domenica 15 novembre 2015

14 e 15 novembre 2015 Due giorni in moto tra Lombardia, Trentino, Alto Adige e Veneto

Due giorni intensi in sella alla Moto Guzzi Stelvio, saltati fuori grazie alla cena organizzata da McQueen278. Le ottime giornate di questo strano autunno hanno fatto il resto.
Partenza alle 8 del mattino da Milano. Grande motivazione ad approfittare al meglio di questa opportunità. C'è una densa foschia, quasi nebbia, sulla Tangenziale di Milano. Per questo decido di non arrivare a Bergamo via statale, ma usando la A4. Poi SS42 verso il lago di Endine. La nebbia persiste.


Poi seguo la statale fino a Lovere e Darfo. Questo tratto di strada è dritto e monotono e la nebbia non ravviva certo l'interesse. Finalmente la bianca coltre si squarcia e le montagne cominciano a stagliarsi contro il cielo. La strada comincia a diventare interessante già prima di arrivare a Edolo, là dove c'è la deviazione per il Passo del Vivione.
La salita verso il Passo del Tonale è deserta, non c'è traffico e le condizioni dell'asfalto sono perfette. Non fa neppure freddo.


La discesa dal Tonale è altrettanto divertente. Sono diretto verso il Passo della Mendola. Nel mezzo il bivio verso Marilleva e, più avanti, Dimaro: a destra si va a Madonna di Campiglio. Proseguo dritto: la strada in questo tratto è ampia e veloce. Più avanti diventa più curvosa. Mi addentro nella Val di Non e nella Val di Sole. Bellissima la vista del lago artificiale di S. Giustina.


Ovunque colline ricoperte delle onnipresenti piantagioni di mele, in lontananza le valli con la bruma che aleggia a mezz'aria.


Il fondo stradale è sempre perfetto. La strada verso il Mendola non si esaurisce, come accade per altri passi, in una salita in cima alla montagna di turno. E' qualcosa di diverso: la SS42, chiamata appunto "del Tonale e della Mendola", parte da lontano e si snoda con saliscendi e curve variegate, in discesa e in falsopiano. Solo nei pressi del passo diventa una "classica" strada di montagna.
Al Mendola ero stato con Peo, Skyblue, Flu e Nessuno 13 verso fine agosto. Stavolta arrivo dal verso opposto.


In cima al passo niente del movimentato via vai di turisti e motociclisti trovato allora: questa volta non c'è praticamente anima viva. Mangio un trancio di strudel nell'unico baretto aperto.
Scavallato il passo, la discesa si rivela divertente quanto la salita. Tanti tornanti, tante curve, viste mozzafiato sulla vallata dell'Adige.


La strada in alcuni tratti è stretta: a destra lo strapiombo verso valle, a sinistra la parete rocciosa, nella quale di tanto in tanto sono stati scavati dei bevi tunnel per far passare la strada.
Scendo verso Bolzano, attraverso rapidamente le sue ampie strade. Seguo le indicazioni per la Eggtal (in italiano la Val d'Ega). Faccio benzina al grande distributore della Esso sulla sinistra, poco prima della deviazione per la SS241 della Val d'Ega a destra. Si sale verso Ponte Nova e cominciano a stagliarsi i profili delle Dolomiti.


Proseguo verso il lago di Carezza (Karersee in tedesco), mentre un cartello ricorda che la zona è patrimonio dell'Unesco.


Finalmente posso fermarmi e con calma scattare qualche foto: l'altra volta l'affollamento non l'aveva permesso e la cosa mi era rimasta sullo stomaco. Certo non avrei mai pensato, allora, di tornare qui addirittura entro l'anno!


Il lago di Carezza, su cui veglia il massiccio del Latemar, è parzialmente ghiacciato, ma la strada è ottima.



Poco più avanti c'è il Passo di Costalunga.


Di qua discesa verso Vigo di Fassa e a destra per la Val di Fiemme. Passo Moena e seguo le indicazioni per Predazzo e Cavalese. A Molina di Fiemme giro intorno a una rotonda e sulla sinistra seguo per il Passo Manghen. Come si vede dalla foto, il cartello mi informa che chiuso.


Dovrò arrivare alla Valsugana seguendo la SP71. Sulla destra le gole e di là dalla vallata la strada della Val di Cembra. La strada è molto bella. Seguo le indicazioni per Baselga di Pinè e giungo a Pergine Valsugana. Guardando la cartina mi ero fatto l'idea che la tratta fosse più breve. 
Comunque mi immetto sulla veloce fondovalle SS47 della Valsugana. In zona Borgo Valsugana per una ventina di km cala una nebbia molto fitta, che permette appena di vedere a una cinquantina di metri. Dentro di me un po' di preoccupazione si affaccia: non mi va di pensare che sarà così fino a Bassano e oltre. Comunque accendo i faretti di profondità della Stelvio. Mi sento comunque abbastanza tranquillo: avendo sentito del rischio di nebbia avevo indossato sin dal mattino il gilet giallo ad alta visibilità.
La statale permette di procedere velocemente e dopo Bassano seguo le indicazioni per Vicenza e la SR248. Benzina e dopo pochi km arrivo a Sandrigo, meta di giornata. Parcheggio la moto in garage.
Poco dopo Nolmar, Jules Winnfield e Dude passano a prendermi in albergo e si va da McQueen278 ad onorare delle bistecche strepitose, cotte sulla brace!




Domenica mattina partenza con una leggera nebbia. Ma già quando prendo il breve tratto di A31 verso Thiene/Schio si è diradata. Sono diretto a Rovereto e voglio arrivarci percorrendo la SS46 del Pasubio. E' una strada normale fino a Valli del Pasubio. Da qui comincia un carosello di curve e tornanti.




