


Scatto una foto sulla vallata verso l'Emilia.


Anzichè entrare in autostrada a Fornovo, proseguo con la Statale passando da Varano de' Melegari, dove c'è il circuito. Quindi seguo per Fidenza: solo là, per l'ultima parte del viaggio, entro in A1 che siamo già sul far della sera. Alla fine questa intensa e bellissima giornata in moto è stata coronata dal successo: sono arrivato alla meta che mi ero prefisso, e ho fatto anche tante curve e poca autostrada.
517 davvero ben goduti!






sabato 30 settembre 2017

Fine settembre 2017 - Verso la Liguria attraverso l'appennino Piacentino e il passo del Bracco

Con Peo e Ste Rouge l'appuntamento è alla 9 alla Esso che si trova a Opera, sulla SS412 della Val Tidone. Era dal Carugo, fine agosto, che non facevo un giro con la T120.
Nella mattinata uggiosa di fine settembre attraversiamo i campi scuri ai lati della statale della Val Tidone, in direzione di Castel S. Giovanni. Poi continuiamo per Borgonovo Val Tidone e voltiamo a sinistra verso la Val Trebbia.
Proseguiamo nella pianura per Gossolengo e poi lungo la SP28 alla volta di Rivergaro.
Dopo un rapido consulto, preferiamo proseguire lungo la SS45 della Val Trebbia fino a Perino, dove prendiamo a sinistra per Bettola.
La Val Trebbia come di consueto è piena di sconnessioni e avvallamenti: va dunque percorsa con circospezione, sapendo dell'asfalto infido.
La strada che da Perino porta in Val Nure, sbucando a Bettola, passa per il Passo del Cerro. Ci sono già stato altre volte. La strada non ha affatto un brutto tracciato, tra le colline, ma il fondo è in pessimo stato. La prendiamo con calma. Sbucati a Bettola, proseguiamo dritto: la strada subito si impenna e tra le colline corre a mezza costa. Dopo una breve sosta a Farini riprendiamo la strada, la SP25, che pur curvosa, peggiora sempre di più, con tante sconnessioni e presentando tratti di ghiaia in cui l'asfalto si interrompe all'improvviso. Giungiamo così al Passo Montevaccà.





La Kawa in bella mostra: ha una lunga storia, che a raccontarla è sorprendente! Rubata, è stata ritrovata tutta smontata, con i pezzi ordinatamente raccolti. Ed è stata tutta rimontata pezzo per pezzo!

Riprendiamo la strada verso Bedonia.


A Bedonia facciamo benzina e dopo qualche esitazione ci dirigiamo sulla SP24, verso il Passo Centocroci.


Per fortuna la strada è un po' migliore e qualche sfizio ce lo possiamo concedere.


"Scavallato" il Cento Croci, confine tra Emilia e Liguria, la bella discesa verso Varese Ligure.
Siamo in ritardo con i tempi e decidiamo, a malincuore, di abortire l'idea di arrivare a Porto Venere, meta di giornata.
A quel punto ce la prendiamo comoda.
Ste dopo aver tribolato a lungo col navigatore, immortala il momento magico in cui tutto risulta finalmente connesso!!


Dopo pranzo ci salutiamo: lui deve rientrare anticipatamente. Scendiamo verso l'Aurelia e lui si mette in autostrada.
Io e Peo siamo invece ancora assetati di belle strade e anche per compensare il mancato raggiungimento del mare, ci consoliamo salendo dall'Aurelia verso Nord, in direzione del Passo del Bocco, sopra Deiva Marina.
Non avevo mai fatto questa strada e devo dire che è stupenda, con curve tonde e in giusta pendenza, dove in 3 marcia si sale e si guida a meraviglia! Ecco la T120 al passo.


Peo se la gode alla grande con la Ducati e mi aspetta in cima.
Poi riprendiamo la strada per Sestri Levante. Pieno di benzina alla Esso in fondo alla discesa e ci buttiamo in autostrada per rientrare a un orario decente.
Peccato non aver raggiunto Porto Venere, ma è stata comunque una bella giornata di moto e di risate.
Vorrà dire che tornerò da queste parti per arrivare fino a Porto Venere.
Per oggi 450 km vanno bene!






sabato 16 settembre 2017

Ritorno al Colle del Nivolet - Metà Settembre 2017

Lunga la strada verso il Gran Paradiso, specie se non hai intenzione di fare autostrada.
Tutto sommato però questa volta non mi pesa, nonostante i tanti km di dritto. Sarà la voglia di andare che mi pervade.
L'obbiettivo me lo ha dato Giancarlo, che in questi ultimi giorni mi ha messo in testa il tarlo del Colle del Nivolet. E' un po' che non ci torno. 
Campagne ed SS11 verso Novara, Vercelli e dritto fino ai primi contrafforti delle montagne del Canavese. Tutto dritto e scorrevole.
Poi la strada, in ottime condizioni, si impenna con bei tornanti secchi, anche in sequenza.
Un bel lago dai colori vivissimi, nel sole, dove un paio di ardimentosi praticano il kite surf.


E si arriva alla spianata nei pressi di Ceresole Reale.



Continuo a salire. Gli scenari si fanno sempre più maestosi.


Qualche curva("qualche": si fa per dire)


Poi la discesa al Lago d'Agnel, il ponticello sulla diga che da origine ai laghetti, e quindi ci si inerpica di nuovo, godendo di uno spettacolo mozzafiato sui laghi e le montagne circostanti.




La temperatura sul cruscotto della Stelvio: 4 °C. Si sopporta bene.


Lungo il percorso incontro diversi ciclisti che si arrampicano con fatica. Arrivo ai 2.600 metri del Colle del Nivolet.


Segue una leggera discesa. Si raggiunge così una spianata, dove la strada percorribile termina. Volendo si prosegue a piedi o in bici. Sono infatti molti gli escursionisti che si incamminano verso l'altro versante della montagna.
Mentre mi scattano la foto cade qualche fiocco di neve.


Come nelle altre circostanze, pensavo di poter mangiare un boccone al rifugio Savoia. Tuttavia è in corso una ristrutturazione.


Ne prendo atto e ridiscendo: mangerò più a valle: ho incrociato diverse trattorie col menù esposto all'esterno.
Tornando giù dai bei tornanti regolari e ben disegnati, giungo nei pressi della imponente Diga del Serrù.


Ricordo questo gabbiotto, che la prima volta che venni quassù ci riparò dalla pioggia gelida che scendeva abbondante.


Dopo aver pranzato nei pressi di un torrente, nel silenzio della valle, riprendo la strada di casa.
Tanta strada, non tantissime curve, ma la meta era quello che mi interessava questa volta!


La strada per il Colle del Nivolet.

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