Le condizioni di questa parte di strada non sono ottimali. Inoltre è abbastanza trafficata e ho solo occasione di chiedermi quanto sarebbe divertente senza tutto quel via vai. Su queste strade tortuose le auto tengono un'andatura da pachidermi e le moto ne vengono penalizzate, essendo più agili.
Arrivo al confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige: sono al passo di Pian delle Fugazze.


A sinistra seguo un'indicazione per il Sacrario Militare del Pasubio, che con la sua torre sul Colle Bellavista domina la vallata, ma la strada è chiusa al traffico da un certo punto in avanti. Non ho modo di intraprendere il cammino verso il Sacrario. Vorrei visitarlo e quindi ci tornerò di sicuro. Ridiscendo verso il Passo delle Fugazze e inizia la lunghissima discesa verso Rovereto. E' bellissima, con un fondo perfetto. Curve su curve: se uno volesse far pratica di curve veloci in discesa, questo è il posto giusto dove venire!
Sulla sinistra della strada si susseguono vallate e gole. Poco prima di Rovereto, scavato nella roccia al di là della gola c'è l'Eremo di S. Colombano.


Scendo a Rovereto e seguo le indicazioni per Riva del Garda. Dopo aver passato l'Adige e scavalcato l'A22 del Brennero, la strada piega verso l'interno. E' un tratto di una quindicina di km, forse, ma molto piacevole. Si arriva a Nago, dove pernottammo in occasione del 4° Rebel del forum BF (bicilindrici frontemarcia) del 2014 e si scende verso Torbole. La vista sulla punta settentrionale del lago è incantevole.


Seguo le indicazioni per Riva del Garda e poi per Limone del Garda: si arriva sulla SS45 bis Gardesana Occidentale. Il mio obbiettivo è di rifare le strade fatte in occasione del raduno del settembre 2014. Quindi prendo il bivio per Tremosine e salgo su. E' la strada giusta! Infatti arrivo in un punto panoramico perfetto per gustarmi il panorama di tutta la parte settentrionale del Lago di Garda.


Proseguo verso Tignale: la strada, la SP38 delle Forre, è sensazionale e panoramica, con curve e saliscendi. L'asfalto è tutto sommato buono. Giunto a Tignale mi perdo.


Essì! Alla ricerca di una strada vista sulla cartina, finisco in una strada che si inerpica sulla montagna e via via perde ogni contorno di civilizzazione, inoltrandosi nei boschi colorati dal giallo e dal rosso dell'autunno.
Sempre più foglie sulla strada, che si fa sempre più stretta e sconnessa: c'è l'asfalto, ma è molto mal messo, in vari tratti solleato dalle radici degli alberi. Percorro svariati km così, man mano perdendo la convinzione di arrivare al paese che mi aspetto di trovare: Mignone. Alla fine mi decido: appena trovo uno spazio sufficientemente in piano e con lo spazio che serve per girare la moto in sicurezza, torno verso valle. Sono un po' in pensiero perchè salire su strade di questo genere è spesso più semplice che scendere. Con una moto da 280 kg poi... ma la Stelvio mi assiste e mi asseconda in maniera fantastica, trasmettendomi sicurezza con la sua maneggevolezza. Mi sorprende e mi ridà morale!
Tornato a Tignale, seguo per Salò: i panorami alla mia sinistra sono meravigliosi, come lo è il tracciato della SP38. Finalmente mi re-immetto sulla SS45bis. Proseguo con l'idea di andare a fare la Valvestino, ma prima di intraprenderla preferisco fare benzina: non vorrei trovarmi in riserva tra i monti. Quindi benzina al Q8 che c'è a Gargnano e via indietro di meno di 1 km, per voltare a sinistra ed iniziare subito la ripida salita della SP9 della Valvestino.
E' una strada meravigliosa, piena di curve e controcurve anche in rapidissima sequenza, spesso cieche, con la parete di roccia alla propria destra.


Il fondo stradale non è proprio perfetto, ma comunque si riesce a guidare bene: bisogna solo prestare attenzione alle curve cieche moderando la velocità e dando qualche colpo di clacson. Comunque in questo periodo si può contare su un traffico davvero scarso. Bellissima la vista sul lago e sulla diga, suggestivi i ponti che permettono di superare le gole!




Bella anche la discesa verso Idro e il lago.


Sbuco sulla SS237 del Caffaro e seguo per Brescia. All'inizio l'idea è quella di arrivare a Nozza e prendere a destra la SP3 verso Londrino e Brozzo, per arrivare alla SP345 della Valtrompia. Ma forse non è il caso di allungare troppo la strada: vorrei essere a casa prima del buio, cioè verso le 17.30.
Quindi vado un po' più avanti e prendo la SP79 verso Lumezzane. Anche la scelta di questa strada si rivela azzeccata: è veloce, con qualche tunnel, ma piacevole. Poi per scendere verso Lumezzane e Sarezzo ci sono tantissimi tornanti, molto guidabili peraltro.
Mi re-immetto dunque sulla SP345 della Valtrompia più a valle, dunque. A questo punto seguo le indicazioni per la A4 Venezia-Milano e entro in autostrada a Ospitaletto per i 50 minuti di strada che restano. Ovviamente, dopo tante curve, si rivelano i più noiosi di tutti. Ma riesco ad arrivare a casa sul far del tramonto.


840 km di divertimento, di monti, di curve a stagione autunnale così inoltrata non me li sarei mai aspettati.


Mi ritrovo ogni fine settimana a pensare che "..questo è l'ultimo giro lungo.." e ogni volta, invece, si presentano nuove occasioni.
Non me ne lamento affatto!





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